Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Belino (GER) - km 5.230
28/08/2005 +24°
Ultimo giorno di racconti, perchè domattina inizierò il ritorno a Milano: un noioso trasferimento autostradale di oltre 1.000 km che non regalerà certo emozioni, ma che per fortuna posso fare su un mezzo comodo e veloce. Ieri sera è stata dura, la ronda notturna per i locali di Berlino divisa con dark, radical nostalgici della DDR che fu e vario sottobosco mi ha letteralmente distrutto. Stamattina ci mettiamo in pista più tardi, approfittando dei tanti brunch offerti dai bar della zona, dei veri pasti organizzati “alla mediterranea”: non solo wurstel, patate e crauti, ma insalate miste, carne e una varietà incredibile tra contorni e dolci, tutto quanto a buffet per poco più di 10 euro.
La domenica a Berlino è piena di mercatini, ce ne sono a decine, in ogni quartiere si trova qualcosa di originale, da vecchi dischi a modernariato della DDR, divise e cappelli militari, alle volte un po’ troppo nuovi e non originali. Io mi sono poi spostato con l’Atlantic, lasciando il mio amico a casa. Qui non girano molte moto e tantomeno scooter, tutti si muovono in auto o in bici, tanto il traffico sugli stradoni larghi e quasi sempre a doppio senso è ridotto a zero, anche d’inverno. Posso parcheggiare sul marciapiede anche di fronte alla macchina della polizia, che mi autorizza subito. Che bel paese!
Gira e rigira l’asse Alexander Platz, Unter Den Linden, porta di Brandeburgo è sempre il più battuto e mi permette di passare forse per l’ultima volta nella mia vita davanti al Palast der Republik, in Schlossestrasse; la più emblematica testimonianza del regime della ex DDR. E’ una costruzione lunga e bassa, coperta di specchi bruniti con un lato affacciato sullo Spree, costruita nel 1975 dal regime comunista come sede del Parlamento per dare un lato più umano alla città di Berlino est.
Il palazzo, chiamato dai berlinesi la “tavoletta di cioccolato”, fu costruito dopo l’abbattimento di un vecchio castellotto prussiano, ed era bello da vedere finchè non si decise, una volta crollato il muro, di lasciarlo letteralmente morire. Ora è scrostato, con i segni del tempo e del degrado, ma la municipalità della città sta per eseguire un vero e proprio delitto artistico: tra pochi giorni, le ruspe raderanno al suolo questo monumento per rimettere al suo posto una ricostruzione posticcia del vecchio castello prussiano, che sicuramente impallidirà di fronte alla maestosità di Charlottemburg, castello che splende nella Berlino Ovest.
Cancellando il Palast der Republik si getta via una costruzione unica, che insieme alla torre della televisione, rappresentava l’orgoglio della DDR. In città si stanno mobilitando in molti con manifesti e raccolte di fondi per salvare il palazzo. Spero proprio che questo desiderio di cancellare il passato, così forte a Berlino non abbia il sopravvento.
Dopo il mio saluto al Palast der Republik sono andato a vedere un altro monumento discusso e sorto da pochi mesi tra la Porta di Brandeburgo e Postdamer Platz: il Memoriale dell’Olocausto, un’installazione di 2711 blocchi di cemento scuro disposti a onda su un’area di oltre 2 ettari, progettato da Peter Eisenman, e subito criticato per essere un luogo troppo ameno e di poca riflessione
Il monumento è infatti a cielo aperto, senza recinzioni, dove la gente va a fare quello che vuole: le coppiette si baciano su uno dei blocchi, altri ci passano per la pausa pranzo a mangiare un panino e i bambini ci giocano a nascondino. Io ci sono andato con l’Atlantic, e l’ho parcheggiato proprio a pochi centimetri da uno dei blocchi. Visto con tutta la gente in mezzo non dà la giusta aria di angoscia che forse qualcuno avrebbe voluto, ma è comunque un’opera grandiosa, che a Berlino non stona sicuro. Le pietre, poi, cambiano colore in base alla luce del sole, diventando quasi rossastre all’alba e al tramonto.
Per il resto del pomeriggio mi sono immerso nella vita dei berlinesi della mia età, che vivono quasi tutti a Prenzlauer Berg, un quartiere a nord del Mitte, ora pieno di locali, bar e ristoranti sulla Kastanienallee, una delle vie principali. Prima però mi sono sdraiato per un’ora di siesta nel parco di Prenzlauer Berg, tra berlinesi silenziosi che prendevano il sole, con amici, fidanzate, cani e bambini, ma senza che volasse una mosca.
Anche oggi di chilometri ne ho fatti tanti, un’ottantina dentro la città, perchè dopo mi sono dedicato a lunghi giri tra est e ovest, mentre stava tramontando il sole. E’ talmente bella e facile da girare che non scenderei mai dallo scooter, anche se poi è arrivato il momento di raggiungere Ludovico per uscire a cena.
I miei racconti di viaggio terminano qui, all’ombra della grande torre della televisione di Berlino, dopo 21 giorni splendidi a cavallo dell'Atlantic in cui mi sono sempre trovato benissimo e incredibilmente riposato. Ora mi aspetta un’altra stagione di lavoro, in cui potrò progettare con calma un altro viaggio per la prossima estate. In questa settimana radunerò un po’ le idee prima delle considerazioni a freddo e un giudizio spassionato sulle vacanze e sul mezzo super-accessoriato che mi ha accompagnato per oltre 5.000 km. Sono passate solo 3 settimane ma mi sembrano mesi da quando percorrevo la strada numero 500 della Foresta Nera, l’8 di agosto. Spero di avervi intrattenuto con i miei racconti, ma soprattutto di aver attaccato a qualcuno la grande malattia del viaggio, che sia in moto o scooter poco importa, l'importante è poter sfruttare quell’inappagabile senso di libertà che ti danno solo le due ruote!
Berlino (GER) - km 5.150
27/08/2005 +24°
Questa volta sono convinto: me ne vado davvero da Malmo! Stamattina ho raggomitolato per l’ultima volta la mia fedele tenda impermeabile, arrotolato il sacco a pelo e caricato tutto nel borsone centrale Aprilia, quello che sta sul tubo della pedana e che avete visto nelle foto. Mi chiedo sempre se non ci sia un trucco o se non mi perda qualcosa per strada, perchè continuo a comprare oggetti e lo spazio non manca mai. Certo, ora devo infilarmi sulle spalle uno zainetto pieno di libri, ma lo faccio anche per non pressarli dentro borsa e bauletto perchè li voglio conservare bene, visto che non ho potuto spedirli l’altro giorno da Copenhagen: mannaggia alle poste danesi, costano più di una stanza d’albergo a Bruxelles!
L’atmosfera è quella da ultimo giorno di mare, anche se il sole sembra primaverile, ma io devo scendere verso Milano. Torno a salutare tutti gli amici della sala stampa: dallo staff spagnolo dell’America’s Cup, che sta organizzando egregiamente le regate di Malmo-Skane, a giornalisti, fotografi e uffici stampa, che ormai saluto come se fossero vecchi colleghi di lavoro. Ho visto partire i fotografi sui gommoni, i giornalisti cincischiare sulle scrivanie e tutto si è svolto come gli altri giorni, mentre io ho girato per una volta tra la gente comune, nel grande spazio aperto al pubblico dove ci si rilassa, si guardano le regate sul megaschermo, con il commento della Gialappa’s inglese, si gioca con le barche radiocomandate in una grande piscina con i ventilatori che sparano vento come nel golfo dell’Oresund.
staff di Mascalzone Latino ho potuto finalmente curiosare tra le barche nella zona off-limits e vedere come si preparano i marinai prima della battaglia in mare: un silenzio assoluto, concenrazione e sguardi dritti, ognuno con i suoi automatismi già impostati. Certo, non era il momento per battute e strette di mano, ma forse è stato il più emblematico. Vascotto guarda interrogativo questo scooterista intruso, ma pensa alle sue tattiche di gara, mentre gli altri membri dell’equipaggio si dedicano al controllo puntiglioso di ogni manovra.
Ok, adottato ormai da Mascalzone Latino vado verso la Germania, anche se la responsabile dell’ufficio stampa ci teneva ad avermi come ospite all’inaugurazione ufficiale della Turning Torso, la grande torre attorcigliata su sè stessa che domina la baia di Malmo. No, grazie, devo andare, e mi butto verso il ponte per i miei 20 km di attraversata verso Copenhagen. Il vento che ho patito in mezzo al mare lo ritrovo in cima al ponte, e mi sballotta tanto da dover scendere a 100 km/h. Non un soffio regolare, ma raffiche pesanti come spinte, io continuo. I 160 km che mi separano dal traghetto per Puttgarden sono tutti così, con raffiche e spintarelle che non mi lasciano per niente tranquillo, anche se l’Atlantic siembra solo leggermente infastidito, come un leone assonnato intorno a cui svolazza qualche insetto fastidioso.
Salgo sul traghetto da Rodby alle 15.30, mentre continuo a cercare sulla cartina la strada migliore per Berlino. Ci sono ancora 350 km per arrivare a destinazione, ma per fortuna oggi non devo prenotare alberghi o montare tende in qualche campeggio: ho un amico che mi ospita come già è successo l’anno scorso. Spero solo di ricordarmi la strada per arrivare a casa sua, ma Berlino in questo è magica: giri una volta a destra, due a sinistra e ti trovi dove saresti dovuto arrivare. Scendo dal traghetto per primo, dopo aver srotolato la cartina della Germania davanti a un gruppo di motociclisti. Loro mi consiglano di prendere l’autostrada da Amburgo, ma sarebbe una follia! No, scendo fino a Lubecca (90 km) e poi prendo una scorciatoia sulla statale N207, che in 30 km mi porta sull’autostrada per Berlino.
Corri Atlantic, corri! che voglio entrare a Berlino prima del buoi, ma ci mancano ancora 250 km, un pieno di benzina e una telefonata a Ludovico, per avvertirlo che sarò lì a momenti. Alle 19.30 sono già sul ring di Berlino, una città gigante con intorno il nulla, solo boschi, laghi, natura. La capitale della Germania è stata così da sempre: monumentale, grandiosa, ma mai industriale da crearsi periferie e sobborghi, e sempre sotto-popolata. Le dimensioni però sono mastodontiche: la prima deviazione per il “zentrum” è a 30 km dal cartello che indica l’uscita per Alexanderplatz, nel cuore della vecchia Berlino Est.
Scende la sera e non ho più voglia di guidare a 130 km/h senza vedere nulla, metto la freccia e mi butto dentro sulla Weiss Strasse, che in qualche modo mi porterà in centro. Dopo 20 minuti di strada dritta ecco la torre della televisione, i cartelli per il quartiere del Mitte, Prenzlauer Berg, Alexander Platz. Tutto chiaro: 2 km a sinistra, fino a Frankfurter platz, poi giro a destra, e dopo 2 semafori sono arrivato.
"Ludovico? Sono sotto casa!" Sono stupito più di lui, ma felice smonto tutto il bagaglio e prendo possesso della mia parte di stanza nel suo appartamento, un ufficio della ex DDR nel cuore del Friedrichshain, vecchio quartiere ora popolato di studenti. Ludovico è il più vecchio dell’allegra banda di 8 inquilini, australiani, vietnamiti, portighesi e qualche tedesco. Saluto e comincio a raccontare il viaggio, mentre apriamo un po’ di vino. Aperitivo all’italiana, welcome home! Usciamo solo in due, perchè abbiamo un anno di racconti arretrati, dopo il mio passaggio a inizio agosto del 2004, quando me ne stavo andando a San
Pietroburgo passando per la Scandinavia.
Entriamo in un ristorante italiano: tovaglie a scacchettoni, lavagna col menu e una bella sorpresa: anche i prezzi sono italiani, si, ma di un ristorante caro a Milano! Pappardelle, vino rosso toscano, caffè e ammazza caffè. Il conto è un salasso, ma la cena almeno era buona. Domani scelgo io dove mangiare, anche perchè a Berlino una cena costa intorno ai 15 euro.
Gironzoliamo per i locali, una birra qui, un whisky là, mentre scopro posti fantastici, alcuni rimasti come al tempo del muro, altri psichedelici, ma con un design che in Italia è quasi impossibile da trovare. >
Gira e rigira sono quasi le 3, e ci stacchiamo dalla morsa notturna dei pub. Ciondoliamo fino a casa, ma domani mattina posso dormire un po’ di più: sono arrivato quasi al termine del viaggio. Domani mi godrò la città a bordo dell’Atlantic, come ho fatto nel 2003, consumando un pieno e percorrendo 160 km in mezza giornata!
Girare in scooter le città è l’ideale: quando vedi qualcosa di interessante metti la freccia, sali sul marciapiede e metti il cavalletto per girare a piedi. Più comodo di una moto, perchè puoi distrarti un po’ di più, e un abisso rispetto a una macchina. Anche i vigili, soprattutto all’estero, hanno più rispetto per le moto: per loro non intralciano e puoi sempre parcheggiarle sul marciapiede, anche nelle zone in cui un’auto sarebbe portata via con il carro attrezzi. Mi sento un privilegiato, io giro solo in scooter!
Malmo (SVE)
26/08/2005 + 23°
E' vero, secondo i programmi sarei dovuto partire oggi per Berlino e salutare il carrozzone della Louis Vuitton Cup. Ma come si fa ad andare via di soppiatto dopo solo un giorno di regate, e per giunta di pioggia battente? Ho visto ancora troppo poco della struttura portentosa che hanno creato per queste gare, e poi non ho girato neanche Malmo, che è una città molto viva, piena di verde e divertente. Così stamattina mi sono imposto un'altra levataccia, ma per fortuna il sole e' comparso all'orizzonte, nonostante le previsioni avessero annunciato gare bagnate.
Mi rimetto sull'Atlantic, il mio compagno di viaggio, che pero' sto sfruttando poco in Svezia, appena 30 km al giorno. Lo slego un po', e per arrivare alla base delle regate faccio un giro più largo, passando per il centro, per le lunghe spiagge che si trovano tra il campeggio e la città e mi fermo a curiosare.
Alle 8 e mezza sono di fornte alle brioches al cioccolato e alle spremute, di cui ieri ho ingurgitato più di un litro, con effetti diuretici devastanti in navigazione: foto mosse!. Oggi niente gommone dei fotografi, ma provo i comfort della barca dei giornalisti, un cabinato con bar, cucina, collegamento internet in mezzo al mare e soprattutto il commento in diretta di due cronisti che seguono le regate sul ponte della barca, un incrocio tra Ungaro e Lucchinelli per competenza tecnica e di Gialappa''s band nei momenti di trasporto emotivo quando una delle barche commette un errore: due maestri!
Dalla postazione dei giornalisti non si possono toccare le barche come dai gommoni, ma si può vedere totalmente il campo di regata e seguire fino in fondo ogni match race. Lo staff della Louis Vuitton Cup ci tratta come dei pascià, siamo 10 giornalisti di cui 3 italiani, coccolati fin da quando siamo saliti. Si beve, si mangia, si commentano le regate mentre sul megaschermo i simulatori virtuali mostrano le distanze, l'angolo di bolina, i rifiuti del vento e tutte quelle cose che a occhio nudo e poco allenato come il mio non avrei mai capito.
Il tempo e' variabile, ogni volta che salgo sul ponte si avvicina il nuvolone, che spesso scarica acqua per 5 minuti, ma poi torna il sole battente. Io sono ancora vestito da perfetto motociclista, non posso tradire le mie origini!
La giornata e' lunghissima, perche' oltre al cambio improvviso della direzione del vento che costringe gli organizzatori a spostare le boe, ci si mettono anche le barche degli spettatori e i traghetti, che proprio sul più bello entrano nel campo di regata, e bisogna fermare tutto.
Alla fine si torna in porto alle 18, io con la faccia rossa da lupo di mare e con la scheda della mia digitale piena zeppa di foto ricordo, che forse dureranno un pomeriggio, visto che già dopo un'ora di selezione ne ho salvate giusto una decina.
Rientro in sala stampa, e mi attacco a uno dei 3 computer a disposizione per i "parenti poveri" come me, che non hanno il portatile. Accanto a ogni pc c'è un telefono, ovviamente a disposizione per chiamate gratuite. Se vedete una fila di gente state sicuri che potete rivolgervi in italiano. Non ho mai sentito così tanti dialetti in Svezia come di fianco al mio computer. Telefonate alla nonna ad Avellio, alla fidanzata di Cagliari, alla mamma per raccontarle com'è il tempo... Ogni chiamata dura in media 10 minuti, anche se quelle alla propria ragazza si riconoscono dal tono di voce più basso, e lì bisogna mettersi il cuore in pace: niente telefono per mezzora!
E così passa tutto il pomeriggio, mentre io cerco la concentrazione per scrivere poche righe sul blog sento all'orecchio che la povera nonna dell'operatore di Avellino si è rotta il femore, mentre la cagnetta della mamma del tecnico pugliese ha fatto i cuccioli. E poi il grande classico, "non sai quante me ne sono fatte ieri sera", e qui i racconti diventano epici più delle attraversate solitarie notturne sotto la tempesta nel pacifico. E come nelle migliori leggende metropolitane le povere svedesi aspettavano solo l'italiano moro con gli occhi neri, ed è bastato uno sguardo magnetico per farle cedere.
Il sole sta tramontando, ma quasi un'ora dopo rispetto all'Italia, e allora, visto che oggi non sono da strizzare me ne vado a Vastra Hamnen, il molo con vista sul ponte dell'Oresund dove si ritrovano i trentenni di Malmo, in una fila interminabile di locali in stile minimal che parlano italiano, ma solo sull'insegna. Dentro infatti co sono solo svedesi al bancone,.ma oggi, con l'invasione dei velisti si scorgono molti più colori: il rosso di Mascalzone, il grigio di Luna Rossa, il nero di Shosholoza, che oggi ha vinto la sua prima regata, e così via. Il sole tramonta proprio verso il grande ponte, mentre il brusio sale per cappire dove continuare la serata. Girando per il molo scopro però che stasera non ci sono feste particolari, ma domani sera sì. Che faccio? Se non torno a Milano mi licenziano, quindi domani devo assolutamente girare lo sguardo verso la Germania, e salutare gli amici velisti che rivedrò giusto in televisione.
Continuo la serata in città, ma anche se sono moro, ho gli occhi neri non sono riuscito a sedurre 10 svedesi con uno sguardo solo. Mi sono dovuto impegnare come in un match race contro Alinghi, anche perchè con tutta la concorrenza qui diventa una lotta aperta e senza fairplay. Preferivo le gomitate sul gommone dei fotografi!
Malmö (SVE)
25/08/2005 +18
 Anche oggi parlero´ poco di scooter, perche´ ho utilizzato l´Atlantic solo per trasferirmi dal campeggio al quartier generale delle regate. Mi sono svegliato alle 7, per essere in sala stampa all´apertura, le 8 in
punto.
Oggi saliro´ sul gommone dei fotografi, e seguiro´ le gare dal mare, istante per istante, un´occasione che forse non mi capitera´ mai piu´ non occupandomi di vela. sono entrato di prepotenza nel grande mondo delle regate, fatto di giornalisti dei 5 continenti, come del resto gli equipaggi che partecipano alla Louis Vuitton Cup, dai tre italiani a Shosholoza, africano, New Zealand, australiano, Oracle, americano, e China Team, dall´Asia. Italiane
3 barche su 12, e si sente dai dialetti parlati nella sala stampa.
Mancano tre ore all´imbarco e sto gia´ fremendo, ma faccio l´indifferente, come se avessi seguito da sempre le regate. La giornata e´pessima, sta per piovere e il cielo e´ coperto, ma invece di sfoggiare una cerata oceanica mi sono portato la tenuta da moto, come un Calimero gigante. Fortuna che in testa ho il cappellino Aprilia, il casco sarebbe stato troppo.
Ora di colazione, e il bar sta sfornando brioches al cioccolato, spremute e caffe´ da svegliare una tana di ghiri. nessuno si avventa, ma tutti spiluccano. Ok, anch´io mi tengo leggero. La sala stampa e´ un temdone gigante con tavoli a perdita d´occhio gia´ prenotati dalle testate ufficiali e dagli uffici stampa dei vari team.
Sembra di stare nei box di un circuito, perche´ in ogni postazione si notano i vari colori delle divise sociali: rosso per Mascalzone Latino, grigio-rosso per Luna Rossa, arancio e blu per +39. io sono nero, e mi
metto in fondo, dove ci sono le postazioni per chi non ha il laptop, d´altra parte ci mancava solo quello da caricare sull´Atlantic.
Alle 10.30 comincia la vestizione di fotografi e giornalisti, e dal nulla spuntano borse e valigie con macchine e teleobiettivi di ogni dimensione: io ho la mia digitale, che starebbe in tasca, ma la metto nello zaino per
avere anch´io un bagaglio. Siamo sul molo, e si scende in acqua: ogni gommone contiene al massimo 4 fotografi; io sono sul gommone 44, con un tedesco, uno spagnolo e un neo zelandese, come in una barzelletta.
I gommoni, a chiglia rigida sono piu´veloci delle barche da regata, con due motori da 150 cv per arrivare piu´velocemente possibile dalla partenza alla boa di bolina. Si parte, e come un orologio anche la nuvola scarica i suoi metri cubi d´acqua, mentre i miei 3 compagni di viaggio cominciano a montare obiettivi piu´ lunghi del gommone. Io aspetto a tirare fuori la mia arma segreta e li lascio fare. Siamo sul campo sud, o Juliet, dove nel pomeriggio si affronteranno Luna Rossa e Mascalzone Latino in un derby fratricida, e dove corrono anche Cina, Germany e Desafio Espanol; lltre 6 sono sul campo nord, o Romeo.
Prima regata: New Zealand contro Team Germany. Il pilota calcola male il tempo di avvicinamento e le barche partono. Il fotografo neozelandese e´ perplesso, ma sorride, anche se sotto vorrebbe sbranarselo.
10 minuti e parte la seconda: tocca a me, Mascalzone Latino contro Desafío Español 2007. Le barche entrano nel campo di regata e noi siamo li a pochi metri. Esco l´arma e scatto, come un forsennato, mentre l´onda lunga mi fa sbalzare sulle camere d´aria del gommone. Devo farmi largo tra gli obiettivi, perche´gli altri, che sembravano assopiti, si svegliano alla sirena dei 5 minuti. Zoom, di lato, di sguincio, lo scafo, la vela,
l´equipaggio, sono in piena frenesia fotografica.
Le barche si allontanano e torna la quiete, ma solo per cinque minuti, per riprendere con Luna Rossa contro Cina, che interessa solo a me. Scatto, ma gli altri fotografi di prepotenza s´intromettono. Sembra un ring di wrestling, ma tutto giocato con un fairplay da partita di cricket. Io me ne sto giustamente in disparte: e´il loro lavoro!
Gomiti bassi, e' la regola, altrimenti s' impallina l' obiettivo, ma la spintarella e' consentita, sempre con dolcezza. Tra una partenza e l' altra il tedesco tira fuori una barretta energetica. Doping, sarebbe da squalificare! Ma io ho ancora in corpo l' energia delle brioches al cioccolato, quindi posso tenere ancora duro.
Il gommone da´ uno strattone e scarica i suoi cavalli, si corre alla boa di bolina, dove i primi due equipaggi hanno gia´girato. e aspetto da tifoso l´arrivo di Mascalzone Latino, che purtroppo accusa un problema alla randa e si ritira. Lo spagnolo sghignazza ma poi torna subito serio. Ti e´andata bene, perche´senza questo contrattempo non so chi l´avrebbe spuntata, Mascalzone era partito troppo bene.
Aspettiamo qui apause di scatti e relax tutte le regate in corso. ma la tensione sale quando in traiettoria si mettono i gommoni degli altri fotografi, in una guerra allo scatto non dichiarata. volano fischi, urla, insulti, e il fairplay per un momento va a farsi benedire.
Passa l´ultima barca. Pausa pranzo? Macche´, si torna alla partenza, perche´ tra un´ora ci sono i match del pomeriggio. nel tragitto a 40 nodi ognuno ingurgita il pasto a base di insalata di riso, carne e panini, alla faccia del fast food!
Per chi tifi? mi chiede Jason, il neozelandese che vive a palma de Mallorca; io tifo per Mascalzone, anche perche´parte dell´equipaggio ha regatato tra il veneto e Trieste, i posti dove anch´io ho fatto le mie esperienze veliche. Altro che golfo di Hauraki dove bisognava cercare il vento per sdettimane, qui tirano 20 nodi anche con la pioggia!
Al pomeriggio riprende la frenesia, e la seconda regata e´il derby italiano: vai Mascalzone! La barca timonata da Vascotto parte bene, e sembra tenere il ritmo di luna Rossa, ma ancora una volta ci si mette la randa, giornata storta, ritiro! Io ho praticamente finito il mio lavoro, mentre passano ora New Zealand contro China Team, una regata scontata che neanche il "kiwi" in barca con noi si diverte a immortalare.
sono le 16, e le scie delle barche del comitato organizzativo tornano alla base, mentre i miei compagni di regata si rilassano pulendo le loro macchine infernali. Anch´io soffio sull´obiettivo per raffreddarlo, come un pistolero esausto dopo uno scontro a fuoco in una citta´ fantasma. Non avevo mai visto uno spettacolo cosi´elettrizzante, come vedere sfrecciare le moto dal muretto dei box, a volte a´meno di 10 metri di distanza, solo che questi vanno al rallentatore e puoi notare ogni particolare e sentire i comandi, le imprecazioni, i winch intorno a cui girano le scotte.
Finalmente in porto, gli altri danno l´appuntamento al pilota per domani, io sono costretto a mollare qui, ho gia´ fatto miracoli con la mia attrezzatura casalinga, ma e' stata un' esperienza davvero elettruizzante. Torno in sala stampa, gremita di gente che si sveste, mentre io raggomitolo l´antipioggia nello zaino. Apro il blog, e vedo un messaggio di Niclas, che lavora per l´Aprilia a Malmö, e che mi sta seguendo dal primo giorno. Ok, ci vediamo, tra un´ora fuori, cosi´ scattiamo delle foto.
Niclas e´un motociclista verace, e si presenta in moto dopo un viaggio di 40 minuti sootto il nubifragio. Io sto tremando dal freddo, mentre lui non si scompone neanche, prendendosi anche la pioggia sui capelli.
Vuole vedere l´Atlantic Sprint protagonista del viaggio, dopo aver provato per tutto il giorno lo Sportcity 200, in un test-ride dedicato alla Svezia. Mi dice che il mercato degli scooter e´ in crescita, e sicuramente un mezzo come l´Atlantic petrebbe fare breccia tra gli svedesi, che sempre piu' spesso si allontanano dalle citta' e devono fare i pendolari. Che cosa aspettano a comprarlo? Foto sotto il diluvio, un caffe´ e una piacevole chiaccherata, soprattutto perche´ Niclas ci teneva moltissimo, e si deve ancora fare 40 minuti di strada per tornare a casa. Mi offre una camera da letto piu´ asciutta del mio campeggio, e chissa´sua moglie che brava cuoca potrebbe essere. Resisto alla tentazione, altrimenti non me ne vado piu´ da qui!
Gia´, il campeggio... Se io sono bagnato fradicio, come sara´diventata la mia tenda che ho lasciato in mezzo al prato? Parto sull´Atlantic sfidando guadi e pozzanghere, mentre le gocce sul casco non mi fanno vedere quasi niente. Ecccomi davanti alla tenda, che apro lenta come un regalo inaspettato. metto una mano dentro... asciutta! Sono piu´rilassato, e sta quasi smettendo di piovere. Torno in centro per riprendermi un po´, ma da cosa? Dopotutto ho passato una normale giornata da velista...
Malmö (SVE) km 4.470
24/08/2005 +24
Sono arrivato a Malmö, in tempo per la presentazione ufficiale dei 12 team che prenderanno parte alla prossima America´s Cup a Valencia, e che per 15 giorni si daranno battaglia in queste acque.
La strada per arrivare e´ stata tanta, non solo quella di tutti i 17 giorni in cui ho girato l´ Europa, ma anche oggi, in cui ho fatto le ultime trate guardandomi ogni tanto in giro prima di cominciare a scendere verso Milano, distante quasi 1.800 km da qui.
Stanotte ho dovuto lottare con la mia tenda in balia del vento, che verso le 2 ha cominciato a soffiare a raffiche. Mi sentivo sulla nave pirata del luna park, e per un´ora buona non ho chiuso occhio. Ho puntato la sveglia alle 6, per essere il primo a imbarcarmi sul traghetto delle 6.45, ma non ho calcolato lo sbarramento all´ ingresso del capeggio, che e´ stato liberato dal gestore, un bonaccione dalla corporatura di John Goodman, che alle 7 e´ comparso su una bicicletta minima. Sembrava un cartone animato.
Pago il traghetto, una bella botta da 64 euro per andata e riitorno, ma ormai sono in ballo e me lo aspettavo. Sulla nave sembra di essere in crociera con i tedeschi, pulitissima, con negozi, duty free e il bar che sta gia´spillando birra e sfrigolando bratwurst. Ma sono le 7! uaranta minuti e la nave approda a Rodby, dove iniziano i 160 km per Copenhagen. Blocco la mia mano a 110 km/h, qui non sgarra nessuno. Eccomi in Danimarca, anche se di passaggio, dopo esserci stato in scooter per due anni di fila. E´ uno degli stati in cui trorno piu´ volentieri, per la bellezza dei suoi panorami riposanti, per la tranquillita´e la gentilezza della gente, e si, lo so, perche´ le ragazze sono splendide, meno "bamboline" rispetto alle svedesi.
Passo tra i campi e qualche ponte che collega le varie isole, ma sono di fretta, e devo stare concentrato sulla guida.
Arrivo a Copenhagen alle 10 e decido di girarla un po´ prima di passare in Svezia. Ormai mi sento come a casa, e in centro mi muovo meglio che a Milano, tra sensi unici, svolte vietate e le piste ciclabili. Vado a fare un salto alla Carlsberg, per non perdere il ritmo con le birrerie interrotto dopo il Belgio. Qui scopro che il gran numero di turisti ha convinto i proprietari a far pagare la visita. Fino all´ anno scorso era tutto gratuito, degustazioni comprese.
Vado nello spaccio per comprare qualche gadget griffato e scopro che hanno messo in piedi una vendita di birre speciali che in Italia non si trovano: una Carsberg nera, delle doppio malto con etichetta molto bucolica e una novita´la Jacobsen, in bottiglia nera. Come al solito non spediscono, ma una bottiglia da 75 la compro lo stesso. Ho ancora dello spazio, anche non so come faccia sempre a trovarlo.
Ok, potrei spedire qualcosa per posta. ci provo e riempio all´orlo una cassetta dalle dimensioni innocue, ma dal peso di una supernova: 4,6 kg di libri comprati in questi giorni. Costo della spedizione: 60 euro circa. No, preferisco stivare di nuovo tutto!
Facccio il giro di saluti ai monumenti e al canale di Nyhavn, quello delle cartoline e sono pronto per salire sul ponte: 20 km tra campate giganti e tunnel sottomarini, una costruzione mastodontica!
Ore 14.00 sono in Svezia! Malmö e´a 3 km dal confine, e gia´ si parla di regate dall´autostrada, tutte le frecce dirigono al porto.
Inutile pensare di trovare posto in un hotel: il carrozzzone della Coppa America muove un sacco di persone, per cui meglio piantare la mia tenda nel campeggio di Sibbarp, proprio vicino al ponte, in un parco gigantesco sul mare. Ci sono stato gia´ l´ anno scorso e non si sta male.
Ore 15, tenda montata, entro nel porto di Malmö, proprio mentre stanno mettendo in mare Alinghi, il defender della coppa. C´e´ un´atmosfera bellissima, in una giornata finalmente estiva, con aria calda e sole in un cielo chiarissimo.
Lo spiegamento di forze e´ imponente, tutto e´ transennato e senza pass non si entra. Sono tutti cortesi, nessuno spinge ma la gente guarda curiosa. Fuori gli atleti delle varie squadre si stanno allenando, in bicicletta o facendo jogging, perche´ domani si fa sul serio!
vado nella sala accrediti, anche se non hanno mai ricevuto da me alcuna richiesta. passano 2 minuti e sono in posa per la foto sul badge: sono dentro!
Ecco le aree off limits, che si snodano tra i cantieri e i capannoni del porto: ma devo fare presto, perche´ alle 17 inizia la presentazione ufficiale dei team. Sono pronto a scattare le prime immagini: intorno alle transenne e sulle case la gente e´stipata. In mezzo, su una chiatta un´orchestra intona le prime sinfonie, mentre entra la barca con skipper dei 12 comitati. Poi inizia la sfilata: uno alla volta, a cominciare da Alinghi si presentano con l´equipaggio schierato e fanno un lungo giro del canale, mentre viene sparata musica a mille: U2, Red Hot Chili Pepper, Queen, o Star Wars, come il motivo scelto dalla barca cinese. Ci sono tutti: New Zealand, Oracle, e anche i sudafricani di Shosholoza, con un equipaggio a meta´ rasta, i piu´ simpatici di tutti. Aspetto Luna Rossa, Mascalzone Latino, che entra su una canzone di Pino Daniele e +39, la terza italiana. E´ una festa splendida, e lo spettacolo dura piu´ di un´ora e mezza, mentre le barche sfilano a pochi centimetri dalla riva, davanti all´area riservata alla stampa...
Sono euforico, amando la vela, e avendoci anche provato in qualche regata, ma andare a questi livelli e´ tutta un´ altra cosa. Vedere da vicino questi personaggi inavvicinabili e´ il massimo.
Torno in sala stampa, da dove posso finalmente mandare un po´ immagini, visto che tutto e´ attrezzato a dovere. Per non perdere un´occasione irripetibile mi prenoto un posto su uno dei gommoni riservati ai fotografi, cosi´ domani potro´ vedere sfilare le barche ingaggiate a pochi centimetri e sentire le botte delle vele che passano nelle virate. Per oggi le barche si fermano, e anch´io se voglio incominciare a introdurmi in questo mondo che non conosco, che non ha il motore dentro, ma che ama la velocita´. Queste sono le motoGP del mare, perche´ in bolina si piega quasi fino a toccare il ginocchio...
Puttgarden (GER) - km 4.230
23/08/2005 + 21
Sono a Puttgarden, paesino tedesco di poco piu´ di 100 anime sulla punta a nord, nel Baltico, noto giusto perche´ da qui partono i traghettio per Rodby, in Danimarca. Inotrno il nulla, con un mare denso di alghe e prati tagliati dalla strada che punta dritta alla pancia dei traghetti. Due i ristoranti: uno che alle 20.30 ha gia´ la cucina chiusa, e l' altro proprio nel campeggio di Puttgarden, con un cuoco serbo che prepara un ottimo gulasch. Almeno qualcosa per tiarmi su il morale.
Perche´ sono qui? Perche´ domani finalmente saro´ a Malmö, a seguire le regate! Ieri non avete avuto mie notizie per un semplice motivo: ero in un internet cafe´a gettone sull´ isola di Sylt, sul Mare del Nord. Ho scritto per quasi un´ora con il tempo che scorreva sul desktop entrando in fascia rossa. A un certo punto, a 10 minuti dalla scadenza, puf! la pagina scompare. Lavoro buttato, meglio un po´ di sonno dopo aver fatto per tutta la giornata il cane sciolto. Gia´, perche´ dopo aver comunicato fiero che sarei andato a Helgoland, lasciando l´ Atlantic in un parcheggio perche´ li non circolano veicoli, ho dovuto cambiare programma. Helgoland e´ poco piu´ che uno scoglio verde con rocce rosse a strapiombo sul mare, ed e´in mezzo al mare del Nord. Dev´essere uno spettacolo, ma io, dopo essermi alzato alle 7 con la pioggia battente e aver guidato a testa bassa fino a Cuxhaven, ho scoperto che i traghetti erano pieni rasi, e la prima corsa buona sarebbe stata domani. Neanche per sogno, vuol dire che e´destino.
Ok, giornata per me, via la cartina e si va dove mi porta l´Atlantic, alla scoperta della costa occidentale verso St peter Ording. Il tempo e´ ideale, fa quasi caldo e finalmente e' tornato un bel cielo blu che illumina i prati e i campi di grano, dove si riflette l´immancabile ombra delle eliche per ricavare l´energia eolica, meno romantici dei mulini a vento, ma decisamente pratici per l´economia tedesca. Mi sembra infatti di vederne sempre di piu´a ogni mio ritorno, e alla fine mi sono anche abituato, arredano! Passo stradine strette con poco traffico, e posso guidare come mi piace, lasciandomi trasportare dalla rotta. Salgo e scendo da punti, supero paesini con le case dal tetto di paglia, finche´non arrivo all´Elba, il grande fiume che sfocia qui vicino dopo aver attraversato Amburgo. Per 4,5 euro mi faccio trasportare dalla chiatta, e riprendo il mio vagabondaggio.
Sto macinando chilometri e neanche me ne accorgo, mentre il panorama cambia in continuazione: acqua, campagna con le mucche pezzate come frisone, pecorelle sugli argini dei fiumi, campi scoperchiati dalle mietitrebbie, e vento, tanto da farmi fischiare il casco. All´ora della merenda sono a St Peter Ording,. dove su un´immensa distesa di sabbia lunga un chilometro ci sono delle palafitte che ospitano ottimi ristoranti di pesce, da frequentare solo durante la bassa marea. Infatti viene dato all' ingresso un opuscolo con gli orari delle maree per ogni giorno dell' anno, un orario di chiusura imposto! Qui, cartina alla mano mi faccio consigliare dove dormire: mi indicano Föhr, un' isola pochi chilometri piu´ a nord. Ci riprovo. guido un´altra ora e sono davanti all´imbarcadero. Il bigliettaio, in tedesco stretto mi conferma: nave parte alle 19, alle 20 e' a Föhr, ma niente campingplatz. Ok, dietro front, a 11 km cé´il paese di Niebull, dove si prende il treno per l´isola di Sylt. Vado li´, se le altre isole non mi vogliono. Metto l´Atlantic sul treno e mi butto verso il primo campeggio: chiuso! Il secondo: anche! Al terzo tentativo e al crepuscolo ce la faccio. Sono salvo. Sylt e´ un´isola di sportivi e della classe alta tedesca, con boutiques, signore ingioiellate e surfisti ovunque, tanto che questa e´ anche una tappa della Coppa del Mondo. E' lunga quasi 40 km, tra dune, campi di lavanda e case a gruppetti, quelle con il tetto di paglia. Due anni fa sono stato a un rave nell' hangar dell´aeroporto, ma era ferragosto. Ieri sera invece tutto tranquillo, a parte quella pagina maledetta che si e´chiusa.
Stamattina sono scappato via verso le 11 per puntare verso il Baltico, esausto dalla pioggia che ha sorpreso la mia tenda anche questa notte. Dicono che in Germania aspettino l' apocalisse: io mi sento in zona, ma per ora sono solo 4 gocce... Sono andato lentamente verso Flensburg, dove aspettando un clima migliore mi sono comportato da turista, ciondolando per la citta' , facendo shopping e controllando la mia posta nell' internet cafe' , finalmente a un prezzo decenmte: 2 euro all' ora. Lentamente mi sono mosso verso il fiordo di Kiel, una cittadina dal sapore nordico, con case strette in mattoni rossi e un' aria sempre pungente. Ho percorso le strade litoranee, la B505, la B503, la B202. Tutti percorsi che seguono le linee della costa, anche se regalano solo ogni tanto sprazzi di mare. Ma comunque sono belle davvero da girare, con curvoni veloci da esaltare la ciclistica dell´Atlantic, che infatti se la spassa, sempre piu´carico delle mie cianfrusaglie. Il cielo minaccia pioggia, ma ancora regge, quando mi mancano ancora 90 kmn fino alla base dei traghetti.
Comincia un fitto bosco, e l' odore di fieno tagliato lascia spazio alla resina, fortissima. mi sto divertendo sempre di piu' , ma un bel gioco dura poco, e a 30 km da Puttgarden, ecco la svolta per lo stradone che punta dritto al mare, ed ecco i camion, i camper, un tramonto timido che non cambia quel panorama artificiale della fiumana di veicoli che vanno e vengono dalla danimarca.
Arrivo a Puttgarden che c' e' quasi il sole, mentre intorno quasi nulla. Mangio gulasch, guardo i traghetti che partono anche di notte e mi preparo: domani saro' in coda prestissimo!
Brema (GER) - km 3.630
21/08/2005 +22
Ieri sera ho vissuto da local a Groningen, Tutti i pub e i ristoranti sono a est del Markt, una brutta piazza rettangolare spoglia, che stava giusto smontando le bancarelle del mercato.
Il problema e´che dopo le 21.30 in citta´non mangi, e mi sono dovuuto accontentare di un panino, prima di girare come una trottola da un posto all´altro. E´una citta´ molto viva, anche se io sono crollato verso l´una, e ho sentito casino fino a stamattina alle 6.
Oggi mi aspettava la trasferta in uno dei luoghi mitici della velocita´: Assen, sede del Gran Premio d´Olanda che si svolge al sabato, e dove emergono di solito i veri campioni, perche´ e´ un tracciato tosto. Valentino, che lo considera uno dei sui preferiti ha vinto qui nel 1997, proprio in sella a un´Aprilia!
Assen e´ a 20 km da Groningen, in mezzo alla campagna, ma per arrivarci basta seguire le pieghe delle moto, che portano dirette al circuito. Io per sicurezza ho chiesto al benzinaio, che dopo essersi illuminato gli occhi ha cominciato a ripetere: "Assen TT Ring? Assen TT Ring?" Mi ha subito sciolinato il giornale del circuito e continuava a uscire dal suo gabbiotto. "Se vuoi ti do un passaggio, ma non ho un altro casco!"
Oggi prove libere, entrano i privati e la pista e´ dedicata alle moto! Mi va di lusso, anche se non ho la tenuta (e il fegato) per farmi un giro di pista, neanche spremendo l´Atlantic fino in fondo!
Dentro stanno girando moto stradali di tutti i tipi, comprese le naked, ma io sono a caccia di Aprilia, e voglio vedere in azione le RSV, con il suono sordo e inconfondibile del bicilindrico. Assen ha un fascino particolare anche senza pubblico: il rettilineo e´stretto e a ridosso degli spettatori, sentire passare i motori al massimo prima della staccata e´un´emozione, anche se non sono MotoGP.
Entro nei paddock e conosco un po´di fedeli alla casa di Noale, come Herry, un gran talento olandese, che gira in pista corta in 1´36 con una moto praticamente uscita dal concessionario. Ha la vecchia RSV del 2002, ma la considera ancora una moto eccezionale per la pista, per la fluidita´e la ciclistica. Ama l´Italia, ma non capisce come mai pochissime ragazze italiane parlino inglese. Per gli olandesi e´molto strano, visto che praticamente il 100% delle persone a cui ho chiesto qualcosa mi hanno risposto in perfetto inglese, di qualsiasi eta´ fossero.
C´e´anche un team italiano, si chiamano "Questione di polso", arrivati da Milano per girare in pista qui: "perche´ e´ Assen!". e guidando la Factory in strada dal concessionario alla pista, per battezzarla subito su un circuito che conta, come mi racconta Nicola. Rimango affascinato dalle prove per tre ore, ma come si fa a staccarsi dalle storie e dalle imprese di questi piloti ruspanti e veri?
Alle 14 me ne vado davvero, ma vorrei tornarci di sicuro per una gara, l´atmosfera e´ davvero coinvolgente, Basta solo leggere Assen sulle tribune vuote che si pesa alla MotoGP.
Risalgo sull´Atlantic, che nei primi chilometri guido in piena trans agonistica, ma le stradine qui attorno sono troppo invitanti!
Vado verso Westerborck, dove ai tempi della seconda guerra mondiale era stato costruito un campo per gli ebrei, ma ironia della sorte, proprio dagli stessi olandesi per preservarli in una struttura modello, dove tutto funzionava a meraviglia. Purtroppo pero´, dal 1942 e´ diventato per oltre 100.000 ebrei e 250 ROM l´ultima tappa prima della deportazione ad Auschwitz. Gli ebrei venivano infatti portati qui per essere schedati, ma ci rimanevano pochi giorni o poche ore, fino di solito al martedí´ successivo, giorno in cui partivano i treni per la destinazione finale.
E´ sempre struggemte vedere questi luoghi, come mi era successo a Mauthausen e ad Auschwitz; anche se qui e´ diverso perche´ e´ stato tutto distrutto, ed e´ rimasto solo un museo commemorativo con filmati e informazioni sulle verita´ e le menzogne dell´epoca.
Tutta l´euforia di Assen mi e´ passata in un istante, ma ora devo proprio andare, anche perche´ questi posti mettono grande angoscia.
Esco dal bosco di Westerborck e mi infilo in stradine strette in mezzo alle case di vacanza degli abitanti della zona, stando attento a bambini, cani, biciclette, una gimkana!
Me la sto prendendo comoda e anche la strada e´ divertente, mentre punto verso Brema, in Germania, e sono costretto a cambiare cartina. Peccato che per giorni ho ragionato su una scala 1:200.000 e ora su 1:700.000. Risultato? Manca un sacco di strada per arrivare! Sono piu´di 130 km dal confine, che e´ ancora lontano. Bello scherzo che mi sono tirato da solo.
Anche il tempo si guasta e devo pronuncuiare la parola tabu: autostrada.
Mi ci butto dentro a velocita´ libera, tanto siamo in Germania, e verso le 19 arrivo finalmente nella citta´ anseatica, in cerca del campeggio. Chiedo a una poliziotta su un furgone, che sta andando proprio al Burger park, dietro al quale ci dovrebbe essere il campeggio. La seguo, finche´ non mi fa proseguire da solo verso meta´ pardco. Io vado ancora, ma qui ci sono solo campi. Per fortuna mi si avvicina un tipo in bicicletta con il cane che mi dice che il campeggio e´chiuso perche´giorni fa si e´ allagato!
Bene, un altro hotel, qui rischio di sforare il budget. Lui capisce dalle mie imprecazioni che sono italiano, mi chiede di dove. "Milano? ah, buona pizza!".
Ok, torno in centro mentre piove ed e´sempre piu´ buio. Rifaccio la strada all´inverso e trovo una pensione abbordabile, che scopro poi essere un hotel de Charme con sauna.
La gestora mi indica un po´di zone da visitare della citta´, compresa la festa con balli, bretzel, birra e musica. Ovvio vado li´!
Sono stato un´ora tra tedeschi ubriachi e studenti che hanno brindato con me alla goccia, ora sono in un internet cafe´ dietro la stazione, in un bingo locale dove in sottofondo suonano la canzone della Vanoni "Amore fai presto, non resisto...".
Dopo questo posso tornare al mio hotel, domani mattina vorrei andare ad Helgoland, l´isola al largo di Amburgo, a due ore di traghetto da Cuxhaven, 90 km a nord di qui. Sperando che non piova di nuovo...
Groningen (NED) - km 3.320
20/08/2005 +21
E´cosi´che devi chiamare le mucche pezzate di questa zona per farle arrivare vicino. Loro ti guardano con la loro tipica espressione, mglio della Blue Steel di Zoolander, e si avvicinano un po´, senza smettere il loro viziaccio di masticare l´erba. Ma ad Amsterdam ci siete mai state? Non si mangia l´erba!
Quanta pioggia ho preso stamattina? Mi sono svegliato nella tenda con i pesciolini!Fortuna che il tessuto ha retto, ma ormai tutto pesa il doppio, e la tenda non entra piu´ nel sacco. maledetto posto privilegiato!
Gia´, ieri non ho scritto quanto ci tengano al denaro in quel campeggio. Ho pagato lil posto: 16 euro, e gli ho chiesto se la doccia e´compresa: 90 centesimi ogni 3 minuti. Ok, vorrei una piantina dell´isola, di quelle usa e getta: 2 euro. Pazienza, ma almeno posso rcaricare il cellulare? 1 euro. Ah, il bagno e´anche senza carta igienica: 1 euro...
Stamattina giro un po´ Texel, per vedere le bellezze dell´isola, che e´ atrezzata con tutto, compreso un kartodromo coperto, se l´avessi visto ieri...
vado verso il paesino di De Cocksdorp, sulla punta nord, dove ci sono spiaggione e il faro dell´ isola. Molto piu´ bello qui che nel paese di Den Borg, dove ho dormito; meno commerciale e piu´ da vacanza. pecorelle e mucche non mancano neanche qui, e io vorrei visitare la birreria di Texel, che produce una chiara locale niente male, ma e´ aperta solo al pomeriggio.
Pazienza, mi riprendo il traghetto percrrendo i 20 km che mi separano dall´ altro capo, oggi mi aspetta la Frisia, dove ci sono le mucche frisone, quelle pezzate bianche e nere, da cartone di latte.
passo per i 33 chilometri di autostrada che collegano il tratto di mare dal Noord Holland alla Frisia, ma non si vedono le dighe perche´ sono al di la´ dell´argine. Dentro e´ un gigantesco lago artificiale, dove non gira nessuno, tranne qualche barchetta di pescatori. Il cielo ogni tanto si rischiara, ma e´nuvolo anche oggi. Bell´estate!
Peccato che i colori non rendano, perche´ dopo quel tratto di strada veloce mi butto nelle provinciali che passano tra muini a vento, campi colorati e frisone oovunque, che rubano l´erba alle pecore seminate a ciuffi nei prati. Alcuni paesini sono immersi nel bosco, e le strade cominciano ad avere qualche curva interessante. torno a guidare davvero!
Musica nel casco, ma la radio regala ben poco, e allora attacco al MOB il mio lettore mp3. Ora si che e´ un bel viaggiare.
Non mi stancherei mai di fare queste strade, con asfalto perfetto, curve dolci e un panorama che cambia, dalle fattorie ai pascoli, dai mulini a brevi tratti nei boschi: la vera Olanda. Passo Harlinger, e vado a Franeker, dove c´e´ il planetario piu´ antico del mondo ancora in attivita´, dal 1774, con una collezione di macchine ingegnose pper studiare il movimento di astri e pianeti.
Con la stessa gentilezza ricevuta ieri il proprietario mi dice che devo pagare, anche se non sono ancora entrato. Appena vede gli euro si calma, e comincia a raccontarmi delle diavvolerie contenute in quel labirinto di stanze.
Non ho tempo per l´intera visita guidata in inglese che parte tra mezzora, e me ne vado dopo un giro nelle soffitte dove devi camminare a testa china, per non incornare una delle travi a vista. Ho ancora un bel bozzo sulla fronte...
Seconda tappa Leeuwarden, una citta´molto piu´ grande della precedente e la patria di Mata Hari, la leggendaria ballerina-spia dal nome indonesiano, ma che nasce qui con il nome di Margaretha Zelle.
Il museo a lei dedicato sembra introvabile, e quindi non mi fermo di piu´, ma continuo il mio gironzolare per la Frisia. Cerco di visitare il castello di Hegebeintum, ma una gara nazionale di Rollerblade mi impedisce di entrare in quella strada, almeno fino a quando non competano il giro tutti i concorrenti, piu´ di 50! La gara e´ lunga 100 km, e si snoda in tutta la zona, tanto che dietro a qualche curva mi trovo due o tre atleti con la lingua penzolante che fanno scivolare le loro ruote sull´asfalto.
Si sta facendo sera e voglio arrivare a Groningen, dove mi aspetta un altro campeggio. Sulla strada vedo la deviazione per un´ultima visita, che non avevo previsto: la casa padronale di Kollum, a 20 chilometri dal mio traguardo. Scatto qualche foto e un nuvolone comincia a farmi cambiare idea: stasera dormo in un alberghetto!
Ho trovato posto al Tivoli, un B&B da 25 euro a notte, con frigorifero, tv e microonde in camera. Sono a 3 minuti a piedi dal Markt, la piazza centrale.
Sono all´asciutto, e dopo una doccia calda comincio a girare per una delle citta´ universitarie piu´ vive d´Olanda, come dice la Lonely Planet, che fallisce pero´ un po´ di notizie. E´ sabato sera ed e´ pieno di gente in giro, andro´ a fare conoscenza. Domani mi aspetta una tappa altrettanto mitica, sono a 15 chilometri da Assen...
Texel (NED) - km 3.040
19/08/2005 +19
Mi sono staccato dal cordone che mi ha tenuto legato ad Amsterdam, anche se con un po´di fatica.
Nonostante avessi dormito poco piu´di 3 ore ho lasciato i bagagli alla reception e sono partito in sella all´Atlantic verso i canali della zona del Jordan, e mentre tutti ancora sonnecchiavano ho trovato posto allo Small Cafe´, un baretto grazioso con una piccola terrazza sullácqua nel canale Egelantiers Gracht, all´angolo con il Prinsen Gracht, dove si trova la casa di Anna Frank.
Qualche barca comincia gia´ a girare per i canali cercando un posto per fare colazone, e qualcuno attracca anche allo Small Cafe´. Arrivano tre tedeschi con la pelle bruciata dal sole, come vecchi marinai, e si siedono al tavolo con me. Sono sulla cinquantina, di Brema e di Monaco, e sono ospiti del veliero ucraino, con cui hanno fatto gran parte della traversata per arrivare fin qui. Anche loro mi chiedono se non sono gia´ stato al "Sail ´05", il raduno ´di cui tutti parlano. Ok, allora ci vado!
Passo prima davanti alla casa di Anna Frank, per vedere se anche i turisti dormono, ma non e´ cosi´, c´e´ una coda di 200 persone in fila in silenzio. Ok, la vedro´ da fuori, come mi e´ successo ieri per il Museo Van Gogh. Forse ferragosto non e´ il periodo piu´ adatto per visitare musei...
Eccomi finalmente alla kermesse barcaiola, in attesa di vedere quelle da regata a Malmo. L´organizzazione e´ perfetta, un battello gratuitamente ti porta verso i velieri, e li´ c´e´di tutto, con bande, chioschetti di fritture varie, palco per concerti improvvisati, e poi loro, i marinai, i veri attori di questo spettacolo.
Tra tutti quelli dell´Oman, vestiti tradizionali che hanno sfilato sul molo cantando a squarciagola, e gli Indonesiani, comandati da un capitano che schioccava la frusta, si sono preparati per la loro sfilata, con pantaloni militari e sopra le maschere piu´ diverse, tigre, squalo, ma sempre con una serieta´ da collegio militare!
Arrivederci Amsterdam, sta pure iniziando a piovere, voglioscappare prima delle nuvole!Esco ancora in 5 minuti e vado verso la patria del formaggio: Edam, che ho scoperto essere un covo d´Italiani, che passano di qui prima o dopo il "pieno" di Amsterdam; basta vedere il giornalaio del paese, e´piu´ fornito di quotidiani italiani di quello della Stazione Termini!
Peccato pero´ che non tutti i nostri connazionali vengano con le intenzioni innocue: la commessa del negozio dove ho comprato un sacco di carabattole olandesi mi ha detto che l´altro giorno hanno cacciato 18 camper di italiani che hanno fatto casino tutta la notte fuori dal paese...
Edam e´ carina, con i canali, l´aria perfetta di chi si e´ appena fatta il trucco. e vive sui turisti, perche´ il centro sembra un enorme negozio di souvenir, che siano zoccoli, finte amioliche di Delft o forme tonde di formaggio.
Dopo Edam torno all´interno edi colpo mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, anche se mi trovo a Zaandam, 10 chiklometri a nord della periferia di Amsterdam, ma se non ci fossero le macchine penserei di essermi trovato a Frittole, come Benigni e Troisi in "Non ci resta che piangere".
Passo una lunghissima via alberata, delimitata da due canali, attorno a cui ci sono casette con il giardino popolato da pecore, mucche, e qualche orticello, lavorato ancora con la vanga.
Questo e´ autentico, mentre e´ una simulazione per i turisti lo Zaanse Schans, a 3 km, la ricostruzione di un villaggio olandese tipico del medioevo, dove pero´ c´e´ gente che ci vive davvero! Sembra una comunita´ Amish, anche se i negozi di souvenir, e tutti gli artifici per far comprare italiani, spagnoli e giapponesi non mancano.
Zaanse Schans e´a ingresso gratuito, tanto poi si rifanno sul formaggio venduto, sulle foto a pagamento, ecc. E´una tappa obbligata di ogni giro turistico attorno ad Amsterdam.
Scappo dai pullman e dai dialetti italiani, voglio starmene un po´ in pace. Vado verso il porto di den Helder, a circa 40 km da Zaandam, sulla punta nord del Noord Holland, dove parte un traghetto per l´isola di Texel, la piu´ grande delle 4 che si susseguono al largo della Frisia. Il panorama adesso si fa piu´ aperto, dopo i grandi centri urbani, e diventa piu´ un susseguirsi di pascoli, laghi artificiali e aquitrini, campi coltivati e sempre piu´ mucche, quelle pezzate, che brucano l´erba fradicia incuranti della pioggia, visto che loro ci sono abituate.
Strade dritte e qualche ponte mobile da superare, ma oggi non c´e´traffico di barche e si passa tranquillamente.
Anche se piove a dirotto devo dire che la strada non mi dispiace, perche´non e´ triste,
Eccomi a Den Helder, in tempo per la barca delle 17.30, dopo aver lasciato 10.60 euro per andata e ritorno in moto. Il viaggio dura 20 minuti, e infatti mi chiedo come mai, dopo tante opere di ingegneria per dighe e ponti non abbiano collegato questi 8 chilometri scarsi da una punta all´altra...
Texel e´ l´isola di vacanze preferita dagli olandesi, e i paesini sono pieni di ristoranti, tex mex e argentini, vie di shopping ma pochi locali, perche´ e´per famiglie.
I primi due campeggi mi accolgono malissimo, scontrosi mi dicono che non hanno posto. Simpatici! Per fortuna il terzo, un campeggio gigante, di posto ne ha da vendere, ma sembra farlo apposta: le moto non possono entrare nel camping, come le auto, se non per depositare la roulotte. La ragazza del camping allora decide di darmi un posto bellissimo, peccato che sia a un km a piedi dalla mia moto!
Ok, e´ andata cosi´, ma almeno sono su una bella isola, che pero´ vedro´ domani mattina.
Trovo un internet cafe´ da cui vi sto scrivendo la giornata. neanche il proprietario sembra piu´ socievole: siccome con questa tastiera olandese ho problemi con le parole accentate, gli ho chiesto 5 minuti per correggere: ok, mi ha fatto pagare anche la seconda ora: altri 6 euro!
Ok, Texel, per stasera mi fermo qui, non vorrei continuare su questo ritmo.
Amsterdam (NED) - km 2.880
18/08/2005 +27
Me l´avevano detto tutti: vedrai, Amstrerdam ti piacera´! Non so cos´abbia
di speciale, alla fine mi ha catturato, non per i suoi canali, o per le
eccessive liberta´, che alla fine sono tolleranze, in un bel aggiro della
legge. Parlando di marjuana, uno dei motivi che spinge carovane di
italiani a sballarsi, e´ in realta´ tollerata e non legale. Solo che i
limiti al possesso sono alti, e non viene considerato spaccio.
Ma Amsterdam e´ un mondo a se´, dove la gente fa quello che vuole e dovce
ognuno puo´ troovare la sua dimensione, dai grotteschi quartieri a luci
rosse, lungo i canali del De Wallen, a destra della piazza centrale, la
Dam, o chi vuole tranquillamnente conversare in uno dei baretti della zona
del Jordan, a ovest della Dam, o chi vuzole visitare uno dei musei nella
cintura a sud della piazza centralle, in mezzo al verde del Vundelpark.
Ad Amstrerdam puoi sempre trovare la tua dimensione, anche in un coffe
shop, che puo´ assomigliare a una bettola di portoi, frequentata da vecchi
marinai rasta e i classici truffatori come in un bistrot parigino, dove
vieni servito con rivcerenza.
Io ci sono arrivato solo in tarda mattina, perche´ prima sono uscito da
Delft, una citta´ da cartolina che vive sulla fama delle ceramiche, ma che
troppo spesso, soprattutto in centro, vanta negozi di souvenir con cocci
firmati peggio che una bancarella di Piazza San Marco.
La citta´ e´ graziosa, ma carta, con qualche ristorante, di cui troppi
italiani, e pochi posti dove non essere pelati.
Anche Delft si spegne presto, dopo cena, perche´ e´ spesso frequentata da
gente dai 40 in su, che non hanno tanta voglia di ciondolare per le
strade.
Stamattina sono andato a Den Haag, passando come dicevo ieri per la
periferia. Ho voluto vedere la capitale dell´Olanda, e ne e´ valsa la
pena! Mi aspettavo una citta´-giardino, come la descriveva la Lonely
Planet, un po´ altezzosa e retro´ e invece mi sono trovato uno skyline
degno delle piu´ moderne capitali europee, con grattacieli dalle forme
piu´ svariate che toccano il cielo, e un groviglio di sottopassi e
sopraelevate senza pero´ passare per una periferia degradata.
Molto verde, con palazzi grandiosi nel centro storico. Io ho girato un po´
per le varie ambasciate, senza pero´ trovare la nostra, ma fermandomi in
un museo, il Panorama Mesdag, che mostra uno dei 4 panorama esistenti in
Europa, cioe´ pitture a 360 gradi sulle pareti di una stanza cilindrica.
Il primo panorama l´avevo perso proprio a Waterloo, ma oggi ce l´ho fatta.
L´opera di Mesdag del 1881 ritrae la vista di Sheveningen da una duna. E´
strano trovarsi in mezzo, tanto chge a volte sembra davvero di essere
proiettati dentro la scena, anche per un artificio postumo del museo, che
ha inserito la sabbia e oggetti reali comne una sedia, delle reti da
pesca, qualche legno a dare un aggancio tra lo spettatore al centro e il
quadro sulla parete.
Dopo un caffe´ e una Bossche bol in un bar all´aperto davanti a Binnenhol
mi sono mosso dalla citta´ verso le grandi coltivazioni di tulipani, la
serra all´aperto piu´ grande del mondo, che si trova nella zona di Leiden,
percorrendo le statli 208 e 208, ma che dopo maggio appare come un enorme
campo tagliato, verde e giallo, ma contrastato da un cielo blu, che oggi
regala una giornata caldissima.
Comincio a scoprirmi perche´ il termometro segna gia´ 26 gradi, ed e´
ancora mattina...
Faccio il pieno all´Atlantic per poter girare liberamente per Amsterdam,
cosa che non faro´ perche´ sara´ una lunga camminata a piedi, e incontro
un anziano signore che mi approccia in italiano, perche´ per anni sposato
con una donna di Albenga. Mi spinge anche lui ad andare a vedere il raduno
delle barche al porto della citta´ perche´, come ogni 5 anni, come succede
dal 17 al 22 agosto i piu´ bei velieri del mondo si danno appuntamento
qui. C´e´ anche l´Amerigo Vespucci e i suoi marinai li trovera´ spesso
girare curiosi nelle yone piu´ malfamate del centro...
ieri sera su internet ho prenotato un hotel e ho trovato il Piet Hein, in
Vossiusstraat 53, a un passo dal centro e di fianco al Vundelpark. E´
costato ben 80 euro, ma per la posizione tranquilla e vicina al centro, il
livello alto delle stanze e del servizio sono anche pochi. Lo consiglierei
sinceramente a chiunque, anche a chi ha pretese e vuole stare tranquillo
perche´ ha poche stanze ma tutte curate e un portiere di notte sempre
sveglio (mi ha tenuto a parlare fino alle 5!). Per il parcheggio, nota
dolente in citta´, non c´e´ problema, perche´ ce ne sono 2 proprio a 100
metri di distanza.
Mi sento un re, ho guidato poco ma sono in una citta´ che mi affascina e
in cui mi sembra abbastanza semplice girare, infatti dall´ingresso in
citta´ all´hotel ci ho messo 10 minuti.
Dopo una bella doccia e vestiti copmodi sono pronto per girare tutto il
centro a piedi, e ci si mette anche poco, mezzora ad attraversarlo tutto,
ma poi ci si perde nei mille canali e nelle viette guardando la gente. In
questa citta´ ci sono ben 156 nazionalita´ diverse, che apparentemente non
si pestano i piedi, visto che la polizia c´e´ ma ridacchioa tranquilla e
non deve mai intervenire per risse o altro.
La cosa che mi ha affascinato di piu´ di Amsterdam e´ stata il suo essere
normale, pur essendo un museo a cielo aperto. E´ davvero la Venezia del
nord, perche´ la gente si muove spesso in barca, e nei canali c´e´ un
traffico da circonvallazione italian,a ma tutto e´ vissuto con
disinvoltura. I canali non sono tirati a lucido ma vissuti, e la gente non
si veste a festa per andare in barca ma usa un gommone con 5 cavalli per
attraccare a un baretto a bere un caffe´ o per passare da un punto
all´altro della citta´. E poi, in mezzo ai turisti che guardanbo e
scattano foto, i locali se ne stanno attraccati a prendere il sole in
costume a pelo d´acqua. Figuriamoci a Venezia!
Ho girato per 3 ore e mi ritrovo dove voglio essere, dopo aver visto il
quartiere a luci rosse, visitato i coffee shop vicino alla stazione e le
vie piu´ commerciali attorno a Leidse Strasse, la via che taglia tutto il
centro.
Lódore delle canne mi ha praticamente assuefatto, ecco il fumatore passivo! Devo staccarmi da
questi vicoli, e punto su un po´di cultura: vado a vedere un autentico capolavoro, la "Ronda di
notte" di Rembrandt, esposta al Rijskmuseum. E´ il quadro piu´ famoso
dell´autore olandese, e un autentico spettacolo per la vista: gigante,
oltre 3 metri di altezza, tanto da essere stato tagliato ai lati.
E` uno dei 400 quadri ancora esposti nonostante i lavori di ampliamento
del museo, che di capolavori ne ha migliaia.
Non c´e´ un consiglio da dare a chi va ad Amsterdam se non girare, per
trovare il proprio equiliobrio, che sicuramente in una zona del dentro si
trova.
Ho ancora voglia di girare, nonostante siano le 17 e i gradi 27, vado
verso la stazione per guardare i velieri ormeggiati in porto, dopo aver
incrociato marinai di tutte le bandiere.
Altre 2 ore a gironzolare, a fermarmi su un canale o in un bar a bere
qualcosa e a osservare, quello che fa la gente. I turisti si riconoscono
subito, comandati da italiani e spagnoli.
Sono gli unici infatti che presi dalla liberta´ totale si fanno canne a
ogni incrocio e spesso in bar tradizionali, dove e´ invecxe vietatissimo,
a ricghio di forti multe anche per il gestore.
Sono esausto, ma mi aspetta ancora la lunga serata, esco dall´albergo alle
21 e vengo subito inghiottito dalla notte tra i canali. Mangio thailandese
stasera, vista l´influenza di queste zone nel passato olandese. E dopo
cena comincio una girandola di locali a non finire, passando anche dal
famigerato quartiere a luci rosse, dove ragazze di ogni colore e peso
stanno li ad ammiccare dietro a un vetro, sapendo gia´ che se tra 1ßßß
curiosi che sorridono solo uno si ferma per piu´ di 1ß secondi e´ una
conquista!
Si fa poca difficolta´ a conoscere genre qui, basta sedersi a un tavolo e
incominciare a parlare, per scoprire turistio, lavoratori etreanieri e
tanta gente del luogo. Io sono andato avanti fino alle 3, trascinandomi
da una zona all´altra, ma tralaciando il dedalo di stradine vicino alla
stazione, troppo oncasinate.
Mi sono mosso dal centro verso il Jordan, cioe´ verso la tranquillita´
dei caffe´ dove si parla a bassa voce, vista l´ora tarda.
Poi spno tornato in hotel, a scrivere la mia giornata, e ho parlato a
lungo con il portiere di notte, uno studente ventiquattrenne entusiasta
della vita, che spende tutto quello che tira su con i suoi mille mestieri
per andare a scalare pareti impossibili in Indonesia, in India, in
Francia, aspettando di affrontare un "livello 7A". Ha girato il mondo, e
ha imparato davvero a guidare in Marocco, quando con suo padre troppo
ubriaco, ha preso il volante e scarrozzato la famiglia per tutta la
vacanza. Ama l´Italia, ha il mito di Milano, delle belle donne perche´ per
lui bionda con occhi azzurri ha stancato...
Gli chiedo se posso fumare e lui subito si spaventa: no, per le canne ci
sono i coffee shop! Gia´, in Olanda le sigarette le fumi d´ovunque! Ci
spariamo 3 sigarette a testa. Lui non fuma, ma mi consiglia lo stesso di
provare qualcosa di forte domani: i "Mexican Mushrooms", ne bastano due e
non ti ricordi piu´ nulla... "Poi vedrai che bei report!".
Guardo l´orologio, sono le 5, e io domani voglio salire ancora.
Buonanotte Adam, ci vediamo in giro...
Delft (NED) - km 2.740
17/08/2005 +25
Finalmente comincia a fare caldo, non ne potevo piu'di avere le ossa rattrappite in pieno agosto.
Ancora affascinato dalle dighe passo per un'altra volta sulla N57 per vedere le chiuse da vicino, se magari fanno qualche movimento impercettibile, se sono vive!
Punto a nord, approfittando della splendida giornata di sole oggi voglio visitare Rotterdam piu' qualche deviazione che mi portera' domani ad Amsterdam.
Tutte le grandi citta'sono concentrate in pochi chilometri dalla periferia di Rotterdam si passa quasi senza accorgersene a Delft, la patria delle ceramiche bianche e blu, e dalla sua periferia si entra a Den Haag, che in Italia chiamiamo l'Áia, dove abitano i reali dÓlanda.
A soli 40 chilometri c'é Amsterdam, circondata da citta' satellite di grandi dimensioni come Harlem.
Mi sposto dal delta verso l'interno, ma anche se cerco stradine e'difficile non prendere láutostrada, perche'in molti casi e' l'unica segnalata. Essendo gratuita viene presa da tutti come alternativa alla strada normale, ma non e' particolarmente trafficata, eccetto che intorno alle grandi citta'.
La prima tappa che mi sono prefissato e' estremente turistica, ma in tema perfetto con lÓlanda: i mulini a vento! A Kinderdijk, a 50 km da dove sono partito, ce ne sono ben 21 in un'area di poco piu' di un chilometro, pronti a farsi fotografare. Non sono pero' una costruzione per turisti, perche'funzionano ancora e sono tutti abitati, come una torre o un trullo. Anzi, incamminandosi a piedi tra gli orticelli e le capre che brucano ci si imbarazza pure di guardare nella casa di un altro, rompendo la sua intimita'.
Ho scelto un comodo passaggio del fiume sul piccolo traghetto locale, che fa la spola ininterrotta da una sponda all'altra, e ho guadagnato almeno 10 km per arrivare a Gouda, una delle patrie del formaggio olandese, insieme a Edam, che si trova sopra Amsterdam.
E' vero, il mio molto spesso e' un itinerario gastronomico, ma che c'é di male? E'un modo molto piu'immediato per entrare nella cultura di un posto, oltre che essere ovviamente un gran piacere per una persona ghiotta come me.
Gouda, come la maggior parte delle citta' che ho attraversato ha i suoi immancabili canali e la piazza principale del mercato, all'ombra del colorato municipio del XV secolo, con tinte rosse a smorzare il bianco della pietra. Vado subito in un negozio di formaggi a provare il famoso Gouda, ed entro in un tempio della gastronomia, dove il padrone, gongolante, me ne fa assaggiare pezzi diversi, raccontandomi stagionatura e lavorazione in un inglese condito con troppi termini olandesi. Io annuisco e tiro dritto ringraziando, sazio dei bocconi di quel formaggio molto saporito quanto pesante.
Basta, e' ora di tagliare corto, mi aspetta Rotterdam, una delle citta' che avrei voluto visitare da piu'tempo, perche' ha avuto una forte evoluzione negli ultimi anni, grazie ad architetti e designers non solo olandesi.
Entrando in citta' rimango a bocca a perta, alla vita delle grandi costriuzioni e dei ponti maestosi che attraversano il canale. Bellissima, soprattutto i palazzi di vetro e cemento che risplendono alla luce del sole, adesso fortissimo. La realizzazione piu'singolare e'sicuramente uno dei due ponti, l'Erasmusbrug, dalla forma di cigno, o di arpa gigante color azzurro. Di notte dev'essere uno spettacolo. Con tutte queste grandi opere Rotterdam e' piena di punti di riferimento, come dice giustamente anche la Lonely Planet, e mi diventa facilissimo girare la citta', anche perche'finalmente la maggior parte delle strade sono a doppio senso!
Proseguendo con gli edifici singolari c'é quello della KPN Telecom: inclinato e sorretto da un grande pilastro, opera di Renzo Piano.
Per finire, ma ci sarebbe da scrivere un libro, gli appartamenti cubiformi Overblaak, del 1978: delle casette a forma di cubi colorati di giallo e bianco, che terminan o con una torre a forma di matita.
Sono affascinato, e continuo a correre in lungo e in largo come un bambino, mentre sotto i ponti le grandi chiatte portano le merci verso il porto, il piu' trafficato d'Europa.
Sono qui da solo 3 ore e mi sembra di conoscere ogni angolo della citta' nuova, una sensazione che avevo gia' la prima volta che entrai a Berlino, ovviamente in scooter.
Il comodo di molte citta' europee e' che puoi sempre parcheggiare sul marciapiede e nessuno ti dice nulla. Le moto sono rispettate e ben viste, soprattutto in Olanda, dove al semaforo spesso gli automobilisti salutano e fanno segno col pollice dritto.
Lascio lÁtlantic a riposare per un po', avro' gia' percorso 40 km in citta'. Trovo il tempo per visitare il museo di Boijmans Van Beuningen, che si trova dietro all'Istituto Nazionale di Architettura, altra opera singolare coircondata da uno specchio d'acqua.
Il museo e' splendido, e non a caso e' considerato uno dei migliori d'Europa per l'arte dal rinascimento a oggi, con opere di Tintoretto, Tiziano, Bosch, Rembrandt... Un mix di antico e moderno che mi ha quasi frastornato, ho bisogno di staccare per lasciare elaborare un po' la mente.
Il mio giro a Rotterdam per ora finisce qui, non voglio rimanere anche di sera perche'altrimenti rischio di allungare troppo il viaggio.
Per tornare a visite piu' tranquille mi sposto di pochi chilometri, a Delft, definita anch;essa la Venezia del Nord (basta qualche canale...).
E quasi sera e vado a piazzare la tenda. Delft e' molto cara, e se giudico dal campeggio mi aspetta una bella pelata anche per cena: il mio posto tenda costa ben 25 euro!
Parto per la scoperta della citta', ovviamente a piedi e al tramonto, come preferisco. Domani vi racconto.
Westwrshouven (NED) - km 2460
16/08/2005 +22
Se negli ultimi giorni avevo perso un po' il ritmo con la guida, oggi ci ho davvero dato dentro, tagliando l'Olanda da ovest a est, con una puntatina anche in Belgio, perche' avevo lasciato un conto in sospeso!
Se negli ultimi giorni avevo perso un po' il ritmo con la guida, oggi ci ho davvero dato dentro, tagliando l'Olanda da ovest a est, con una puntatina anche in Belgio, perche' avevo lasciato un conto in sospeso!
Ho girato su strade di tutte le dimensioni, ma divertendomi sempre nella guida perche il panorama ha variato tanto, passando dalle colline fino alle dighe del mare del Nord. Anche oggi ho consumato poco, facendo un pieno poco dopo la partenza e arrivando a destinazione con ancora un po' di benzina. E meno male, perche' qui un litro di Super 95 costa 1,44 euro!
Comincio subito il mio programma di visite con il paesino di Thorn, 40 km a nord della citta', raccolto in un gruppo di casette bianche separate da ciottolato, con caffe' e negozietti. Non per niente viene chiamata la citta' bianca. L'atmosfera e' da coppiettre, ma in stile olandese, quindi di tutte le eta' e specie, dai fidanzatini adolescenti alla vecchia coppia di motociclisti che a malapena si toglie il casco per bere.
Dopo questa sosta chiudo il conto con il Belgio, e con le abbazie trappiste, visto che proprio sul confine, e a 20 km da Eindhoven, i monaci benedettini di Achen producono la trappiste Achen, l'ultima che mancava alla mia collezione.
Rientro in Belgio, ancora senza accorgermene, e come al solito esco da ogni paese per ritrovarmi in apertra campagna, in un complesso isolato dove pero' e' stato costruito un self service con brasserie nella corte dell'abbazia per la gioia dei turisti arrivati in bicicletta da Belgio e Olanda.
Forse e' l'abbazia piu' organizzata, anche se neanche lei permette di vedere le fasi di produzione della birra. Accanto al mio tavolo c'e' una motociclista che sta aprendo una cartina stradale: toh, una solitaria in moto? Mi sposto subito verso di lei e cominciamo a chiaccherare. Arriva da Lille, in Francia, e ha appena girato il Belgio, confermandomi il divertimento delle strade del sud del paese. Dopo Eindhoven pero' lei scende verso Maastricht, Liegi e il Lussemburgo.Peccato, facciamo solo 20 km di strada insieme, ma e' dura starle dietro, continua a sorpassare come se stesse tentando il giro veloce a Spa!
Tutti e due attratti dal Van Abbemuseum, uno dei pochi motivi che spinge ad andare in una citta' industriale in cui ha sede la Philips. L'altro potrebbe essere seguire una partita del PSV, la squadra di calcio locale che e' spesso protagonista nelle competizioni europee. Il museo e' splendido, soprattutto la nuova parte che completa il disegno originale. Dentro c'e' il meglio degli artisti del XX secolo, da Mondrian a Kandinski.
Io ed Hellen ci salutiamo, e proseguo da solo verso S-Hertogenbosch, una cittadina a 20 km da Eindhoven famosa soprattutto per il suo dolce tipico, il Bossche bol, un bigne' gigante coperto di cioccolato fuso e ripieno di panna. Io l'ho assaggiato davanti alla cattedrale nella piazza del mercato, dopo un giro nelle viette tra case antiche e centri commerciali.
Certo, Den Bosch, come lo chiamano gli olandesi, non merita un;attenzione particolare in mezzo a molte citta' anche piu' ricche di storia, ma una sosta dolce sulla strada sicuramente non guastava!
Riprendo l'Atlantic che e' gia' pomeriggio, e finalmente il sole sembra non andarsene piu' via. Dopo essere salito verso nord ora punto deciso a ovest, in direzione delle dighe, quelle del delta, che hanno dato vita a molti progetti imnponenti per recuperare terreno agli olandesi e per prevenire catastrofi provocate dalle maree, con le quali questo popolo ha dovuto convivere da secoli.
Sono finite le citta' piu' grandi e gli insediamenti grandi e piccoli, lasciando posto a campi coltivati e prati dove le mucche silenziose ruminano a bordo della strada o in mezzo al nulla, sedute al sole.
Prima del mare mi aspetta sulla strada un piccolo castello vicino a Woudrichem, a 20 chiilometri da Den Bosch, su una strada pianeggiante piena di mucche e pecore. L'aria e' ancora fresca, ma e' molto piu' vivibile di qualche giorno fa, e soprattutto il sole da' i giusti colori al panorama, prati lucenti, cielo terso e vista a perdita d'occhio!
Esco dalla statale 267 e mi trovo in mezzo ai campi, ma a 3 km ecco il fossato dello Slot Loevestein, un castellotto abbastanza piccolo ma molto suggestivo, che una volta era adibito a prigione. Ci si puo' arrivare anche dal fiume, sui comodi traghetti che passano precisi come autobus lungo il fiume.
Finita l'ultima visita, ora mi aspettano le dighe del delta, quelle che passano sotto la statale N57, che le percorre da nord a sud. Arrivo in zona verso le 18, quando il cartello Yerseke mi fa venire in mente che qui coltivano le ostriche piu' buone d'Olanda. Come spesso capita nei viaggi l'itinerario puo' essere scelto o improvvisato grazie a dei ricordi, delle letture o dei consigli ricevuti, e basta richiamarli alla mente in un attimo che tutto prende forma. Metto cosi' la freccia e mi addentro nella cittadina di mare, che e' affacciata su un gigante lago, perche' di mare non si puo' quasi parlare viste le dighe, dove i pescatori stanno raccogliendo ostriche a volonta'.
Io mi siedo in un tranquillo caffe' e mi faccio portare 3 ostriche gratinate accompagnate con birra scura, alla maniera irlandese. Anche con la besciamella si sente che sono freschissime. Certo, non le ho mangiate alla mediterranea, facendole appassire con una spruzzata di limone e starnutire con una macinata di pepe, ma anche cosi' sono deliziose. Questo aperitivo fuori programma ci voleva proprio, anche perche' avevo gia' all;attivo due ore di guida ininterrotta.
Ok, ora si fa sul serio, salgo sulla N57 mentre sta scendendo il sole, ma lo spettacolo vale la pena. Il progetto Delta e' un lavoro imponente, e lo si vede da vicino percorrendo la statale proprio accanto alle chiuse. Nel progetto Delta sono stati chiusi oltre 6 km di mare con dighe mobili, che vengono continuamente controllate per salvaguardare le nuove attivita' sorte all'interno.
Dopo averle ammirate in lungo e in largo decido di fermarmi nella penisola centrale delle tre che fanno parte di questa regione chiamata Zelanda, perche' sulla cartina sono segnati una miriade di campeggi.
Questo e' un paesino di mare come intendiamo noi, anzi, tra i migliori, a parte il clima che sicuramente ci invidiano. Casette basse con il giardino, intimamente sepratate dalle altre da una vegetazione rigogliosa, e verso il mare dune di sabbia.
Il campeggio alle 20.30 ha gia' chiuso, ma il prorietario chiamato al telefono si incammina per aprirmi il vancello> sono salvo!
.
Mi consiglia anche un ristorante di pesce di un suo amico, dove mangio 3 sogliole, o slibtong, da far perdere la testa. Sara' per il posto fuori dal mondo, dove tutte le famigliole girano felici, sara' per il tempo stupendo di oggi e per il bellissimo giro in scooter con tanti cambi di paesaggio. Ma sara' forse per la risata contagiosa della cameriera che mi ha servito la cena, una ragazza di 25 anni davvero molto carina. Con il coraggio dato dal migliaio di chilometri che mi separano da casa l'ho invitata a bere qualcosa, e a continuare la serata, dato che non avevo ancora visto la spiaggia. E cosi', mentre le famigliole dormivano nella pace del delta, ci siamo incamminati per una lunga passeggiata, finche', esausto ma felice, sono tornato in punta di piedi alla mia tenda.
Maastricht (NED) - km 2040
15/08/2005 +18
Oggi ho lasciato il Belgio e sono entrato in Olanda. Non aspettatevi che vi parli di grandi saliscendi e di tornanti da lasciare il segno delle gomme, perche' anche l'Olanda e' piatta, anzi, e' pure poeggio: qualche metro delle sue zone e' sotto il livello del mare!
Ma tra me e i Paesi Bassi c'e' stata di mezzo tutta la giornata, passata in gran parte a capire come si gira in scooter nella cuitta'-cantiere di Anversa, in un dedalo di sensi unici fiorse peggio di Bruxelles, perche' con i lavori in corso anche la strada che pensi ti possa portare fuori dai guai ti impone una deviazione. Oggi sono stato leggero dopo l'abboffata dell.Amadeus, e mi sono promesso niente bagordi fino a quando non arrivero' a Maastricht, nell'ultimo lembo sud-orientale dei Paesi Bassi, incastrata tra Belgio e Germania.
Dopo il classico appuntamento all'internet cafe' per scrivere il mio racconto ho acceso l'Atlantic Sprint per una breve gita della citta' su due ruote che oggi, 15 agosto. e' coperta di mercatini delle pulci, che vendono oggetti di tutti i tipi, anche se la cosa piu' stravagante l'avevo vista ieri nel Grand Sablon, a Bruxelles: una barca a motore in legno di 6 metri!
I turisti hanno riempito le vie del centro attorno alla sontuosa cattedrale gotica del 1300 chiamata "Onze Lieve Vruowkathedraal", la cattedrale di Nostra Signora, con un campanile di ben 123 metri. Impossibile da fotografare perche' posizionato in una piazza stretta, ma visibile da quasi tutta la citta'.
Dopo essere uscito a fatica dal centro per ritrovare la strada dell'internet cafe' (avevo perso la mia preziosa cartina del benelux) sono andato verso il porto per prendere la strada verso Malle, che mi avrebbe portato alla penultima abbazia trappista belga, quella di Westmalle, a circa 20 km da Anversa. Ho dovutro scavalcare autostrade, girare per i ring e indovinare a intuito la direzione da prendere, senza orientarmi con il sole come un marinaio, perche' anche oggi e' nuvolo, ma almeno non scende una goccia.
Anche Westmalle si trova in mezzo alla campagna, in un posto che un tempo era davvero isolato dal mondo. Ora tutto attorno c'e' un parco per escursioni in bicicletta tra i boschi, e di fornte all.abbazia un caffe' come si deve, con oltre 200 posti a sedere per gli appassionati della Dubel, la scura, e della Tripel, l'ambrata. I monaci di Westmalle producono anche un buon formaggio d'abbazia, che non ho mancato di assaggiare. Qui lo mangiano con la senape, forte da pizzicare il palato.
Dopo l'ennesima sosta gastronomica sono tornato sulla N12 verso Thurnout, superando ancora paesini con una o due file di case sulla strada, finche', guardando l'orologio, non mi sono accorto di essermela presa un po' comoda. Sono gia' le 17, e non mi piace arrivare col buio in una citta' che non conosco: sono costretto a muovermi veloce. Gli ultimi chilometri li ho dovuti percorrere in autostrada, che per fortuna non ho visto con l'illuminazione notturna, caratteristica che distingue il Belgio dal resto del mondo, e che pare fosse anche il segno di distinzione per i primi astronauti che giravano intorno alla terra.
All'altezza di Beringen, dopo quasi 80 km di statale sono enttrato sull'autostrada in direzione Liegi per circa 30 km, uscendo pero' prima possibile, a Bilzen, perche' l'ingresso in un nuovo paese va fatto come si deve! Maastricht e' a circa 3 chilometri dal confine, che e' senza dogana da oltre 40 anni: da quando Olanda, Belgio e Lussemburgo hanno dato vita alla proto-comunita' europea con il ben noto accordo economico e politico a tre chiamato Be-Ne-Lux.
Sara' strano, ma uscito dal Belgio comincia qualche piccola discesa ed e' uscito pure il sole con un cielo azzurro. Benvenuto in Olanda! Questo movimento delle strade e' pero' un'eccezione: in Olanda, infatti solo questa zona, il Limburgo, insieme al Brabant, e' collinoso, con rilievi molto dolci che superano a malapena i 200 metri, ma sono considerate le loro montagne! Peccato che il divertimento duri poco, solo qualche chilometro tra casette colorate di legno e cemento con il tetto spiovente, e gli immancabili laghetti a movimentare la campagna.
Maastricht, sede del trattato degli storici 12 paesi della comunita' europea e' una cittadina piena di storia, e si vede subito girando per le strade attorno al centro dove svettano i campanili: ma e' anche in continua evoluzione, come si puo' notare dal Bonnefanten Museum, la cui torre, alta 28 metri e ben visibile oltre il fiume, e' stata costruita da Aldo Rossi.
Le guide dell'Olanda quasi impongono una visita a Maastricht, e sicuramente ne vale la pena, soprattutto quando si gira a piedi tra le strette vie, e si passa la Heelport, circondata dai bastioni: la piu' antica porta cittadina d'Olanda.
L'albergo che ho prenotato per telefono solo un'ora prima, il Maison du Chene, e' proprio nella piazza principale, chiamata ovviamente Markt. Come in quasi tutte le citta' che ho passato, anche qui l'accesso ad auto e moto e' scoraggiato, mentre motorini e biciclette circolano liberamente, sulla loro corsia preferenziale: guai a tagliargli la strada!
Dopo aver salito tre piani ripidi di scale e depositato i bagagli dello scooter sono pronto per conoscere la citta' a piedi. I ristoranti e i caffe' sono innumerevoli, io ho scelto un posto di cucina fusion asiatica, molto occidentale nel suo arredamento minimal, ma eccezionale nella cucina, con un "sweet and spicy chicken" da perdere la testa.
Mi intrattengo a parlare per mezzora con il proprietario, che mi da' qualche suggerimento sulle mie prossime tappe, mentre gli altri clienti pian piano se ne vanno a dormire. Ora sono solo in citta', tutto sembra essersi fermato, ma anch'io ho bisogno di un lungo pitstop.
Anversa (BEL) - km 1.880
14/08/2005 +18
Sono arrivato ad Anversa, o Antwerp, come la chiamano i belgi. Continua a piovere, e sempre a scatti, uno scroscio ogni mezzora per lasciare il posto al sole. Ne avro' contati 8 solo a Bruxelles, ma come fanno a vivere cosi'? Comunque il premio e' arrivato all'Amadeus, un ristorante di Anversa, non avevo mai mangiato cosi' per 16 euro, 3 birre comprese!
Oggi sono stato quasi tutto il giorno a Bruxelles, approfittando del fatto che le due citta' sono abbastanza vicine, 60 km circa.
L'hotel Charlemagne e' comodo e ho fatto una dormita coi fiocchi, dopo tutta l'acqua presa ieri sera. Dopo aver cenato in un fast food della zona della Grand Place mi sono mosso come un turista perfetto nelle strade della citta' vecchia alla scoperta di localini.
I locali piu' trendy sono piu' distanti, ma non avevo assolutamente intenzione di muovermi di notte sul pave' bagnato, in una citta' che non conosco e pure piena di sensi unici.
Gira e rigira sono entrato in un po' di birrerie, giusto per fare due chiacchere.
Ho conosciuto un po' di turisti, gli immancabili italiani e qualche belga, alcune davvero carine, sara' per lo stereotipo gamba lunga, capello biondo e occhi azzurri, ma facevano un'ottima scena!
Alla fine sono andato a dormire oltre le tre e stamattina mi sono sforzato ad essere pronto entro le nove, sforando di mezzora.Bruxelles e' gigante, ma il centro storico conviene girarlo a piedi, anche per andare alla ricerca dei prodotti tipici locali: birre e cioccolata!
Per le birre l'indirizzo giusto e' Beer Temple, un negozio di fronte all'ufficio informazioni della citta' che ne vende oltre 400 diverse. Peccato pero' che non faccia consegne in Italia, e io sono in scooter. L'alternativa ci sarebbe, si chiama Beer Mania, ed e' un superstore ancora piu' fornito verso Avenue de Louise, ma oggi e' domenica, ed e' chiuso sbarrato. Fortuna che vende via internet. Appena torno a Milano, se ho ancora qualche soldo sulla carta di credito comincio a fare la spesa.
Altre alternative in citta' non ce ne sono, e me lo ha confermato anche il simpatico gestore della birreria Delirium Cafe', un appassionato collezionista che nel suo locale serve piu' di 2000 birre diverse da tutto il mondo. Si trova proprio a due passi dalla Grand Place, in Impasse de la Fidélité, merita una visita solo la cella dove sono stipate tutte le bottiglie.
Per il cioccolato invece bisogna andare alla Grand Sablon, la piazza dove tutti i mastri cioccolatai hanno messo il loro zampino, primi tra tutti Godiva e marcolini. le cioccolaterie belghe sembrano dei negozi di design, molto minimal, dove il bianco delle pareti e degli scaffali fa risultare le opere color cioccolato.
Anche in questo caso mi ha fregato il bagaglio, ma soprattutto la stagione: chissa' una spedizione di cioccolato a Milano come la troverei al mio arrivo a fine agosto. Allora mi sono dovuto adattare: il Chocolixir di Godiva, un frullato di cioccolato con sopra panna e miele. regala minuti di gioia autentica!
Ovviamente in centro ho anche visto la famosa statua del bambino che fa pipi', il Menneken Pis, ed e' veramente minuscola, neanche mezzo metro! La si riconosce perche' e' circondata da centinaia di macchine fotografiche, ovviamente tutte con lo zoom al massimo! In mezzo a tutti non potevano mancare gli italiani. Dalla folla la voce di una mamma rivolta ai suoi pargoli, con un vago accento della capitale:"Ao', 'namo avvede sto scorcetto qua invece di sta' vvede sto pischello che piscia naa fontana!" Grazie di questa pillola di saggezza!
Ok, non ho parlato di chiese, musei o palazzi storici, ma per questo ci sono mille guide a riguardo. La citta' nel pomeriggio l'ho girata in scooter ed e' grandiosa, con i monumenti in grandi piazze e vialoni di grande traffico che costeggiano il centro tutto di saliscendi e viette. Prima di uscire dalla citta' non ho pero' mancato una visita alla birreria A la Morte Subite, sarebbe un delitto saltarla: un locale di inizio secolo con colonne e stucchi giallo scuro dove servono la famosa birra omonima, anche addolcita con la granatina, come piace ai locali.
Uscito dalla citta' sono andato verso un altro monumento simbolo della citta', e come e' capitato per la Torre Eiffel di Parigi, anche l'Atomium di Bruxelles da costruzione temporanea per un'Expo, e' rimasto stabile. L'Atomium, che si trova ovviamente nella zona dell'Expo, vicino allo stadio Heysel, e' una ricostruzione alta cento metri di un atomo. Purtroppo e' in restauro e circondata da gru, poco fotografabile.
Poco male, visto che sta ancora per piovere mi butto veloce in autostrada e punto verso il porto di Anversa, uno dei piu' grandi del mondo. Tre quarti del viaggio sotto l'acqua, ma per fortuna il parabrezza maggiorato protegge bene dalla pioggia, quasi non avrei bisogno dei pantaloni antipioggia, se non scendesse l'acqua dalla visiera del casco.
Ho gia' prenotato un hotel in centro, vicino al ristorante Amadeus, che mi ha consigliato un amico a Milano. E' vero, oggi ho guidato poco, ma ho visto una citta' molto scenogtafica che andrebbe sicuramente approfondita in piu' giorni. Gioie e dolori di chi gira alla scoperta dei posti. Per tornarci con calma c'e' sempre l'autunno.
Grande dritta l'Amadeus, non avevo mai mangiato delle costine di maiale al miele, e queste sono favolose! E' un ristorante d'altri tempi, con una musica di sottofondo che sembra esca da un grammofono, anche per l'eta;' delle canzoni, e che serve un piatto solo. "Ti piacciono le costine?" mi chiede il cameriere. "Bene, perche' serviamo solo quelle!" Io me ne sono fatti portare tre taglieri, tanto qui e' a volonta', ma mi sono tenuto un posto per la mousse di cioccolato, da commozione! "Il segreto della ricetta? Usiamo cioccolato belga...". E ci mancherebbe!
Ho fatto amicizia con un tavolo di olandesi ben assortito, e poi siamo usciti insieme a bere nei baretti del centro. La citta' ha un grande centro storico ed e' molto vissuta, con palazzi tirati a lucido vicino a case piu' fatiscenti, am c'e' una grande aria di ristrutturazione, a giudicare dai grandi cantieri aperti.
Per oggi e' tutto, domani dovrei trovarmi in Olanda. Arrivederci Begio, so che ci rivedremo!
Bruxelles (BEL) - km 1.760
13/08/2005 +19
Arrivato a Bruxelles, la capitale, dove tutto e' ingigantito: traffico, strade, sottopassaggi, e ovviamente la pioggia, a dirotto per tutta la sera!
Dopo una mattina per le foto di rito sui canali di Bruges, difficili pero' da mandare dagli internet cafe' (appena ne trovo uno attrezzato faccio una spedizione come si deve!), sono tornato al Bauhaus, a fare colazione. Il personale di ieri ovviamente sta dormendo, ma l'atmosfera e' sempre la stessa: backpackers che arrivano a piedi, e gente ai tavoli per la colazione. Mi fermo anch'io per un caffe', visto che in tutto il Belgio, accompagnare questa bevanda con una sigaretta non e' tabu!
Oggi le mie visite saranno concentrate su Gand (Gent) e sulla piccola birreria di Silly, un fiore all'occhiello nella produzione belga, che si trova su una strada secondaria verso Bruxelles.
Da Bruges a Gand percorro stradoni a due corsie, con la musica nelle orechie per allentare la monotonia, ascoltando canzoni francesi in stile Gilbert Montagne' o metal fiammingo, davvero pesante!
Arrivo a Gand in poco piu' di un'ora, e mi fermo due ore a visitare la citta' a piedi, anche perche' ho capito che in scooter non si puo' entrare nel grande centro storico. Gand e' una vcitta' molto grande per il Belgio e non solo turistica. Nel medioevo era la seconda citta' piu' grande d'Europa dopo Parigi. Ha ben tre grandi piazze nel centro storico separate da due chiese maestose, e dal canale dove scorre il Leie, per riprendere sempre le atmosfere delle citta' belghe. Anche il castello nel centro della citta', il Gravensteen e' da visitare, proprio inglobato dalle vie, ma dall'atmosfera medievale, tutto in pietra. Tra i musei il piu' apprezzato e' il Museum Voor Vormgeving, indicato anche come Design Museum, che raccoglie molte produzioni di architetti e desingners belgi del dopoguerra. Io purtroppo non sono riuscito a visitarlo, ma in compenso mi sono goduto una sosta per una Duvel (famosa birra fiamminga) con vista sul centro storico a Medici, un bar pretenzioso in una piazzetta con un arredamento interno anni'20 molto curioso> da visitare i bagni e da ammirare il tocco kitsch dell'acquario sul pavimento delle scale in cui nuotano delle carpe.
E' tempo di scappare da Sono gia' passate le 14 ed e' tempo di raggiungere Silly: la birra mi aspetta! Esco suilla N9 e poi decido di tagliare a sud per la N42, che passa attraverso qualche bosco, per evitare uno stradone con camion e auto troppo veloci che non mi permettono di guardare il panorama. Arrivo a Silly che sono le 16.30, e mi fermo al bar vicino allo stabilimento. La Silly e' molto famosa e apprezzata in Belgio e produce molte qualita' diverse. Io ho scelto la Saison, una birra bianca al sapore di limone, molto torbida e freschissima, anche in bottiglia sembrava alla spina. Le altre birre le provero' con calma, appena trovo un negozio che me le spedisca in Italia.
Dopo Silly e' la volta di Waterloo, uno dei luoghi piu' famosi della storia per la sconfitta di Napoleone, ma malgrado questo non ci sono indicazioni per la citta', fino a pochi chilometri da li, molto strano!
Sta ovviamente piovendo quando mi avvicino, e scopro che devo passare a sud da Ninive, malgrado sulla carta ci sia una strada segnata che mi farebbe risparmiare piu' di 10 km. Ok, ci sto, arrivo da sud, e mi trovo qualche collina commemorativa della battaglia anche se non riesco a entrare nel Panorama, un cilindro gigante affrescato a 360 gradi con la raffigurazione della battaglia! La pioggia, la birra e le deviazioni di Ninive mi hanno fatto tardare troppo. Sono stato sconfitto anch'io a Waterloo!
Sto entrando a Bruxelles, ma la periferia e' gigante. Il brutto di quando non conosci una citta' e' il numero di indicazioni che dovrebbero aiutarti, che richiamano i vari quartieri, ma che ti confondono di piu' le idee. Io non voglio entrare subito in centro, anche perche' l'albergo che ho prenotato stamattina via internet per 60 euro e' davanti alla sede dell'Unione Europea, il famoso palazzo che a Bruxelles chiamano il caprice de Dieux, per la somiglianza con la forma e il colore del formaggio incartato, argento e blu.
Mi trovo in Avenue de Louise, che scopriro' poi essere uno dei punti focali della citta', la via Montenapoleone o via del Corso.
Arrivo all'Hotel Charlemagne, nell'omonima via, che quasi e' buio, mentre la pioggia non ha smesso un attimo, altro che nuvoloni passeggeri! Ho capito che Bruxelles si gira attraverso un ring interno, una circonvallazione fatta di gallerie e incroci in superficie che gira tutta intorno al centro. A seconda dell'incrocio in cui sei poi giri e arrivi a destinazione. perfetto!
Dopo un bel bagno rigenerante in una vasca dopo tante docce a gettone in campeggio sono pronto per la lunga notte di Bruxelles: e' sabato sera ed e' anche ferragosto!
Parcheggio l'Atlantic in place Agora, vicino alla Grand Place, la piazza centrale della citta' vecchia da dove partopno tutte le viette di negozi e locali. Comincio a camminare lungo i bordi delle case per non prendere la pioggia quando un gruppo di magrebini mi si avvicina guardando male il mio marsupio, e mi chiede una sigaretta, visto che sto fumando. Apro il pacchetto e uno di loro me lo strappa con segno di minaccia. Ok, tienilo, se questo e' il bottino io ci sto, ma il portafoglio questa sera lo nascondo bene!
Ora comincio ad addentrarmi nella notte di Bruxelles, domani faro' il turista alla ricerca di cioccolato e birre!
Bruges (BEL) - km 1.570
12/08/2005 +20
Gia', forse chiamano cosi' le ragazze belghe con poco seno, perche' nelle Ardenne, la parte nord del Belgio, non c'e' una collinetta manco a pagarla! Mi sono messo il cuore in pace: dopo aver lasciato i territori collinosi e le strade da sogno, ora solo campagna, qualche chiesetta e strade dritte, che ogni tanto si addolciscono con qualche sporadica curva.
Sono arrivato a Bruges, o Brugge, come la chiamano i belgi.
Bruges e' una cittadina votata al turismo, con dei bei canali che permettono degli scorci favolosi su cui si affacciano casette alberate, non per niente chiamano anche lei la venezia del nord, come Amsterdam, Stoccolma... Ci sono due modi di girarla: con le barchette che propongono il giro turistico, o in scooter, seguendo il dedalo di sensi unici e di deviazioni che ti confondono le idee, passando su ponti, piccole circonvalazioni e facendoti ritrovare in alcuni momenti "fuori dal gioco", cioe' sulla circonvaloazione esterna. Il centro della vita di Bruges, come tutte le citta' turistiche che si rispettino e' la piazza della cattedrale e del municipio, il Markt.
Ma prima di Bruges ho molto da raccontare, perche' la giornata e' stata lunga. Approfittando delle strade piu' monotone ho testato il Radio MOB control, il sitema di radio, interfono, e comunicazione con il cellulare che ho fato montare sull'Atlantic, gia' predisposto di serie. Ho ascoltato un po' di radio locali; la ricezione e' molto pulita, anche con un casco aperto, perche' l'auricolare, in velcro, e' posizionata molot all'interno e non riceve fruscci del vento. Avrei voluto testare anche la comunicazione col mio cellulare, ma non ho ricevuto telefonate, solo sms.
Da Tournai sono andato verso Ieper, chiamata Ypres dai belgi, dopo aver saltato con un attraversamento veloce la citta' di Kortrjik, che non merita una lunga sosta.
Comincia a piovere, una caratteristica delle Ardenne e forse di tutto il Belgio. Non sono temporali che scatenano tuoni e fulmini e neanche pioggia fitta che dura ore o un'intera giornata: sono proprio scrosci, fastidiosi quanto violenti e passeggeri. Quando arriva il nuvolone nero e' sicuro che scarichera' pioggia, ma passata quella in molti casi torna il sole, e il gioco continua.
Ypres ha un centro storico molto curato, con una cattedrale gigante attorno a cui ruota tutta la vita. Purtroppo la vista era rovinata dal circo-luna park che aveva stabilito qui le sua base estiva, togliendo molta aria alla piazza rettangolare. Intorno tante viette di case in mattoni tipiche fiamminghe con negozietti e ristoranti. Molto ordinata e facile da girare, non avra' il fascino quasi perfetto di Bruges, ma merita sicuramente una sosta.
Uscito da Ypres mi dirigo verso un'altra abbazia trappista, quella di Westvletereen, a 20 chilometri dalla citta' e sulla strada verso il mare. Qui producono la St Sixtus, ma in piccole quantita', tanto che non e' sempre semplice da trovare come ad esempio la Orval, la Chimay o la Westmalle.
E infatti, come da programma, l'abbazia non si puo' visitare e la brasserie oggi e' chiusa, visto che la birra e' terminata! Ci spiace, grazie, arrivederci. Peccato che un paese come il Belgio, in cui il 2005 e' l'anno della birra, le abbazie trappiste, che sono il fiore all'occhiello della tradizione del paese offrano questo trattamento bizzarro ai turisti.
Va be', dopo questo sfogo, aumentato anche dal fatto che le strade non sono piu' divertenti come ieri, mi butto annoiato con l'Atlantic verso un benzinaio, e poi verso il mare, per vedere come sono i loro paesini sulla costa.
L'Atlantic non sta consumando quasi niente, arrivo a 23 o 24 km con un litro, una lieta sorpresa, anche perche' ci lamentiamo dei prezzi italiani, ma qui la super 95 costa in media 1,35 euro al litro!
Ritorno sulla N8 dopo la deviazione infruttuosa verso l'abbazia e passo per Veurne (25 km da Ypres) e mi fermo nella piazza principale, anche questa molto carina ma rovinata da un palco gigante che stanno smontando in questo momento. Ok, e' arrivato il tempo di puntare verso Ostenda lungo la strada litoranea, la N34, che porta fino in Olanda.
IE qui la vera sorpresa: le citta' di mare belghe sono degli agglometrati di casermoni da 10 piani a pochi metri dalla spiaggia! Citta' impersonali e annichilite dal traffico lento dei vacanzieri sui viali pieni di negozi. Non c'e' interrzione, da De Panne a Ostenda, collegate anche da un tram, per 30 chilometri passando per Niuwport lo spettacolo e' lo stesso: casermoni, mare agitato color sabbia e vento forte, con le solite nuvole fantozziane che ti costringono a infilarti l'antipioggia. Passo cosi' oltre un'ora, sperando che il panorama cambi ma non succede fino al centro di Ostenda, un po' piu' vivibile e a misura d'uomo. La zona del porto, dove c'e' anche la stazione e' piena di ristornati che offrono moules, le cozze tra le piu' fresche del paese. Se volete assaggiarle pero' dovete andarci nelle ore canoniche dei pasti, perche' ristoranti durante il giorno sono quasi tutti chiusi.
Ok, un altro segno, devo proprio andare a Bruges! Come sempre dopo una giornata di guida nelle stradine scelgo l'autostrada, per guadagnare tempo e anche per evitare semafori, traffico e sfruttare i quasi 40 cavalli dell'Atlantic. In mezzora sono alle porte della citta', o almeno sulla circonvallazione della "fortezza di Bruges", dove gli ingressi sono molto piu' rari delle uscite. Vado alla stazione, esterna al centro storico, per qualche informazione, ma scopro che, pur essendo una delle citta' piu' visitate del Belgio, l'ufficio informazioni chiude alle 5! Ma come, e tutti i turisti che arrivano in treno? Ho capito, trovo un campeggio a 2 km dall'ingresso della citta' e monto la tenda, non voglio avventurarmi alla ricerca di una camera a ferragosto.
Lasciati i bagagli mi butto nella Bruges by night, dopo un giro tra le viette a dorso di scooter. Parcheggio vicino al Markt e cerco un posticino dove mangiare dopo una meditazione di mezzora davanti a una Brugge tripel. Cosa cerco? Moules, ovviamente! In una piazzetta laterale ci sono un po' di ristoranti, io scelgo il Poulles et Moules, dove per 20 euro puoi mangiarne a volonta': io sono riuscito a finirne tre porzioni, cotte nella birra, niente male! Le carrozze con i cavalli intanto continuano i loro giri serali con i turisti, mentre le barchette passano sui canali illuminati. E mentre turisti francesi, spagnoli e italiani ritornano agli alberghi con i loro bambini, esce il popolo della notte, che io ho trovato nell'ostello-internet cafe' Bauhaus, un posto molto movimentato in cui sembra di stare in una grande citta', e non nella venezia del nord! Il Bauhaus richiama ragazzi di tutte le nazionalita: io ho passato la sera tra un articolo e qualche birra in mezzo a messicani che lavorano a Londra (globalizzazione!), tedeschi, spagnoli... Ho retto fino alle 3, ma ci sarei stato fino alla chiusura. Se andate a Bruges fuggite dai baretti con la candela e il menu con le foto, ma buttatevi subito al Bauhaus, la vita e' li! Ora devo andare a dormire, domani mi aspetta la capitale...
Turnai (BEL) - km 1.350
11/08/2005 +17°
Giornata intensa, ma le Fiandre regalano un sacco di chicche, e oggi le ho girate in lungo e in largo, alla ricerca di birre speciali e di paesini da cartolina, e sono andato a colpo sicuro! Dopo quasi 300 km sono arrivato a Tournai, una cittadina vicino al Mare del Nord che gli uffici del turismo belga promuovono molto, ma che merita in ogni caso una visita.
Stamattina sono uscito presto da Bouillon, dopo aver aspettato l´apertura del Marchee du Natalie; il negozio che vende birre locali e che ha una fornitura sconfinata di birre speciali belghe: fosse stato aperto l'avrei implorato di spedirmi in Italia una confezione speciale, ma sembra che il gestore non ne voglia sapere di svegliarsi...
Grazie a una deviazione imprevista ho allungto iul mio giro di qualche chilometro, ma nelle Fiandre non é un problema perché ogni strada é divertente e mai monotona. La prima tappa del mio tour de forrce é Redu, la città del libro; a 40 km dalla mia partenza, che grazie i suoi collezionisti vanta un nome in tutta Europa. I negozianti se la prendono comoda; tanto che alle 10 di mattina, ora in cui sono comparso io, erano ancora quasi tutti tra le braccia di Morfeo. In giro solo facce da topi di biblioteca, primo tra tutti il gestore della "Librairie Ardennaise", che ha in collezione oltre 30.000 volumi, il più antico dei quali del 1560.
Dopo Redu é stata la volta di Rochefort, ad altri 20 km di stradine, da Redu e a poco più di 50 da Bouillon. Tra un paese e l'altro il panrama e' sempre lo stesso, e niente male: strade che spariscono nei boschi con curvoni tra gli alberi e poi riemergono in campagna, tra un trattore da superare e un gruppo di mucche che stanno brucando l'erba, incuranti del mio passaggio. Non credevo che le strade delle Fiandre fossero cosi' movimentate: anche se la cima più alta del Belgio non supera i 500 metri non mancano mai i saliscendi; che accendono la lampadina a qualsiasi motociclista.
Rochefort é famosa per due particolarità: le grotte di Han, le più spettacolari del Belgio; e l'abbazia trappista di Notre Dame St Remy, una delle 6 produttrici di birra. Beh, nella mia gita a Rochefort non sono riuscito a visitare nessuna delle due: per le grotte l'attesa era di oltre un'ora per una visita guidata di un'ora e mezza, mentre l'abbazia di Rochefort , oltre a non permettere una visita, non ha neanche una brasserie nelle vicinanze dove provare la loro ricetta segreta.
Ma intanrto ha iniziato a piovere forte e sono solo a metà della giornata. Non saranno queste gocce pesanti come catini a fermare me e l'Atlantic dalla scoperta del Belgio...
Messo lo scafandro e coperta la borsa sul tunnel dello scooter sono pronto per affrontare le prossime curve, direzione Durbuy, un'altra citta' cartolina che in più produce birre e confetture deliziose. Arrivato a Durbuy il cielo si apre; sarà un segno? Meglio cosi', posso passeggiare nei vicoli dall'aria provenzale, con le botteghe; le brasserie e gli scorci delle case in pietra ombreggiate dagli alberi. Mi fermo a fare acquisti anche se so che me ne pentiro', senape al miele, alle fragole, crema al cioccolato, marlmellata di frutti di bosco speciale, tutte fatte in casa. Già, ma io sono in scooter!
Durbuy; oltre a essere una cittadina da quadro produce anche una ottima birra, tra tutte da provare é la Durbuoise Triple; 8 gradi d'alcool ma un sapore indescrivibile. Io non ho saputo resistere, e ora devo camminareun po' prima di rimettermi alla guida.
Anche questa é fatta, devo scendere verso Dinant; una cittadina a pelo d'acqua e all'ombra di una montagna; con una fortezza che si raggiunge attraverso una piccola funivia. Altri 30 km, mai monotoni, anche se a rendere il viaggio piu' frizzante ci ha pensato un acquazzone che ha allagato tutta le strade. Ogni temporale non dura piu' di 10 minuti in Belgio, ma l'effetto é devastante! Peccato perché rovina per un po' il divertimento di girare in moto su queste strade.
Dopo Dinant si torna a parlare di birra, ed é forse la più famosa delle trappiste. Cerco sulla mappa la cittadina di Chimay, dove c'é l'abbazia di Notre dame de Scourmont, dove producono la chiara, la doppio malto e la Triple, oltre a un formaggio di fattoria ormai famoso come le birre. Anche quest'abbazia non si puo' visitare, ma rispetto alle altre sembra una clinica, perfetta, pulita e con un odore di disinfettante nei corridoi. Il custode, ormai abituato alla mia domanda mi risponde che gli assaggi dei prodotti Chimay si effettuano nella nuovo "Auberge de Poteauprè", aperto ad aprile 2005 e a 500 metri dall'abbazia. Vado, e provo la Triple anche questa a temperatura polare. Peccato!
Uscito da Chimay arriva la punizione: un altro diluvio che scariica fiumi d'acqua per 10 minuti, poi esce pure il sole. Mi mancano quasi 80 km a Turnai; di cui i primi 40 su una serie infinita di dossi e cunette che sembra di stare sulla nave pirata del luna park, e gli ultimi 25, e lo dico a malincuore ma con i vestiti ancora bagnati; in autostrada...
Sono arrivato, pronto a scattare un'altra foto che potreste ricevere come cartolina dal Belgio.
Turnai e' un paesino turistico ma anche movimentato che finalmente non va a dormire dopo le 22. Non ho sonno, mi sa che mi butto nella mischia...
Bouillon (BEL) - km 1080
10/08/2005 +18°
Sono da poche ore in Belgio e già sono entusiasta. Sarà perché sono finito in un posticino spettacolare; Bouillon, la patria di Goffredo di Buglione (tradotto in italiano); un paesino di 5400 abitanti all'ombra di una fortezza che copre quasi tutta la collina, e che io vedo direttamente dalla finestra della mia camera da letto del Bed & Breakfast "Baugard", consigliato dalla Lonely Planet.
Stamattina sono partito con calma da Baden Baden, anche se mi aspettava un lungo percorso attraverso Francia e Lussemburgo per entrare nelle Ardenne.
Parlavano di una possibile decisione di Chirac sulla chiusura delle frontiere di Shengen, ma evidentemente non se n'é fatto nulla perché mi sono ritrovato i cartelli in frencese senza accorgermi.
Nei primi 20 km di viqggio sullq N62 subito la prima sorpresa: il paesino di Soufflenheim, un borgo di casette in pietra e legno tutte adornate di fiori, con botteghe di arigiani; hotel de charme e ristorantini, un posto da innamorati. Non vedendo nessuno sul sedile posteriore ho tirato dritto; non fa per me! Guardando la cartina devo ancora percorrere un centinaio di km in Francia per raggiungere Saabrucken, da dove parte la strada per il Lussemburgo.
Altri paesini come Soufflenheim pero' non ne ho passati; ma in compenso ho trovato una strada divertente e ondulata; per non perdere il ritmo di pieghe quotidiane. Anche oggi ho fatto una deviazione improvvisa; il bello dei viaggi semi-organizzati come il mio. All'altezza di Bitche, sulla N62 ho visto il cartello per visitare il museo del Fort Simserhof, appartenente alla Ligne Maginot; che correva nella seconda guerra mondiale proprio lungo questa strada per cercare di fermare l'avanzata delle truppe di Hitler. La visita dura 1 ora e si effettua in trenino attraverso tutte le costruzioni del tempo, ma chi ha fiato e gambe puo' percorrere l'itinerario a piedi sulla collina; 1 ora e mezza per i più allenati.
Come ieri il tempo scorre troppo velocemente e devo recuperare se voglio vedere qualcosa del Belgio con la luce:
rientro in Germania (cartelli in tedesco) e sono ormai le 15, decido cosi' di ributtarmi in autostrada per passare il Lussemburgo ed entrare in Belgio da Arlon.
Alle 16.30 sono sulla N83 per percorrere gli ultimi 65 km che mi separano da Bouillon, anche se la mia prossima tappa é un'altra, e corrisponde a uno dei motivi per cui ho scelto proprio questa nazione: l'abbazia dei monaci trappisti di Orval, una delle 6 produttrici di birra nel paese. Per vantare il certificato di trappista bisogna infatti produrre la propria birra in loco secondo delle regole di genuinita' ben precise. La Orval lo fa e anche molto bene! L'abbazia attuale è stata costruita nel 1926, ma rimangono ancora la rovine della vecchia cattedrale gotica dove vivevano i monaci nel medioevo.
Orval si trova in una vallata nascosta dai boschi; e si raggiunge attraverso una stradina nei boschi; molto affascinante. Nelle due ore di guida in belgio ho trovato subito un panorama rilassante; con pendii dolci; campagne e boschi meno pronunciati che in Germania. Il Belgio infatti e' molto più pianeggiante; ma i saliscendi rendono la guida divertente. C'é da stare attenti pero' alle curve; non sono sempre segnalate e in alcuni casi chiudono molto strette: mai entrare troppo veloci!
Davanti all'abbazia si puo' degustare la Orval alla brasserie "a l'ange Gardien". L'unica pecca é che te la servono a temperatura di frigorifero, quando andrebbe bevuta a 12-14 gradi; come tutte le birre trappiste e un po' torbide. La nota positiva è che costa 2,20 euro.
Dopo altri 30 km di curve che percorro un po' piu' allegro sono sul ponte di Bouillon, dove passa il fiume che taglia in due il paese. Lascio i bagagli al Baugard e vado subito a cena: la gestora del B&B mi consiglia "la Vieille Ardenne", dove provo il prosciutto di Bouillon, non male, e un'ottima entrecote di vitello al formaggio cotta nella birra di Buillon. Superba. Ovviamente il boccale è pieno di Cuvée de Bouillon, che insieme alla Buillonnaise e alla Médiévale costituiscono la produzione del birrificio locale, una costante di tutti i paesi belgi!
Come q Friburgo, anche qui scatta il coprifuoco alle 22, e dopo una gita della fortezza in notturna decido di andare a dorlire. Finito il viaggio dovro' mettermi a dieta...
Baden Baden (GER) - km 720
09/08/2005 +20°
No, non e' che a Baden Baden abbia trovato il paradiso terrestre, mi sto solo riferendo alle strade della Foresta nera... Sono arrivato a Baden Baden; finalmente, dopo averlo abbaiato tanto... Ok; un giorno di ritardo ma voi non avreste fatto lo stesso su queste strade? La Foresta Nera e' una palestra per i motociclisti, anche per me che guido uno scooter1
Ho percorso circa 270 km senza quasi accorgermene;, e devo dire che l'Atlantic e' stato il compagno ideale per queste strade: bilanciato; perfetto per le curve dolci anche a pieno carico; e con un bel po) di cavalli da scaricare nelle salite; li sono proprio divertito!
Dopo aver salutato Friburgo anche di giorno ho approfittato della giornata di montagna per riprendere la E500, dopo essermi spalmato una Lancaster protezione 24, visto che qui il sole picchia ma la temperatura non supera i 20 gradi al sole. E' incredibile ma la E500 é sempre li', anche quando non la cerchi o sbagli strada.
Direzione Baden Baden; per una sauna rigenerante al Caracalla; un centro termale fin troppo turistico ma all'avanguardia. Mentre guido sotto l'aria frizzante il mio pensiero corre subito verso le stanzette in legno a 95 gradi...
La prima deviazione e' subito dopo Friburgo; all'altezza di Kirchzarten, mi infilo senza pensarci in una stradina che porta verso le colline. Dopo 7 km un bivio mi indica una salita nella foresta con pendenza massima del 17%, un invito a nozze! La strada sale per 5 km nel bosco e mi trovo a 1500 metri di quota dove partono gli skilift, Mi sono divertito come un bambino, la percorrerei altre 10 volte, ma qui c'e' solo l'imbareazzo della scelta; basta mettere la freccia e si scoprono decine di itinerqri come questo, che portano anche a oltre 2000 metri, dove la vista spazia fino alle Alpi. Le ore passano e decido di riprendere la E500 per smetterla con i tornanti stretti e riprendere il ritmo ondulato delle colline. Prima di tornare a Titisee, dove ero uscito ieri ecco il cqrtello giallo E500: sono di nuovo in pista! Mi mancano oltre 40 km alla prossima tappa: Triberg, il paese degli orologi a cucu; un borgo delle fiabe dove ogni ora sembra che abbiano detonato una voliera. La strada per Triberg e' spettacolare; sembra di essere in Austria, con un asfalto perfetto e un panorama a perdita d'occhio: qualche curva in discesa nel bosco; poi qualche altopianoo con pascoli; una chiesetta; fattorie; mucche e la linea di mezzeria che da' l'inclinazione allo scooter: Le curve sono ben segnalate e sono larghe; tanto che presi dalla foga bisogna spesso tenere d'occhio la velocita'.
Triberg e' fatta apposta per i turisti; incuneato in una valle stretta; e' uno shopping center del cucu, monopolizzato dalla catena "The shop of 1.000 clock", che vende cucu di tutte le specie: alcuni intarsiati nel legno della grandezza di quasi 2 metri; altri che assomigliano a un presepe vivente ma piu' bucolici; dove ogni personaggio e' animato da un movimento meccanico con pastorelli; fabbri, mucche e pecorelle che si muovono, e già sembra di vedere Heidi, Peter, il cane Nebbia e Fiocco di neve....
Si e' fatto tardi; e devo abbandonare a malincuore la E500 per raggiungere più in fretta Offemburg, dove, ahimé passa l'autostrada che in 45 km mi porta a Bazden Baden.
Anche la strada per Offemburg comincia bene, ma poi diventa un vialone a 2 corsie per senso e la poesia si spegne. Arrivederci Foresta Nera; ti rivedro' con più calma.
Baden Baden non e' solo un paradiso per gli amanti della salute; ma anche per i malati del gioco, che si ritrovano al casino'.
E' una cittadina molto organizzata; all'ombra di una collina; che sembra un po' St Moritz in piccolo; perfetta, pulita e ordinata, con i suoi tunnel per evitare il traffico e i parcheggi sotterranei per non lasciare l'auto in vista, Tutti i grandi alberghi hanno una spa; ma per i comuni mortali ci sono 2 centri: il Caracalla e il Friedrichsbad, io ho scelto il Caracalla, più alla mano e godereccio anche perchè il secondo; pur essendo un edificio storico del secolo scorso; impone a tutti i visitatori un trattamento di massaggi; srizzate e strigliate al guanto della durata di tre ore, un po' troppo... Il Caracalla é sconfinato e dedicato al sollazzo dei turisti, con poltrone sotto lampade UVA , sauna, bagno turco e aromaterapia a disposizione. Ma la vera chicca é al piano superiore; dove, tiolto il costume, si entra nel paradiso della sauna; ce ne sono di tutti i tipi: soft; riscaldate a cristalli o con un termostato elettronico, anche se le due più belle sono nel terrazzo. Parliamo della prima: una baita in legno finlandese ospita la "Forest sauna", dove tra il silenzio delle due file di corpi nudi come mamma ci ha fatto una grande sfera di metallo contenente le pietre incandescenti si apre come un uovo e viene riscaldata da un raggio UV rosso fuoco, mentre a mo' di catapulta medievale un mestolo gigante colmo d'acqua svuota il suo contenuto sui massi facendoli friggere in un tripudio di vapore. Per i più disattenti lo spettacolo si ripete una seconda volta; prima che le pietre tornino nel loro guscio di metallo e il globo scompaia come la Fortezza della Scienza di jeeg Robot... . La seconda baita è più normale e ospita la Fire sauna, dove il calore é prodotto dalla legna che arde in un camino a vista protetto da un vetro. Le saune sono miste e sono tra le migliori che abbia mai provato, alla giusta temperatura (95 gradi) e con le docce gelate all'esterno; per riprendere il ritmo cardiaco.
Ora sono rigenerato e pronto per riprendere la strada. Stanotte mi fermo qui; e visto che avro' perso almeno mezzo etto in sauna; domani avro' meno rimorsi in Beglio; paradiso dei gourmet e delle birre!
Friburgo (GER) - km 475
08/08/2005 - - +18°
Guten tag, sono a Friburgo, una cittadina della Germania ai margini della Foresta Nera. Ma non dovevo essere a baden Baden? Cominciamo bene. Gia´, ma oggi e´stat fin troppo lunga e dopo essermi ubriacato di tornanti e avere pattito un ferddo boia ho deciso di accorciare un po´ la prima tappa, anche perche´ mi aspettano altri 20 giorni.
Stamattina sono partito presto, alle 7.30 ho chiuso il portone di casa e finito di caricare i bagagli sull´Atlantic. Ci sta tutto, miracolo! Di solito mi porto via la casa, ma con gli anni ho imparato anch´io. Ho scelto la partenza intelligente, e ho avuto ragione, lunedi´mattina non c´e´ in giro quasi nessuno, Mi butto in autostrada, monotona e lunga, fino alla dogana svizzera, dove per passare devo pagare dazio, il bollino delle autostrade elvetiche che costa la bellezza di 40 franchi, 25 euro per poco piu´ di 100 km. Mi sa che anche al ritorno passo dalla Svizzera, almeno lo ammortizzo n po´, visto che una volta messo non si stacca piu´ dal parabrezza.
Ho fretta perche´ non vedo l´ora di fare il vecchio passo del San Gottardo, una strada tutta tornanti ben nota ai motociclisti. devo aspettare fino ad Airolo, a 120 km dal confine, tutta di autostrada liscia, pulita, senza il minimo automobilista che sdgarra, sempre al limite consentto. Ma ci sara´ mai uno a cui scappa il piede pesante? Ad Airolo l´Atlantic sta gia´ tirando come un cane al guinzaglio davanti a una macelleria, e anch´io non riesco a stare tanto tranquillo, mi ha preso la "scimmia da tornante". Me ne aspettano un bel po´, 14 chilometri in porfido, uno spettacolo. La vecchia strada cantonale del San Gottardo e´ ormai in disuso, perche´ ora hanno costruito la nuova. La vecchia e´ battuta solo dai ciclisti e dalle auto d´epoca che girano qui nei weekend. Si prende dalla stazione di Airolo, salendo a sinistra e seguendo i cartelli blu per il passo. I verdi mandano alla strada nuova, una lingua d´asfalto levigato percorsa da camper, auto, camion; senza fascino.
Ad Airolo ci sono gia´ 18 gradi, e siamo ancora a valle. La cameriera del bar davanti alla stazione mi avverte subito che questo e´niente. "Zi, perche´ stanotte sul passo ha pure nevicato!". Mi comincio a vestire a cipolla per non trovarmi impreparato, e un po´ goffo nei movimenti mi metto in marcia, mentre l´ Atlantic scodinzola felice. Ho provato a metterlo alla frusta fin da subito, e devo dire che mi ha stupito lo spunto in salita anche sul ripido e la facilita´neiu cambi di direzione, anche con il mio peso forma e con un bel carico di bagagli, bauletto e borsone sul tunnel centrale.
La strada del San Gottardo e´splendida, una serie infinita di tornanti dove anche la linea di mezzeria e´ di porfido, ma con cubetti rossi. Ogni tanto c´e´ un laghetto, qualche mucca, un panorama sconfinato, e salita, sempre piu´ ripida: addirittura gli ultimi tornanti dal 15 al 19 sembrano i gradini di una scalinata! Un pullmann non ce la farebbe neanche a girare, non c´ e´ spazio.
A un certo punto bisogna seguire per il Passo della Tremola, ma lo riconoscete dai ciclisti. poveretti, loro avevano la lingua di fuori, mentre io smanettavo allegro con l´Atlantic e mi fermavo ogni tanto a scattare delle foto e a fumarmi una sigaretta. Chissa´ quante me ne hanno tirate! In compenso con lo sforzo loro hanno sofferto meno il freddo di me, perche´ in cima, a 2091 metri, ho trovato 7 gradi a mezzogiorno!
La cima del San Gottardio, dove c´e´ l´immancabile ospizio e´ una cartolina della Svizzera. sia per il paesaggio, davvero bellissimo, con le creste intorno ancora innevate, sia per l´immancabile chioschetto di artigianato locale, e per un kitchissimo "monumento equestre": in mezzo al lago, una zattera con sopra una carrozza con due cavalli.
E´ ora di scendere, mi diverto ancora per qualche curva finche´ non raggiungo la strada nuova e punto verso il confine con la Germania. Purtroppo a Zurigo sono gia´perso, gironzolando per statali in periferia, mentre sulla carta doveva esserci tutta autostrada... Devo trovare Koblenz, dove c´e´ la dogana svizzera, e poi mi aspetta la seconda palestra per la moto, la mitica B500, la strada che attraversa tutta la Foresta Nera.
Dopo la dogana seguo i cartelli gialli della B500, e appena la trovo vedo che tutti cominciano a scaldare i motori. Dalla Panda alla RX8 stanno gia´ scalando a marcia bassa per lo spunto in salita. Si comincia subito, un biliardo d´asfalto a 2 corsie per marcia con lunghi curvoni, il massimo! Apro il gas, dopo le soddisfazioni del mattino neanche adesso l´Atlantic mi tradisce, ma scatta vigoroso e tiene ogni curva fino alla velocitá´ massima consentita: 100 km/h. Che bello, sto attaccatro alle R1, mi sono detto alle prime due curve, poi ho guardato il limite... Sembrava di stare al Tourist Trophy, ma con davanti la safety car.
Dopo 40 km io sono uno straccio, l´Atlantic ha la temperatura dell´acqua bassissima. Neanche un po´ di fiatone? Decido a Titisee di dare un occhio alla cartina: a Baden Baden mancano quasi 100 km, se li faccio tutti a sto ritmo non so se arrivo. Alternativa saggia, prendo la statale 31 e mi butto verso Friburgo che e´ a 25 km. e poi cosi´ posso gironzolare per la Foresta Nera anche domani, perche´ perdermela?
La cittadina e´ curatissima e molto romantica, sembra di stare in baviera, ma ha una particolarita´ in piu´. E´ piena di corsi d´acqua e rivoli che scorrono nelle strade della citta´ vecchia, tutta pedonale. Friburgo ha 200.000 abitanti ed e´ una citta´ universitaria, quindi potenzialmente molto divertente, anche se oggi alle 21.30 sembrava che fosse scattato il coprifuoco. Alle 20 mi sono affrettato a portarmi avanti con le necessita´primarie del dopo-moto: ho provato una weissbier locale prodotta dal Freiering, un microbirrificio; eccezionale! Per cena ho optato per uno spuntino quasi light: alla Gasthaus zum rauhen Mann: uno stinco di maiale al forno con patate e crauti che avrebbe fatto impallidire Obelix!
Un piccolo giretto per la citta´ fantasma e vado ad abbracciare il cuscino. Domani sono a Baden Baden, sempre se non mi perdo nella Foresta nera!
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08/09/2010 @ 19.59.40
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