C'è un luogo e un tempo per tutto, Kato, mio fedele servitore giallo.

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Di Always (del 11/10/2006 @ 15:18:16, in Fiere e Saloni, linkato 2696 volte)

Milano, Parigi, Monaco e ora Colonia. Il motociclo continua a spostarsi di casa, ma alla fine bisogna seguirlo sempre. Ecco perchè mi trovo in questa bella città tedesca con i piedi fumanti e una gran voglia che sia già sera per smetterla di camminare in lungo e in largo.

La mia avventura è cominciata lunedì mattina, alle 6.57 sul trenino che mi ha portato a Malpensa, da dove un cicciotto aereo della German Wings mi ha scarrozzato, insieme a un centinaio tra giornalisti e addetti ai lavori, all'aeroporto di Colonia-bonn, con una precisione diorario che ormai hanno solo i low cost come questo.

Da li alla fiera ci vogliono 10 minuti di trenino, alla modica cifra di 2,20 euro, il prezzo della tariffa urbana. Dalla fermata della fiera alla sala stampa, l'unica cosa aperta lunedì ci vuole molta calma e piedi buoni perchè il percorso è di circa 10 minuti, mentre le guardie evitano di farti passare tra i padiglioni. Così subito un bel chilometro e mezzo prima di appoggiare trolley e computer nella mia postazione, che non ho mollato fino a metà pomneriggio.

Già ho capito che anche qui le distanze tra i vari stand sono siderali, e che la sala stampa, l’ancora di salvezza, la famosa sala stampa ad esempio qui a Colonia è in cima all’ultimo padiglione, quello per giunta più lontano dalla fermata della metropolitana. E siccome qui pochi si sono azzardati a venire in macchina, facendosi i 900 km che ci separano da Milano (1500 da Roma), è proprio giusto mettere la sala per i giornalisti a 1,5 km dalla fermata , visto che la famosa navetta che collega le entrate della fiera non è mai stata vista da nessuno.

Chi progetta le fiere forse non ne ha mai frequentata una perchè si dimentica che noi esseri umani non possiamo vivere per 10 ore al giorno camminando con zaini o trolley pieni di cartelle stampa (anche li avrei da dirne, ma dopo).senza che ci siano tapis roulant o dei veri servizi navetta tra padiglioni spesso lunghi più di 300 metri l’uno.

Ma il vero sadismo forse non sta neanche in Fuksas (il progettista della fiera di Milano) e compagni, ma sta nelle aziende che organizzano le presentazioni stampa. Prendi 5 padiglioni in fila, che sommati fanno una distanza di almeno 1,5 km ed metti in calendario le presentazioni della giornata: alla fine avrai una situazione più o meno così: ore 9, pad. 1, ore 10, pad 5, ore 11 pad 2, ore 12, pad 5 di nuovo, e così via. Risultato? Sfiorata la mezza maratona.

E ora mi riallaccio ai famosi chili di carta: ma siamo nel 2006, su un DVD ci stanno più o meno 5 enciclopedie di dati e ogni azienda si inventa il packaging più ingombrante? Cartellette rigide, sacchettoni che quello blu con i manici dell’Ikea sembra la busta per le cartoline, raccoglitori con chiusura magnetica, e poi cappellini che non metterebbe neanche il vostro nipotino, portachiavi in gomma, e ogni genere di cianfrusaglie che alla fine sulla bilancia può arrivare a 10 kg buoni, sempre portati in giro sulle spalle.

Questo è ciò che mi aspetta ancora oggi, dopo aver vissuto 2 giorni a Colonia e aver visto il duomo, di notte, e aver sfiorato la città vecchia, perchè sta li in mezzo tra la fiera e il mio albergo, almeno lui simpatico e accogliente, soprattutto per le receptionist bionde che ci sono al pomeriggio. L’hotel si chiama Hopper St. Antonius, ed è in una via traversa di Turiner Strasse, a 500 metri (o se volete un padiglione) dalla Stazione Centrale, pardon Koln HauptBahnhof

Un viaggio che ho cercato il più possibile di tenere low cost, a cominciare dal volo, un German Wings da Malpensa a Colonia, costato 150 Euro tasse incluse e consigliato anche dal sito web della fiera, lo stesso che mi ha consigliato l’hotel dove ho dormito.

Ciò che differenzia le città tedesche che ospitano una fiera del genere da Milano è il modo di vivere quest’evento. A Monaco le indicazioni Intermot cominciavano qualche chilometro prima di entrare in città e proseguivano a ogni angolo di strada, insieme a cartelli, manifesti e tutto ciò che può incuriosire un motociclista. A Colonia fanno anche di più, cospargendo di moto i vari punti strategici della città. Nel sottopassaggio della Stazione per esempio ci sono piedistalli che ospitano Honda CBR, yamaha R1 o Peugeot Streetfight, ma reali, altro che modellini. Certo, a essere ben pensanti chissà quanto durerebbero in Italia, con la richiesta che c’è di ricambi!

Di novità e anteprime ho già parlato in altri interventi in questo blog. questo è solo uno sfogo prima di riprendere l'aereo per Milano.

Insomma, alla fine la città vive bene la fiera, più di quanto non lo faccia io, che ho macinato chilometri per raccontarvi tutte le novità di quest’anno. Adesso devo riposare perchè tra un mese mi aspetta Milano. Magari comprerò dei Rollerblade...

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Di Always (del 10/10/2006 @ 19:46:47, in Fiere e Saloni, linkato 6525 volte)

Passata la legge si torna al cinquantino? A giudicare da quello che ho visto a Colonia sembra di si, anche se il dubbio tra esercizio di stile e modello pronto alla produzione ce l’ho ancora.

Yamaha
Dopo la presentazione Suzuki è toccato a Yamaha, che tra stacchetti e balli ha presentato anche uno scooter 50 cc molto strano e di rottura con quello che si vede oggi, ma che ricalca altri prototipi che guardano al grande carico e alla semplicità, come il Derbi Rambla presentato lo scorso anno a Milano o il Kymco Bring, un prototipo di cui non si è saputo più nulla. .

Il piccolo Yamaha 50 si chiama Giggle, ed è caratterizzato da un grande blocco all’altezza della sella, un vero e proprio parallelepipedo che ingloba il motore e un vano da 33 litri, a cui si accede aprendo lateralmente la sella.

Davanti invece è snellissimo, con forcelle a vista e uno scudo piatto dove spicca faro anteriore rotondo e sporgente, come negli scooter degli anni sessanta. Le ruote sono da 10 poliici, piccoline ma dalle spalle molto larghe per dare spazio di carico, anche se la pedana è attraversata da un tunnel centrale e non è quindi piatta.

Piccolo, strano e molto comodo grazie a una seduta infinita, per pilota e passeggero. Molto plasticoso, sono pochi gli inserti cromati che emergono solo all’altezza del cruscotto, anch’esso retrò.

Il motore dovrebbe essere super-ecologico e parco, un monocilindrico 4 tempi con iniezione elettronica per controllare meglio il flusso di gas nocivi. Adatto a tutti, con un’altezza da terra di 747 mm, ma la domanda che sorge subito è: lo produrranno davvero? E’ una bella scommessa.

Benelli
L’ultima sorpresa della giornata è arrivata invece da Benelli, la gloriosa azienda italiana che lo scorso anno è passata di mano ai cinesi della Quianjiang, ma che così ha potuto ricominciare una produzione ferma alla nuda TNT.

Lo scorso anno a EICMA avevamo visto il prototipo scooter Caffènero, mentre stasera stupisce tutti con 49, un cinquantino presentato con i pneumatici gialli e con una linea che riprende il celebre 491, da cui prende il nome e con una coda molto filante dove un'abbondanza di plastiche va a inglobare il gruppo fasi posteriore, ancora in fase di studio. ingl

Un mezzo decisamente più sportivo dello Yamaha Giggle, nato con questo intento, di tornare a fare breccia tra i più giovani, e lo dimostrano le linee lujnghe, e lo scudo a guscio con tutte le rotondità che offrono meno atrtrito all'aria. Il progetto risale a qualche mese fa, impostato solo quest'inverno, mentre la produzione è dichiarata dalla casa pesarese per la prossima estate. Quello presente qui è dichiaratamente un prototipo, assemblato con delle plastiche che non saranno le definitive, ma che danno bene l'idea degli ingombri.

Bicolore, giallo e nero come già era la TNT alla presentazione, con tanta plastica a lasicare in secondo piano gli elementi in mertallo, come il tappo del serbatoio a vista sul tubo centrale, sluzione già adottata anche sul vecchio K2, e un manubrio nudo che racchiude un cruscotto solo abbozzato, senza un vero cupolino che lo protegga, un po' come il Pepe.

insomma in fin dei conti Benelli ha voluto mettere tutta la sua esperienza passata in questo mezzo che potrà sfruttare le sinergie con Quianjiang che fornirà il motore a 2 tempi raffreddato ad aria e altre componenti, abbattendone decisamente i costi di produzione. prototipo o realtà lo sapremo solo la prossima estate, aspettando anche in strada caffènero, la proposta di Eicma 2005.

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Di Always (del 09/10/2006 @ 23:53:23, in Fiere e Saloni, linkato 3088 volte)

Si comincia da Colonia. Come vuole la tradizione giapponese, il sol levante presenta le novità alla prima fiera europea in calendario, e quest’anno è toccato a Intermot di Colonia.

Honda fa anche di più, perchè non aspetta neanche il giorno di fiera, ma anticipa tutto alla sera prima in una location cittadina. Superare lo Stade De France di Parigi del 29005 era impossibile, ma la casa alata è arrivata a più miti consigli, vista anche la gelida serata parigina. Quest’anno siamo tutti al Music Dome, un palazzetto a pochi meri dalla Stazione centrale e dal Duomo di Colonia, in pieno centro e per fortuna a 500 metri dal mio hotel.

Molte novità e qualche restyling, e non mancano delle chicche nel mondo scooter. Certo, forse non solo io mi aspettavo il debutto di qualche moto automatica, viste le tante chicche del Salone di milano dello scorso anno, ma comunque una novità c’è stata ed è l’SH 300i, un fratello maggiore molto somigliante ai 125-150, con pedana piatta e ruote da 16 pollici, grazie a un telaio rinnovato e rinforzato nella parte bassa.

Il motore è un nuovo monocilindrico Honda da 278 cc, a 4 valvole, iniezione elettronica e rispondente alle Normative Euro 3. Dichiarati 20 KW che dovrebbero portare l’SH grazie anche a un peso di soli 161 kg a secco ad essere il più veloce e scattante della sua categoria, anche se non c’è (è il primo 300 a ruote alte!) perchè tutti gli altri sono 250cc.

Questo colpo di Honda, tirato dagli stabilimenti di Atessa vuole rispondere alla richiesta di propulsori più potenti come si è visto per i 400 cc (vedi Silver Wing) ma senza abbandonare il florido segmento delle ruote alte. E allora sotto con gli ingegneri per ottenere un telaio solido anche alle alte velocità di un motore così potente. Il trucco c’è e si vede,. L’interasse è cortissimo, appena 1420 mm.

Di estetica come ho detto cambia poco, con uno scudo anteriore più pulito dove scompare la griglia nera e si ingrandiscono leggermente le luci. Aumenta anche lo spazio di carico, ma senza esagerazioni: Honda dichiara nel sottosella la capacità di carico di un casco jet, chissà però di che marca... oltre ad altri oggetti.

Ma sono state le moto le vere protagoniste con una gradevolissima Hornet, una CBR 600 leggermente modificata e con il rinnovamento di due piccoli sogni per i ragazzini: il CBR 125, fin troppo magro e che forse piace a noi nostalgici dell’NS, e la Varadero 125, che invece sembra una moto molto più adulta.

Da considerare tra gli scooter in quanto padrone assoluto della mobilità urbana è il nuovo Innova, un motociclo, che forse dovremmo definire bicicletta a motore viste le sue caratteristiche. Chi non se lo ricorda o non lo avrà guidato in grecia sulle strade salate prendendo a calci il fantastico cambio a 4 marce a pedale, che si può utilizzare anche con le infradito? Forse non tutti lo sanno ma Innova è la moto più venduta del mondo, avendo ormai circa 50 anni di età...

Un mezzo così che resiste per stagioni intere al maltrattamento dei turisti e che si ripara con poco più di un cerotto è l’ideale da usare in città, anche perchè i consumi sono ridicoli. Se il prezzo sarà aggressivo ne vedremo sicuramente abbastanza nelle nostre città, e forse co sentiremo già in vacanza!

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