C'è un luogo e un tempo per tutto, Kato, mio fedele servitore giallo.

Ispettore-Capo Clouseau
 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Always (del 28/01/2008 @ 18:52:45, in Curiosità, linkato 1801 volte)

Quale sarà il futuro dell’energia per la mobilità urbana? Domanda molto difficile, altrimenti già saremmo avanti. Ok, benzina e gas sono esauribili e da tempo si pensa a solare, elettrico e idrogeno.

Sul solare per le due ruote attualmente non sembra esserci futuro, gli unici prototipi sono automobili con gran parte della superficie occupata dai pannelli. Rimangono per questo elettrico e idrogeno, ma ancora non sembrano garantire la giusta autonomia e la velocità di rifornimento.

Dico questo senza attaccare un’azienda come Vectrix, che ha dimostrato il valore dell’elettrico anche in mezzi di grandi dimensioni, e che sembra essere stata la prima a crederci veramente, ma ha dovuto investire grandi capitali e finora ha realizzato un modello con un’autonomia di 100 km e un tempo di ricarica di 2 ore, da utilizzare quindi in tratti brevi con la scomodità di un mezzo di grandi dimensioni, a un costo che è meglio non rivelare intero per non spaventare, ma va ammortizzato sugli anni di effettivo risparmio.

Altro problema generale dell’elettrico è dato dalla mancanza di colonnine per il rifornimento: io per esempio abitando a Milano non potrei ricaricare il mio Vectrix né al lavoro né a casa, mancando una presa da 220 volts in strada e in cortile di casa. 

Resta a sto punto l’idrogeno, ma anche qui gli esempi delle 4 ruote non sono così entusiasmanti,. Basti pensare che una BMW serie 7 idrogeno costa circa 600.000 euro, e poi dove si fa rifornimento?

Sembra però che le due ruote a idrogeno siano più economiche, come hanno dimostrato in un’interessant6e conferenza  svolta durante il Bike Expo di Padova e moderata dall’amico Dario Ballardini di Motosprint e TG2 Motori.

Questo scooter a idrogeno presentato come puro prototipo funzionante a Padova nasce all’interno di un progetto più vasto legato alla Biennale dell’Eco-Efficienza di Torino, che si è sviluppata anche attorno all’“environement Park”, un parco tematico   legato all’ecologia. Gli studenti dello IAAD, Istituto d’Arte applicata e design si sono occupati di vestire questo veicolo innovativo funzionante come mezzo dimostrativo nel corso del 2007, rendendolo una piccola moto da corsa carenata retrò (divertente per un veicolo che raggiunge i 32 km/h).

Ma ciò che interessa è la validità del sistema a idrogeno, che in questo progetto sembra funzionare. Il serbatoio sta in una mano, e si può cambiare in pochi minuti, evitando di rimanere fermi come nei tradizionali mezzi elettrici. L’autonomia con la cartuccia carica è di circa 2,5 ore, ma viste le ridotte dimensioni si potrà sicuramente aumentare.

L’unico grande dubbio è rappresentato dalla mancanza di rifornimento disponibile: i distributori di idrogeno sono praticamente inesistenti.  Sta di fatto che il veicolo funziona, e l’abbiamo pure provato, non fa rumore ed è molto interessante. Sarà questa l’alternativa ai carburanti fossili? E se si, tra quanto si potrà utilizzare?

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Di Always (del 21/01/2008 @ 18:16:16, in Equipaggiamento, linkato 2099 volte)

Giorni fa ho ricevuto un comunicato stampa dall’azienda Helite, che da anni studia e da poco realizza un sistema di Airbag per il moto-scooterista. In questo caso il concetto è diverso da quello automobilistico: il cuscino per attutire l’impatto si gonfia direttamente sul pilota e non sul punto in cui andrà a urtare. Ovvio, direte, perché succedendo nella maggior parte degli incidenti che il pilota voli lontano dal mezzo o comunque batta la schiena oltre alla testa già riparata dal casco, sarebbe inutile mettere un airbag nel punto in cui presumibilmente si colpisca la propria moto o scooter.

Già e allora alla Honda cosa stanno facendo da tempo? La casa giapponese ha infatti progettato l’airbag da moto che presentò al Salone di Parigi ormai 3 anni fa, ma si parlava del Gold Wing, moto da cui non si scappa facilmente neanche in caso di caduta data la sua mole.

Intanto le case di abbigliamento, Dainese e Spidi in testa, stanno da tempo realizzando sistemi di protezione per il pilota molto avveniristici e sempre più sicuri, e fanno molto bene a sperimentarli durante prove e gare del Motomondiale, dove vie di fuga a parte la velocità di una caduta e il tempo d’impatto li mettono sicuramente a dura prova.

Uno dei testimonial e dei più entusiasti utilizzatori del sistema Dainese chiamato D-Air è italiano, il nostro Marco Simoncelli. Chi ha seguito l’ultima gara di Valencia delle 250 avrà visto dopo la caduta dell’italiano un airbag gonfiato su spalle e collo. Ma questo sistema è dedicato esclusivamente ai piloti, è un sacco esterno abbinato alla tuta e funziona con un sistema di accelerometri, girometri e GPS indipendenti dalla moto. Si apre in 40 millesimi di secondo e dal video pubblicato su Youtube sembra perfetto.

Tornando a sistemi per “umani”, il vantaggio di questi airbag da moto è che non costano un occhio della testa ogni volta che vengono utilizzati. Riparare un airbag da auto si sa quanto viene a costare, mentre l’apertura del palloncino nel giubbotto è momentanea in alcuni sistemi e poi si sgonfia automaticamente, anche per non impedire i movimenti.



Come funziona? Sostanzialmente come il famoso cordicino salvavita che si indossa quando si guidano Jetski o motoslitte, cioè una lunga corda flessibile che va collegata alla moto. Nel momento in cui si cade la corda si tende fino ad azionare l’apertura della bombola che gonfia l’airbag, ma ci vuole uno strappo di almeno 30 kg, che non possono essere provocati accidentalmente. 

Chi l’ha provato ne parla un gran bene, sia per la vestibilità dei giubbotti completi di airbag e bomboletta per la ricarica, sia per il suo funzionamento che sembra immediato. Rimane sempre il dilemma, se posizionarlo sul pilota, sulla moto o su entrambe;  voi cosa ne pensate?

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Di Always (del 16/01/2008 @ 19:22:43, in News, linkato 4560 volte)

Torna Italjet, lo storico marchio di moto e scooter fondato da Leopoldo Tartarini che ne ha decretato anche la fine qualche anno fa, prima che rinascesse nelle mani del figlio Massimo.

Italjet c’è direbbe Guido Meda, perché per tre anni è stato presente al Salone del Motociclo di Milano portando esemplari del suo prodotto più significativo, quel Dragster, lo scooter con i tubolari nel retro scudo che ha fatto impazzire non solo i ragazzini per la sua aggressività e qualche altro modello pronto alla commercializzazione.

C’è ma non si vede, perché a parte il Torpedo della vecchia azienda pre-liquidazione e l’SX1 altri scooter non hanno mai visto l’immatricolazione.

Ora l’azienda ha gli accordi giusti per avviare una produzione completa, grazie alla partnership con l’asiatica Hyosung, un colosso in grande ascesa e in grado di fare prodotti sempre più interessanti, ma fino a oggi nulla. Finchè non è arrivato questo 50.it, e non 50.cn (il suffisso web della Cina) perchè come mi è stato detto dall'ufficio stampa questo mezzo è assemblato totalmente in italia, anche se alcune componenti sono cinesi, inutile nasconderlo visto che la maggior parte delle aziende lo fa. 50.it è uno scooter tranquillo da come si legge nel testo, ha un design italiano e mira a un pubblico anche femminile, ma non al ragazzino che vorrebbe potenza e un look da Dragster.

Italjet torna così in punta dei piedi, o in maniera tranquilla, come si affretta a dire più volte. 50.it ha un motore 4 tempi poco potente che non ha però realizzato Hyosung, una linea sobria, ruote da 12”, una sella comoda, un freno a disco e uno a tamburo e un’omologazione Euro 2, un po’ in ritardo con le Normative attuali e i modelli  concorrenti.

Il prezzo è italo-cinese in compenso, perché è dichiarato in 1.290 euro. Aspettiamo ulteriori notizie sul sito ufficiale Italjet, anche se a oggi non è ancora pubblicato nulla del 50.it, nonostante il nome evochi il web…

Italjet è tornata? Un altro marchio italiano rinasce, grazie ancora una volta alla Cina. Garelli e Benelli lo sanno bene.

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Di Always (del 15/01/2008 @ 17:22:06, in News, linkato 3347 volte)

Bel dilemma, sul libretto di circolazione c’è scritto: moto automatica, come su quello di tutti gli scooter, ma questa ha le sembianze e si guida come una moto.

Una rivoluzione abbastanza silenziosa, perchè, pur non avendo concorrenti attualmente, non viene così osannata come fu per il 3 ruote, ma ne avrebbe pieno diritto.

Mana 850 è un piccolo gioiello di tecnologia, e dovrebbe farci inorgoglire che sia stata realizzata da una casa italiana ben prima dei giapponesi (che hanno risposto con Honda DN-01, non propriamente l’emblema della moto).

Mana è una moto da 850 cc, che utilizza lo stesso motore del Gilera GP800, ma che adotta al posto del variatore un cambio a 6 rapporti con frizione automatica, cioè senza neanche la leva al manubrio, come le bici Graziella di quando eravamo bambini (già anticipavano la guida motociclistica con il freno posteriore a pedale).

Aprilia Mana si può guidare in modalità totalmente automatica, ossia come uno scooter, apri gas e lei cambia da sola, e ha tre modalità: normale, sport per marce più tirate e Rain per cambiate più dolci evitando il pattinamento delle ruote.

Diverso il discorso quando si cambia marcia da soli, sempre a gas aperto, come tra l’altro si fa già in Moto GP dove la frizione è automatica, e con cambio al manubrio attraverso due bottoni (come le mountain bikes) o a pedale, come una moto normale, la prima in giù e le altre in su.

Io l’ho provata il giorno della presentazione stampa e sono stato piacevolmente impressionato. Per uno scooterista è un sogno, e si nota la differenza con una moto. Questa è una moto a tutti gli effetti, nella ciclistica, nel telaio e nei freni, ma non nella capacità di carico visto che al posto del tradizionale serbatoio è stato ricavato un vano porta casco. Il serbatoio vero è nel codino, senza neanche ingigantirlo troppo.

L’accelerazione è fantastica, la moto arriva a 200 km/h in pochi secondi e con una progressione continua; il cambio è di una precisione e una rapidità imbarazzante, merito anche delle 200.000 cambiate effettuate nei test. Insomma, io sono entusiasta, ma chiunque dovrebbe entrare in un concessionario Aprilia e provarla. Ne vale davvero la pena.

Chi volesse saperne di più c’è un Manablog creato da Aprilia, con specifiche, interviste, test,  molti video e oltre 300 commenti degli utenti.: http://blog.apriliamana.com 

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Di Always (del 31/05/2007 @ 15:14:58, in News, linkato 3664 volte)

Un nuovo scooter esce dagli stabilimenti Piaggio senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno mentre tutti stavano aspettando la messa in strada di Vespa e del Gilera Maxi GP 850. Piaggio ripropone il suo cavallo di battaglia, una via di mezzo tra X8 e X9 che hanno vissuto fortune alterne negli ultimi anni, e che rappresentano un tallone d'Achille per il gruppo di Pontedera, mai in grado di contrastare la supremazia di Suzuki Burgman e Yamaha Majesty.

X Evo è un maxi GT, con il look and feel dell'attuale X8, con il grande fanale anteriore e lo scudo imponente e con un posteriore allungato completo di baule che può contenere due caschi integrali e altri oggetti, lunghi fino a 80 cm.

Torna quindi il concetto di bagagliaio nello scooter, così utile per weekend e spostamenti in coppia e già adottato dai concorrenti giapponesi citati. Niente di nuovo nel settore motori, con i tradizionali Leader 125, Quasar 250 e Master 400.  Ruote da 14 all'anteriore e da 12 al posteriore, che diventano da 14 nel 400 cc anche per permettere pieghe maggiori assecondando la sporgenza del carter maggiorato.

Lo stile non sembra così avveniristico, un po' X8, un po' Gilera Nexus, ma alla fine un po' pesante, soprattutto per il parafango anteriore, una appendice che sembra non integrarsi perfettamente con il resto dello scooter. Grande capienza ma linee un po' ingombranti, anche se il responso finale va dato una volta visto dal vivo.

I prezzi segnati sul comunicato stampa parlano di 4.050 euro per il 125, 4.400 per il 250 e 5.600 per il 400 cc. Disponibile da giugno 2007. 

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Di Always (del 15/03/2007 @ 11:41:12, in News, linkato 7349 volte)

Per ora abbiamo solo un disegno, ma si riescono a vedere bene le linee del nuovo scooter Malaguti a ruote alte che sarà introdotto a primavera inoltrata di quest'anno. Una sola immagine di tre quarti, dove si possono notare le ruote alte da 16 pollici e la pedana piatta, su una struttura leggera e adatta alla città.

Non sappiamo il nome di questo nuovo veicolo, che assomiglia al Password 250 ma che si avvarrà di due motorizzazioni, un 125 e un inedito 160 cc, entrambi a iniezione e omologati Euro 3. Doppio freno a disco, raffreddamento a liquido e il faro anteriore posizionato sul manubrio sono le uniche caratteristiche che ci arrivano dall'ufficio stampa Malaguti. 

Con questo nuovo ruote alte torna ad affollarsi il mercato dei 125 cc che ha visto proprio pochi giorni fa il debutto in strada di Piaggio Carnaby, anch'esso dedicato a un pubblico urbano. Aspettiamo di provarlo in strada, sperando che ciclistica, freni e comfort siano al top, per poter essere leader di questo mercatod ei piccloli ruota alta, molto esigente.

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Di Always (del 13/11/2006 @ 23:03:52, in News, linkato 6778 volte)

Manca poco alla fiera di Milano, che aprirà domani e le case stanno preparando scoop e lanci in anteprima. Con l'era di internet, dei cellulari con videocamera dei blog e delle notizie in tempo reale non esiste più il vero effetto sorpresa e allora le case cominciano a "sparare" le loro anteprime qualche giorno prima, magari con un bozzetto per invogliare la gente a guardare la versione definitiva nello stand.

Capita così anche con Malaguti, che manda in antprima l'immagine del nuovo Phantom F12, lo scooter più rappresentativo dell'ultimo decennio della casa bolognese, che prende le redini di quello che fu il vero mito a due ruote e 50 cc, il Fifty (ma perchè non lo rifate?).

Il nuovo Phantom che sarà presentato oggi a Milano si chiama S, ha radffreddamento a liquido, ma la cosa più interessante è che si è ulteriormente rinnovato nel design, con alcuni particolari che visti così di lato sembrano molto azzeccati. Phantom è sempre lo stesso, da anni. La casa di San Lazzaro non ha mai voluto rivoluzionare questo sccoter nello stile, ma solo nella tecnologia, e forse questo è il suo forte, perchè tutti sono riconoscibili. Non è successo ai suoi concorrenti, Aprilia SR o Gilera Runner, alcuni evoluti bene, altri criticati.

Cosa cambia? Sostanzialmente molti partiicolari, come la mascherina sullo scudo, il disegno degli indicatori di direzione anteriore e il gruppo ottico posteriore e altre piccole chicche, ma da vedere il Phantom ha sempre le stesse proporzioni. I cerchi aumentano di un pollice e diventano da 13, per una migliore guida cittadina, conn pneumatici tubeless a spalla larga (ant 130/60, post. 140/60). I freni sono a disco a margherita da 190 mm di diametro, che fanno esteticamente la loro scena.

Ma da ammirare è la colorazione, che riprende la livrea delle Frecce Tricoliori. nell'anno dei Mondiali non si spegne la voglia di italianità, e anche sul Phantom è un tripudio di bianco-rosso-verde alternato ai toni di grigio che riprendono la carlinga dei tornado usati per le esibizioni delle Frecce. D'altra parte questo scooter si chiama F12.

Rimane la strumentazione analogico- digitale, nel classico cruscotto che già da anni ripren de lo stile aeronautico. E per non sbagliarsi l'immagine è ritratta proprio davanti a un Torna do, con due caschi da aviazione sul sellino. E sicuramente sulla schiena del pilota ci sarà scritto: Follow Me!  

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Di Always (del 12/11/2006 @ 00:53:25, in Fiere e Saloni, linkato 5092 volte)

Sono tornato da poco dalla presentazione della gamma scooter Yamaha, svolta alla discoteca Alcatraz di Milano, dove ho potuto vedere la prima novità del Salone di Milano, il ruote alte X-City 250. La fiera doveva iniziare il 14, ma ormai i fuori salone sono diventati la normalità, non solo nelle fiere all'estero. Oggi è solo l'11!

Dopo la presentazione di giggle 50 a Colonia non mi sentivo soddisfatto, e pensavo che su un mercato così forte come il nostro Yamaha avesse ancora qualcosa da dire, almeno per contrastar4e la vitalità dei marchi concorrenti. D'accordo, l'anno scorso era uscito XMax, ma ci voleva un ruote alte, visto che il mercato lo richiede da tempo.

certo, a pensarci bene Yamaha non è stata tempista, anzi, è l'ultima arrivata in questo mercato che si gestisce quasi la metà degli scooter 250, ma come ormai siamo abituati la strada la spianano gli italiani, piaggio in testa, e poi arrivano honda e Yamaha a portarsi via il malloppo, anche grazie al fatto che "gli scooter giapponesi sono fattio meglio".

Ma parliamo della serata, una vera festa dello scooter, dedicata alla stampa e ad alcuni fortunati concessionari che come me hanno assistito a una presentazione per fortuna snella e senza troppi discorsi, dove sono stati gli scooter a parlare, alcuni con poco da dire come XMax e Majesty, 400 praticamente invariati nell'estetica (Majesty ha un nuovo parabrezza...) altri da osservare, come le due versioni del TMAx, eleganti e "sborone", come Black max e Night Max, ma perfette per il target di questo bicilindrico.

Ma la vera novità porta ancora un motore 250 e si chiama X-City, il primo scooter Yamaha a ruote alte, per contrastare la foltissima schiera di concorrenti.

Carenatura studiata per assecondare il flusso d’aria e una maneggevolezza e stabilità sulla carta al top di gamma. Già chi ha guidato Majesty, XMax e TMax ha potuto saggiare la ciclistica degli scooter dei tre diapason, e ora con le ruote alte la sicurezza dovrebbe ancora aumentare. A prima vista s’intuisce il family feeling Yamaha, con il doppio faro anteriore e il codino sfuggente già caratteristica dell’X-Max.

L’idea di fondo sembra riuscita: prendere il meglio di due scooter di media cilindrata: XC 300, forse troppo sagomato nelle linee e X-Max, più sportivo e filante. Ne nasce un mezzo più leggero nelle parti in plastiche, ma non troppo sportivo e che ispira fiducia a chi la cerca nelle ruote alte.

Un 250 a ruote alte ma con tunnel centrale, dove è stata studiata a lungo la distanza e l’inclinazione tra sella e manubrio, per avere la massima guidabilità. Le ruote alte però non hanno sacrificato il vano sottosella, che come da cartella stampa, può ospitare un casco (di quali dimensioni?) o un laptop, e a cui si aggiunge un vano nel retroscudo.

I cerchi in alluminio a 6 razze, leggeri e di grande diametro, calzano pneumatici oversize Pirelli Sport Demon: 120/70-16 l’anteriore e 140/70-15 il posteriore.

Tra le dotazioni dell’X-City, in breve: forcella teleidraulica con escursione da 100 mm e il doppio ammortizzatore posteriore con corsa da 105 mm, Il freno a disco anteriore da 270mm e il freno a disco posteriore da 240mm il tutto per privilegiare le andature veloci ma per non avere problemi con le asperità dei tratti urbani.

Ora cvi saluto e vado a dormire, se no martedì il salone non ve lo racconto più... Ah già, ci sentiamo lunedì per latri 2 fuori salone! A ridateci la fiera vecchia!

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Di Always (del 11/10/2006 @ 15:18:16, in Fiere e Saloni, linkato 2696 volte)

Milano, Parigi, Monaco e ora Colonia. Il motociclo continua a spostarsi di casa, ma alla fine bisogna seguirlo sempre. Ecco perchè mi trovo in questa bella città tedesca con i piedi fumanti e una gran voglia che sia già sera per smetterla di camminare in lungo e in largo.

La mia avventura è cominciata lunedì mattina, alle 6.57 sul trenino che mi ha portato a Malpensa, da dove un cicciotto aereo della German Wings mi ha scarrozzato, insieme a un centinaio tra giornalisti e addetti ai lavori, all'aeroporto di Colonia-bonn, con una precisione diorario che ormai hanno solo i low cost come questo.

Da li alla fiera ci vogliono 10 minuti di trenino, alla modica cifra di 2,20 euro, il prezzo della tariffa urbana. Dalla fermata della fiera alla sala stampa, l'unica cosa aperta lunedì ci vuole molta calma e piedi buoni perchè il percorso è di circa 10 minuti, mentre le guardie evitano di farti passare tra i padiglioni. Così subito un bel chilometro e mezzo prima di appoggiare trolley e computer nella mia postazione, che non ho mollato fino a metà pomneriggio.

Già ho capito che anche qui le distanze tra i vari stand sono siderali, e che la sala stampa, l’ancora di salvezza, la famosa sala stampa ad esempio qui a Colonia è in cima all’ultimo padiglione, quello per giunta più lontano dalla fermata della metropolitana. E siccome qui pochi si sono azzardati a venire in macchina, facendosi i 900 km che ci separano da Milano (1500 da Roma), è proprio giusto mettere la sala per i giornalisti a 1,5 km dalla fermata , visto che la famosa navetta che collega le entrate della fiera non è mai stata vista da nessuno.

Chi progetta le fiere forse non ne ha mai frequentata una perchè si dimentica che noi esseri umani non possiamo vivere per 10 ore al giorno camminando con zaini o trolley pieni di cartelle stampa (anche li avrei da dirne, ma dopo).senza che ci siano tapis roulant o dei veri servizi navetta tra padiglioni spesso lunghi più di 300 metri l’uno.

Ma il vero sadismo forse non sta neanche in Fuksas (il progettista della fiera di Milano) e compagni, ma sta nelle aziende che organizzano le presentazioni stampa. Prendi 5 padiglioni in fila, che sommati fanno una distanza di almeno 1,5 km ed metti in calendario le presentazioni della giornata: alla fine avrai una situazione più o meno così: ore 9, pad. 1, ore 10, pad 5, ore 11 pad 2, ore 12, pad 5 di nuovo, e così via. Risultato? Sfiorata la mezza maratona.

E ora mi riallaccio ai famosi chili di carta: ma siamo nel 2006, su un DVD ci stanno più o meno 5 enciclopedie di dati e ogni azienda si inventa il packaging più ingombrante? Cartellette rigide, sacchettoni che quello blu con i manici dell’Ikea sembra la busta per le cartoline, raccoglitori con chiusura magnetica, e poi cappellini che non metterebbe neanche il vostro nipotino, portachiavi in gomma, e ogni genere di cianfrusaglie che alla fine sulla bilancia può arrivare a 10 kg buoni, sempre portati in giro sulle spalle.

Questo è ciò che mi aspetta ancora oggi, dopo aver vissuto 2 giorni a Colonia e aver visto il duomo, di notte, e aver sfiorato la città vecchia, perchè sta li in mezzo tra la fiera e il mio albergo, almeno lui simpatico e accogliente, soprattutto per le receptionist bionde che ci sono al pomeriggio. L’hotel si chiama Hopper St. Antonius, ed è in una via traversa di Turiner Strasse, a 500 metri (o se volete un padiglione) dalla Stazione Centrale, pardon Koln HauptBahnhof

Un viaggio che ho cercato il più possibile di tenere low cost, a cominciare dal volo, un German Wings da Malpensa a Colonia, costato 150 Euro tasse incluse e consigliato anche dal sito web della fiera, lo stesso che mi ha consigliato l’hotel dove ho dormito.

Ciò che differenzia le città tedesche che ospitano una fiera del genere da Milano è il modo di vivere quest’evento. A Monaco le indicazioni Intermot cominciavano qualche chilometro prima di entrare in città e proseguivano a ogni angolo di strada, insieme a cartelli, manifesti e tutto ciò che può incuriosire un motociclista. A Colonia fanno anche di più, cospargendo di moto i vari punti strategici della città. Nel sottopassaggio della Stazione per esempio ci sono piedistalli che ospitano Honda CBR, yamaha R1 o Peugeot Streetfight, ma reali, altro che modellini. Certo, a essere ben pensanti chissà quanto durerebbero in Italia, con la richiesta che c’è di ricambi!

Di novità e anteprime ho già parlato in altri interventi in questo blog. questo è solo uno sfogo prima di riprendere l'aereo per Milano.

Insomma, alla fine la città vive bene la fiera, più di quanto non lo faccia io, che ho macinato chilometri per raccontarvi tutte le novità di quest’anno. Adesso devo riposare perchè tra un mese mi aspetta Milano. Magari comprerò dei Rollerblade...

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Di Always (del 10/10/2006 @ 19:46:47, in Fiere e Saloni, linkato 6525 volte)

Passata la legge si torna al cinquantino? A giudicare da quello che ho visto a Colonia sembra di si, anche se il dubbio tra esercizio di stile e modello pronto alla produzione ce l’ho ancora.

Yamaha
Dopo la presentazione Suzuki è toccato a Yamaha, che tra stacchetti e balli ha presentato anche uno scooter 50 cc molto strano e di rottura con quello che si vede oggi, ma che ricalca altri prototipi che guardano al grande carico e alla semplicità, come il Derbi Rambla presentato lo scorso anno a Milano o il Kymco Bring, un prototipo di cui non si è saputo più nulla. .

Il piccolo Yamaha 50 si chiama Giggle, ed è caratterizzato da un grande blocco all’altezza della sella, un vero e proprio parallelepipedo che ingloba il motore e un vano da 33 litri, a cui si accede aprendo lateralmente la sella.

Davanti invece è snellissimo, con forcelle a vista e uno scudo piatto dove spicca faro anteriore rotondo e sporgente, come negli scooter degli anni sessanta. Le ruote sono da 10 poliici, piccoline ma dalle spalle molto larghe per dare spazio di carico, anche se la pedana è attraversata da un tunnel centrale e non è quindi piatta.

Piccolo, strano e molto comodo grazie a una seduta infinita, per pilota e passeggero. Molto plasticoso, sono pochi gli inserti cromati che emergono solo all’altezza del cruscotto, anch’esso retrò.

Il motore dovrebbe essere super-ecologico e parco, un monocilindrico 4 tempi con iniezione elettronica per controllare meglio il flusso di gas nocivi. Adatto a tutti, con un’altezza da terra di 747 mm, ma la domanda che sorge subito è: lo produrranno davvero? E’ una bella scommessa.

Benelli
L’ultima sorpresa della giornata è arrivata invece da Benelli, la gloriosa azienda italiana che lo scorso anno è passata di mano ai cinesi della Quianjiang, ma che così ha potuto ricominciare una produzione ferma alla nuda TNT.

Lo scorso anno a EICMA avevamo visto il prototipo scooter Caffènero, mentre stasera stupisce tutti con 49, un cinquantino presentato con i pneumatici gialli e con una linea che riprende il celebre 491, da cui prende il nome e con una coda molto filante dove un'abbondanza di plastiche va a inglobare il gruppo fasi posteriore, ancora in fase di studio. ingl

Un mezzo decisamente più sportivo dello Yamaha Giggle, nato con questo intento, di tornare a fare breccia tra i più giovani, e lo dimostrano le linee lujnghe, e lo scudo a guscio con tutte le rotondità che offrono meno atrtrito all'aria. Il progetto risale a qualche mese fa, impostato solo quest'inverno, mentre la produzione è dichiarata dalla casa pesarese per la prossima estate. Quello presente qui è dichiaratamente un prototipo, assemblato con delle plastiche che non saranno le definitive, ma che danno bene l'idea degli ingombri.

Bicolore, giallo e nero come già era la TNT alla presentazione, con tanta plastica a lasicare in secondo piano gli elementi in mertallo, come il tappo del serbatoio a vista sul tubo centrale, sluzione già adottata anche sul vecchio K2, e un manubrio nudo che racchiude un cruscotto solo abbozzato, senza un vero cupolino che lo protegga, un po' come il Pepe.

insomma in fin dei conti Benelli ha voluto mettere tutta la sua esperienza passata in questo mezzo che potrà sfruttare le sinergie con Quianjiang che fornirà il motore a 2 tempi raffreddato ad aria e altre componenti, abbattendone decisamente i costi di produzione. prototipo o realtà lo sapremo solo la prossima estate, aspettando anche in strada caffènero, la proposta di Eicma 2005.

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Di Always (del 09/10/2006 @ 23:53:23, in Fiere e Saloni, linkato 3088 volte)

Si comincia da Colonia. Come vuole la tradizione giapponese, il sol levante presenta le novità alla prima fiera europea in calendario, e quest’anno è toccato a Intermot di Colonia.

Honda fa anche di più, perchè non aspetta neanche il giorno di fiera, ma anticipa tutto alla sera prima in una location cittadina. Superare lo Stade De France di Parigi del 29005 era impossibile, ma la casa alata è arrivata a più miti consigli, vista anche la gelida serata parigina. Quest’anno siamo tutti al Music Dome, un palazzetto a pochi meri dalla Stazione centrale e dal Duomo di Colonia, in pieno centro e per fortuna a 500 metri dal mio hotel.

Molte novità e qualche restyling, e non mancano delle chicche nel mondo scooter. Certo, forse non solo io mi aspettavo il debutto di qualche moto automatica, viste le tante chicche del Salone di milano dello scorso anno, ma comunque una novità c’è stata ed è l’SH 300i, un fratello maggiore molto somigliante ai 125-150, con pedana piatta e ruote da 16 pollici, grazie a un telaio rinnovato e rinforzato nella parte bassa.

Il motore è un nuovo monocilindrico Honda da 278 cc, a 4 valvole, iniezione elettronica e rispondente alle Normative Euro 3. Dichiarati 20 KW che dovrebbero portare l’SH grazie anche a un peso di soli 161 kg a secco ad essere il più veloce e scattante della sua categoria, anche se non c’è (è il primo 300 a ruote alte!) perchè tutti gli altri sono 250cc.

Questo colpo di Honda, tirato dagli stabilimenti di Atessa vuole rispondere alla richiesta di propulsori più potenti come si è visto per i 400 cc (vedi Silver Wing) ma senza abbandonare il florido segmento delle ruote alte. E allora sotto con gli ingegneri per ottenere un telaio solido anche alle alte velocità di un motore così potente. Il trucco c’è e si vede,. L’interasse è cortissimo, appena 1420 mm.

Di estetica come ho detto cambia poco, con uno scudo anteriore più pulito dove scompare la griglia nera e si ingrandiscono leggermente le luci. Aumenta anche lo spazio di carico, ma senza esagerazioni: Honda dichiara nel sottosella la capacità di carico di un casco jet, chissà però di che marca... oltre ad altri oggetti.

Ma sono state le moto le vere protagoniste con una gradevolissima Hornet, una CBR 600 leggermente modificata e con il rinnovamento di due piccoli sogni per i ragazzini: il CBR 125, fin troppo magro e che forse piace a noi nostalgici dell’NS, e la Varadero 125, che invece sembra una moto molto più adulta.

Da considerare tra gli scooter in quanto padrone assoluto della mobilità urbana è il nuovo Innova, un motociclo, che forse dovremmo definire bicicletta a motore viste le sue caratteristiche. Chi non se lo ricorda o non lo avrà guidato in grecia sulle strade salate prendendo a calci il fantastico cambio a 4 marce a pedale, che si può utilizzare anche con le infradito? Forse non tutti lo sanno ma Innova è la moto più venduta del mondo, avendo ormai circa 50 anni di età...

Un mezzo così che resiste per stagioni intere al maltrattamento dei turisti e che si ripara con poco più di un cerotto è l’ideale da usare in città, anche perchè i consumi sono ridicoli. Se il prezzo sarà aggressivo ne vedremo sicuramente abbastanza nelle nostre città, e forse co sentiremo già in vacanza!

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Di Always (del 26/09/2006 @ 15:15:53, in News, linkato 3076 volte)

L'avevamo già notato al Salone del Motociclo di Milano nel 2005, quando dal padiglione 22 oltre che un grande odore di cibi cotti al vapore, agrodolce e soia uscivano anche numerosi cloni dell'Honda CN e piccoli scooter dalle sembiuanze molto asiatiche, che per un pugno di Euro sarebbero potuti entrare comodamente nel garage di qualsiasi italiano. I cinesi sia in fiera che tramite internet sono stati in questi mesi molto aggressivi per trovare il modo di vendere nel nsotro paese i loro prodotti approfittando di un costo medio di produzione e vendita fino a circa un decimo di quello italiano.

Per vendere e distribuire in Italia però i cinesi hanno bisogno di partner che possano organizzare tutti i passaggi, ma di imprenditori scafati nel nostro paese sembra che non ci sia così carenza, tanto che sempre più spesso si legge di nuovi scooter cinesi importati da noi.

Nulla da dire quando le aziende italiane fiutano dei veri e propri affari come Sym e Kymco, due floride e stimate fabbriche di Taiwan che ormai da anni sono presenti sul nostro mercato con grande soddisfazione soprattutto degli acquirenti. Ma cosa succederà invece alla concorrenza spietata di mezzi che costano sempre meno e d cui si ignora il servizio post-vendita?

Sinceramente sono preoccupato di questo fenomeno, sempre nei termini di soddisfazione di una clientela che da ora in poi acquisterà gli scooter all'incrocio delle strade, negli autogrill o facendo shopping in tv come già succede per le minimoto da 99 euro. Chi potrà tutelarli dalla sola che c'è sempre dietro l'angolo? Si, perchè questi scooter low cost vengono così presentati in italiano grazie all'appoggio di parner nostrani e si crea confusione sulla semplice importazione e sulla produzione industriale, che avviene a costi, e soprattutto a livelli qualitativi cinesi.

Non è un discorso di difesa del prodotto nazionale, di un patriottismo sfrenato che deve moralmente costringere a comprare i prodotti del gruppo Piaggio o Malaguti, tralasciando tra l'altro Garelli che marchia con lo storico logo un plasticone cinese al 100%. Ben venga anche la qualità giapponese o francese, perchè è un discorso di costo/qualità, che se da una parte sembra eccessivo spendere per la qualità giapponese, dall'altro sembra inutile e stupido spendere un terzo per un mezzo che però non garantisce un servizio pronto ed "europeo" nel momento in cui si presenta un problema.

Quindi, preparandovi alla grande invasione cinese appoggiata dai partner italiani, vi esorto a mettervi in guardia, fate sempre attenzione alla qualitàù e al servizio che ogni marchio vi potrà garantire, lo specchietto del prezzo è ormai un vecchio trucco a cui penso che nessuna casa storica presente nel nostro paese dovrà curarsi più di tanto.

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Di Always (del 29/05/2006 @ 12:12:50, in News, linkato 8621 volte)

Forse le parole non sono sufficienti per trasmettere le sensazioni che si provano sul Piaggio MP3, un mezzo di divertimento assoluto, che rende vecchi tutti gli altri scooter a due ruote. Certo, nessuno vuole mettere in dubbio quante emozioni diano le moto sportive o comunque dedicate a una particolare disciplina. Infatti con il tre ruote Piaggio vi voglio parlare solo di divertimento, puro e alle volte molto ignorante, anche perchè questo mezzo perdona qualsiasi cosa e trasmette una sicurezza infinita.

Parlo così da quando ho avuto la fortuna di provarlo, nella sua versione definitiva, insieme ad altri 20 tester tra cui spiccavano piloti ed ex campioni mondiali di motociclismo, un banco di prova difficile per questo scooter ibrido, ma che è risultato per tutti un fantastico mezzo per rimanere giovani dentro, quasi bambini. Fin dal primo momento la confidenza con l'MP3 è imbarazzante, perchè sembra che non ti trasmetta sicurezza, solo per un freno psicologico nel sentire l'avantreno così pesante, ma ti accorgi, guardando gli specchietti, che i tuoi colleghi, come te stanno piegando fino a toccare il cavalletto, inclinando lo scooter di ben 40 gradi! La prova si è svolta un pomeriggio a Roma, nel traffico e sulle strade dissestate della capitale, e il giorno dopo su veloci provinciali attorno al lago di Bolsena; un test completo di oltre 100 km, ma sicuramente troppo corto rispetto alla voglia di guidare che avevamo tutti.

Nel centro di Roma il divertimento è totale, superate le prime inibizioni sull’avantreno si scopre poi che si può aprire il gas in pieno anche in curva sul pavè, ottenendo come massimo effetto uno sbandamento del posteriore. A quel punto bisogna dare ancora gas e controllare la sbandata, che è di pochi centimetri, ma con un anteriore incollato alla strada non spaventa neanche, anzi, è divertente! Le due ruote davanti sono inchiodate alla strada, si può frenare sul pavè, salire o scendere da marciapiedi e loro lavorano sempre al massimo, merito della sospensione a parallelogramma degna di ben 6 brevetti esclusivi Piaggio, che fa basculare le ruote in maniera indipendente quando lo scooter è in moto, e che attraverso un sistema di bloccaggio consente di rimanere fermi al semaforo senza mettere giù i piedi.

Grazie a questa stabilità eccezionale si può frenare in curva pinzando sull’anteriore azionando i due dischi da 240 mm, forse anche troppo potenti per le doti del mezzo. Il freno posteriore si può quasi non usare, ma è potente anche lui, anche se tirato a dovere arriva a bloccare la ruota, senza ovviamente creare conseguenze per la stabilità.

Un’altra chicca geniale è il sistema di bloccaggio del rollio abbinato al freno di stazionamento. Piaggio MP3, infatti, non sta in bilico da solo, ma cade come una moto o uno scooter normali. Azionando però un sistema di bloccaggio del rollio delle ruote, attraverso un bottone sul manubrio, l’anteriore si blocca, e si rimane in piedi senza dover mettere i piedi per terra. In più, se la strada è in pendenza basta tirare la leva del freno di stazionamento posta nel retroscudo e si rimane incollati sul posto. L’ideale se l’asfalto è bagnato e avete indossato la scarpa elegante. Per riprendere la marcia si toglie la leva del freno, si inizia ad accelerare e la sospensione anteriore si sblocca.

Piaggio MP3 è divertente sullo stretto, perchè in curva si può tenere aperto il gas sfruttando un raggio di curva davvero contenuto. Dove gli altri frenano l’MP3 passa, sfruttando poi un bel motore Piaggio Quasar 250 a 4 valvole e iniezione elettronica che non sembra curarsi dei 204 chili a secco del tre ruote. Le dimensioni sembrano grandi solo in foto, perchè righello alla mano la larghezza è di soli 74,5 cm, come uno scooter di media cilindrata. L’agilità lo fa sembrare più stretto del normale, e le dimensioni si sentono solo in manovra tra le auto ferme, dove bisogna tenere conto anche della lunghezza, superiore ai 2 metri e 10 cm.

Sul veloce Piaggio MP3 dà la stessa confidenza estrema, non vibrando alle alte velocità e permettendo inserimenti in curva a manetta del gas piena. In quei casi limite è la sospensione posteriore a entrare un po’ in affanno, traducendo tutto in un saltellamento della ruota posteriore, ma senza provocare eccessivi problemi al pilota, che può controllare tutto grazie all’ottima resa dell’anteriore.

Sembra al primo test che Piaggio MP3 non abbia controindicazioni dinamiche, perchè tiene più di un due ruote, ha un buono spunto, una frenata eccellente e buono spazio di carico, visti i 65 litri del bagagliaio sottosella (due caschi integrali e oltre).

Gli unici dettagli che potrebbero non piacere, ma che riguardano solo il gusto personale sono la linea, accattivante per qualcuno e un po’ imbolsite per altri e il nome, MP3 non cattura tutti, ma se lo chiamate tre ruote sanno tutti di cosa state parlando.

Dalle mie parole, come dagli articoli scritti da altri tester traspare grande entusiasmo per questo mezzo innovativo, ma bastava guardare i nostri sorrisi e la corsa ad accaparrarsi un MP3 libero per fare un altro giro per capire quanto sia divertente da guidare. E il successo di questo scooter è determinato proprio da questo fattore a guardarlo e basta forse non lo comprereste, ma se ci salite e girate per qualche chilometro vi verrà voglia di vendere subito il vostro e prendere l’MP3. Fate tutto quello che fareste con il vostro, e siete ancora al 70% delle possibilità dell’MP3.

Per fortuna Piaggio l’ha capito subito e si è organizzata: dalla fine di giugno, infatti, saranno consegnati ai rivenditori italiani ben 1.000 mezzi da far provare a clienti e curiosi. Mettetevi in fila!

Il costo è di 5.000 Euro, non pochi, ma sicuramente giusti per la tecnologia applicata, e in linea con concorrenti che alla stessa cilindrata offrono mezzi fino a 6.000 euro, ma con una ruota in meno!

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Di Always (del 31/03/2006 @ 18:12:33, in News, linkato 6765 volte)

Svelate finalmente le forme del nuovo Piaggio X2, lo scooter a tre ruote immortalato più volte in questi mesi fermo o in movimento ma finora mai in versione definitiva.

Purtroppo l'immagine è un po' lontana, ma accontentatevi dello scoop: l'X2 dovrebbe essere così! Rispetto a quello che girava mesi fa sulle colline di Pontedera è cambiato sensibilmente nel look, perdendo definitivamente le soomiglianze all'anteriore, ma soprattutto nel posteriore con Piaggio X8.

Il family feeling è da gruppo Piaggio, strizzando l'iocchio ad Aprilia e Gilera. La vista laterale assomiglia un po' al vecchio Atlantic, oltre che nella tinta azzurra. Di Aprilia riprende anche, e non si poteva andare troppo distanti a causa degli ingombri, il prototipo Los-Angeles , un tre ruote (2 anteriori) uscito nel 2001, ma che aveva il frontale decisamente simile al vecchio Atlantic.

Di Gilera riprende il colore rosso e un po' il gruppo ottico anteriore, dove il doppio faro tondo visto nelle prime immagini al Motorshow è stato coperto con un vetro che ricorda nella forma il DNA, anche se il risultato è una novità assoluta.

A guardarlo così, anche se la foto è fatta un po' da lontano dà l'idea di essere più basso del previsto. Nel filmato uscito qualche tempo fa e pubblicato anche su questo blog sembra che il pilota sia più in alto. In più non sembra neanche così ingombrante nella vista frontale se rapportato con l'ampiezza del manubrio, che è simile a quella di uno scooter tradizionale.

Certo, senza carena finora non potevamo avere idea delle dimensioni definitive, ma ora non sono così esagerate, confrontate anche con la parte di Vespa che si vede nell'angolo destro. Sembra a questo punto che il progetto X2 vada avanti spedito, a quando la sua produzione?
Intanto sul sito di kataweb aumentano i commenti, e tra l'altro chiunque può prenotare una prova del veicolo.

A voi i commenti

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Di Always (del 30/03/2006 @ 22:16:36, in News, linkato 6068 volte)

Un Phantom per la tribù dei giovani scooteristi, che sempre si vogliono far riconoscere e che appartengono a un gruppo ben definito, da oggi si arricchito da una versione con tatuaggi tribali dedicata a questo nuovo trend metropolitano.

Dopo Tim tribù, che raduna gruppi di ragazzi intorno a un cellulare, Malaguti per prima si avvicina ai nuovi trand metropolitani costituendo un gruppo che ama i disegni tribali, i tatuaggi che arrivano dall’altra parte del mondo. Per chi non lo sapesse, tatuaggio deriva dal polinesiano tatau, significa "battere" o "marchiare". I Tribali sono il trend del momento, ed era ora che dopo averli raffigurati a lungo su parti del corpo spesso anscoste alla vista, brillassero sulle carene di uno scooter.

Dopo anni di versioni replica, tra cui spiicca Phantom Capirex con i colori Ducati, la casa di San Lazzaro ha deciso di vestire il suo mezzo più prestigioso (dopo il Fifty?) con disegni neri che ben rislatano sulla carena bianca di Phantom Tribal, ribattezzato Phantom Tattoo.

I "Phantomisti" sono un gruppo compatto, che da anni si riconosce in questo mezzo che non cambia mai radicalmente nel look ma si evolve con la tecnologia, montando sospensioni sempre più precise, motore ecologico, ma mantenendo sempre prestazioni eccellenti. Questa versione cementa ancora di più l’attaccamento a questo scooter, sempre riconoscibile da anni, e sempre apprezzato e difeso come un beniamino o la propria squadra di calcio, protagonista di confronti e litigate estenuanti con i suoi concorrenti di sempre: Aprilia SR, Gilera Runner in testa.

Il motore rimane sempre il monocilindrico a 2 tempi catalizzato, EURO 2, con freno a disco anteriore da 200 mm con trasmissione idraulica, e disco posteriore da 190 mm, sempre con trasmissione idraulica. Per chi ha paura che gli rubino i tatuaggi, Phantom Tribal è disponibile anche con antifurto elettronico MOTO ALARM, oltre a parabrezza, portapacchi, baulone, telo coprimoto, specchio destro e cavalletto laterale.

A che prezzo? Phantom Tribal 50cc di Malaguti è disponibile in Italia a partire a € 1.995 fc nella versione air cooled e a € 2.290 fc nella versione liquid cooled.

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Di Always (del 28/03/2006 @ 14:54:02, in Equipaggiamento, linkato 2565 volte)

Ho testato per alcuni giorni TomTom RIDER, il nuovo sistema di navigazione ideato per moto e scooter.
Un oggetto che potrebbe sembrare un gadget, ma che diventa dopo qualche giorno d’uso un accessorio indispensabile a cui non si riesce a fare a meno. In quasi un mese l'ho utilizzato come farebbe l’utente finale, per vedere se, adattandosi alle mie caratteristiche può definirsi un apparecchio "a prova di stupido", e si è dimostrato davvero semplice e intuitivo, si può utilizzare anche senza leggere il manuale di istruzioni.

TomTom RIDER viene fornito in una scatola cubica, una magic box full optionals che contiene un'infinità di accessori, e dove non manca davvero nulla. Hanno pensato a tutto, oltre ai diversi manuali di spiegazioni, ai cavi per la connessione al PC, al CD di installazione per l'interfaccia con il computer si scoprono molte chicche che dimostrano lo studio effettuato: caricabatteria con spina italiana e inglese, un cavo per alimentare TomTom direttamente dalla batteria della moto, tre diversi supporti per agganciare l'apparecchio al manubrio, allo specchietto o su altri punti fissi di moto e scooter, due differenti auricolari, una prettamente da casco, piatta, e un'altra da utilizzare anche a piedi o in bicicletta. Il sistema di connessione Bluetooth è compreso nella confezione, oltre a custodia in neoprene antipioggia, un panno per la pulizia dello schermo, bulloneria e brugole che fanno invidia a un mobile Ikea.

Non manca ovviamente la cartografia italiana completa in una scheda SD da 256 MB, che si può eventualmente sostituire con una propria più capiente che contenga anche le mappe di altri stati o città europee. Per aggiungere mappe è semplice, basta iscriversi ai servizi Plus che si trovano sul sito tomtom.com, e si possono acquistare le cartografie di città e paesi, anche dell'Europa dell'est, che negli ultimi anni sono state dimenticate dai navigatori GPS.

Accensione: Il primo approccio con TomTom Rider, non è traumatico, anzi, è tutto molto semplice. Una volta caricato l'apparecchio e il dispositivo Bluetooth (stesso caricatore), basta inserire la scheda SD nello slot, accendere il bottone laterale (un po' scomodo ma ci si fa l'abitudine) e le prime schermate guidano alle impostazioni principali. Si può regolare luminosità, sfondi delle cartine, scegliere la voce della guida vocale (femminile è meglio!) e cominciare a chiedere le prime strade.
Intanto TomTom Rider si collega automaticamente alla rete di satelliti, ma bisogna essere in esterno. A Milano ho notato un ritardo nella connessione in alcuni casi anche di qualche minuto, rispetto a una connessione in campagna, dove il segnale arriva in pochi secondi. In ogni caso la connessione è molto veloce.

Installazione base: ho installato TomTom Rider su un Kymco XCiting 250 che ho attualmente in prova, e ho dovuto praticare 4 piccoli fori sulla mascherina posta al centro del manubrio. Questa è l'unica soluzone sul Kymco, che non ha un manubrio nè specchietti tradizionali. L'alternativa sarebbe stata incollare la base di TomTom sulla mascherina, ma proprio in quel punto è posizionato il marchio Kymco in rilievo e non aderirebbe bene. Avvitata la base (2 minuti) ho sistemato il supporto per TomTom con altre viti a brugola minuscole in dotazione. Posizionato centrale TomTom Rider non dà fastidio alla strumentazione, a meno che non si guidi molto arretrati, ma in ogni caso si copre al massimo l'indicatore di velocità e il contachilometri, tutti dati che anche TomTom fornisce sul suo display molto più luminoso.

In viaggio: per testare TomTom Rider sono andato da Milano a Brunate, sul lago di Como, affrontando autostrada, città e percorso extraurbano. La ricerca della strada è semplice, basta digitare sulla tastiera che appare sul display il nome della città, l’indirizzo o il punto di interesse, e TomTom elabora in pochi secondi il percorso selezionando la rotta tra oltre 70.000 strade. L'unica scomodità è che la tastiera è organizzata in maniera alfabetica, e non intuitiva come quella di un pc Ho scelto di percorrere strade a pedaggio, ma nel caso TomTom avrebbe trovato l'alternativa. Da casa mia sono esattamente 54,4 km da percorrere in 1h 01 min.

Trovato l'indirizzo in 3 secondi TomTom elabora il percorso, Collego l'auricolare e parto. in città ovviamente ci si sente più sgamati di TomTom e allora la strada per uscire da Milano non la ascolterei neanche, ma essendo una prova mi faccio guidare. Le strade seguite sono di solito di medio traffico, cercando il compromesso migliore tra scorrevolezza del traffico e minor numero di deviazioni possibili. In definitiva TomTom cerca di ragionare in linea retta dove conviene, limitando l'intervento sul guidatore che alle volte si dimentica pure di essere guidato, fino alla fatidica frase: " Tra 200 metri, girare a sinistra"

Utilizzando un casco un po’ rumoroso non si sente distintamente la voce alle alte velocità, ma in città o nelle statali il suono arriva perfetto. Rispetto a walkman e altri apparecchi il volume è più basso, non guasterebbe qualche watt in più.

In città è fondamentale, e ci si lascia trasportare dalle indicazioni tanto da non leggere neanche i cartelli, dato che distanza dalla meta, velocità e svincoli sono tutti sul display. Le strade scelte alle volte contraddicono anche la segnaletica fissa, ma a chi conosce una città capita spesso di ignorare cartelli per scegliere un proprio percorso. Precisissimo il tempo di percorrenza, e i minuti mancanti al traguardo, che tengono conto anche di semafori e rallentamenti, visto che l’ora di arrivo stimata è spesso spaccata al minuto.

Arrivo a destinazione senza la minima sbavatura, anche nelle rotonde TomTom Rider si è dimostrato preciso, segnalando il numero dell’uscita con il giusto anticipo. Nelle città, se ci si fa guidare solo dalla voce può capitare di avere l’avviso all’ultimo, perchè tra preavviso e svolta capita di trovare altre strade che inducono in errore.

Infine un cenno alla durata della batteria, buona se si pianifica un viaggio di mezza giornata ma insufficiente se il giro dura più di 4 ore consecutive. In quel caso occorre collegarsi, con i cavi in dotazione, alla batteria della moto.

Prova decisamente superata in queste prime uscite con TomTom Rider, ma ho sfruttato solo una piccola percentuale delle sue caratteristiche. Appena avrò a disposizione un telefonino Bluetooth proverò la connessione al TomTom, sfruttando la possibilità di effettuare e ricevere chiamate in cuffia, ma anche di leggere o scrivere SMS sul display di TomTom.

E mancano ancora da testare i servizi Plus come il meteo, l’aggiornamento del traffico in tempo reale e la mappa aggiornata degli autovelox. Io ormai mi sono “ammalato” di TomTom RIDER, e lo porto con me anche quando non sono in scooter.

Informazioni sul TomTom RIDER le trovate sul sito internet www.tomtom.com , mentre il prezzo al pubblico della scatola magica conenente TomTom Rider, supporti, cartografia italiana, cuffie spine, cavi, ecc è di 599 euro IVA inclusa.

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Di Always (del 19/03/2006 @ 19:43:31, in News, linkato 3528 volte)

Pochi giorni fa ho provato in strada una versione pre-serie del Vectrix, il maxiscooter elettrico che molti indicano come rivoluzionario per la mobilità dei prossimi anni.

Si presenta come uno scooterone, e ha un motore elettrico che sprigiona 11 kw a 3.000 giri per essere guidato da chi possiede patente B, ma sarà disponibile a fine anno anche una versione più potente e non bloccata, per accedere alle autostrade.

Il test è stato possibile grazie ai numerosi appuntamenti per le prove clienti organizzate da Vectrix, che si possono prenotare direttamente online dal loro sito internet.

La prova è durata 30 minuti, per permettere anche agli altri di girare senza rimanere senza energia, ma i pochi chilometri sono serviti a saggiare le qualità del prototipo (di colore verde) che sta girando nelle città da oltre 2 anni, in attesa che venga completato lo sviluppo del mezzo definitivo (di colore rosso) che avrà telaio in alluminio, forcelle Marzocchi, freni Brembo, pneumatici Pirelli, un vano soittosella per ospitare un casco integrale e batterie lungo il tubo centrale dello scooter, raggiungendo il peso a secco di 210 kg.

Le sue prestazioni sono davvero sbalorditive, soprattutto per ciò che riguarda l'accelerazione, dichiarata in 6,8 sec. da 0 a 80 km/h, ma sul livello dei migliori 400 cc testata al semaforo personalmente. Vectrix si guida come uno scooter, ma con una diversità sostanziale: acceleratore e freno sono in una sola manopola. Girandola nella maniera tradizionale si accelera, mentre girandola al contrario si frena permettendo la ricarica automatica della batteria. Anche agendo bruscamente la frenata non blocca le ruote, ma funziona da freno-motore efficace come sulle moto a marce. Per avere più potenza basta ricorrere alle leve tradizionali, che agiscono su dischi Brembo di grandi dimensioni.

Vectrix non emette gas di scarico, e quasi neanche rumore, fatta eccezione per la dinamo che produce un fischio tipico dei mezzi elettrici. L'autonomia è buona, sicuramente eccellente rispetto ai mezzi a 50 cc che hanno prestazioni limitate, ma se si decide di tirare il Vectrix fino alla velocità massima, indicata in 100 km/h, anche qui l'autonomia cala sensibilmente. Il mezzo è infatti progettato per consentire una percorrenza di circa 110 km con una carica, ma alla velocità media di 40 km/h.

La ricarica è però molto veloce, in sole 2 ore si ottiene l'80% del totale, utilizzando la comoda presa da 220 Volt alloggiata nel sottosella.

Vectrix è comodo e pratico, ma potrà davvero risolvere molti problemi di inquinamento in molte città nel mondo?. Lo sccoter definitivo sarà presentato probabilmente al prossimo Salone del Motociclo di Milano, ma i test e lo sviluppo continuano ancora su vasta scala nelle principali città italiane e all'estero a Londra, una delle sedi della società, che divide progetto, sviluppo, marketing e settore finanziario tra Newport, Roma, e appunto, Londra.

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Di Always (del 23/02/2006 @ 16:25:20, in News, linkato 4399 volte)

Ho trovato in rete questo filmato del Piaggio X2 in movimento, e sembra che le tre ruote funzionino davvero.
Guardate anche voi, piega benissimo, non si scompone e mantiene una guida motociclistica pur avendo tre ruote. Qualcuno di voi l'ha provato al Motorshow lo scorso dicembre? Postate le vostre impressioni.

Sembra quindi che l'idea dell'X2 non sia solo un esercizio tecnico o di stile, ma che Piaggio voglia proseguire nello sviluppo fino a portarlo in strada. Noi ne avevamo già parlato qualche mese fa, quando fu presentato al Motorshow, dopo che qualcuno l'aveva visto girare sulle colline vicino a Pontedera la scorsa estate.

E lo dimostra anche il fatto che kataweb abbia realizzato una specie di minisito sull'X2.sponsorizzato Piaggio.
Attendo vostri commenti,..

 

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Di Always (del 03/02/2006 @ 18:19:10, in News, linkato 3087 volte)

E questo che cos'é? Le immagini arrivano fresche fresche dall'ufficio stampa Kymco, la casa taiwanese (non è coreana!) che in questi anni sta presentando una miriade di modelli nuovi e che sta sviluppando proprio in Italia alcuni dei suoi design più prestigiosi.

E proprio dalle matite italiane arriva il disegno di questo concept Scooter battezzato Bring, che in inglese significa "portare" a sottolineare il suo ruolo di muletto instancabile per il lavoro e il tempo libero.

Kymco Bring sarà 125, ma sta per essere sviluppata anche una versione a 50 cc, proprio per non confinare questo scooter nel solo utilizzo lavorativo, ma per sfruttare il suo design "giocattoloso" al servizio delle personalizzazioni estreme che i ragazzini potrebbero tentare.

L'idea di un muletto da lavoro dal design particolare l'abbiamo già visto a EICMA lo scorso novembre, quando sfruttando una forma simile già la spagnola Derbi ha presentato Rambla, uno scooter con possibbilità di caricare bagagli sia davanti allo scudo che dietro alla sella.

Kymco ha estremizzato ancora di più questo concetto, creando uno scooter votato al carico, con elementi trasparentoi, molta plastica, frecce a led e forme molto geometriche.

Anche Bring, come a suo tempo Rambla, sono presentati come veicoli indistruttibili e da non pulire con la pelle di daino tutti i giorni: Guardando le caratteristiche tecniche Kymco Bring ha un telaio in tubi d'acciaio dal diametro sovradimensionato e dai rinforzi costruttivi in fazzoletti di lamiera, un cavalletto ad alta resistenza, ruote da 12 pollici su cerchi in lega, freno a disco anteriore e a tamburo sulla ruota dietro. Il motore sarà un 125 4 tempi Euro 3. Ma lo vedremo presto in strada? Voi lo compreresete, e a che prezzo?

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Di Always (del 25/01/2006 @ 16:03:32, in Equipaggiamento, linkato 1247 volte)

Un impianto completo per utilizzare l'ìIpod senza cuffie sulla Vespa? E' l'ultima trovata Vintage Made in USA. La notizia è apparsa anche oggi su un sito web di prodotti digitali: macity.net, ma il blog straniero più autorevole sugli scooter; scooterscoop.com l'aveva già pubblicata lunedì 23:

L'Ipod, ormai entrato di diritto nei dizionari per indicare un walkman di ultima generazione, ora si può montare anche sulla Vespa, grazie a un kit fornito dal sito americano scooterworks.com, (esperto in accessori Vintage per scooter), e che consiste in un supporto per l'Ipod da manubrio, un amplificatore da inserire nel cassettino, uno sportello forato per i cablaggi e il montaggio di due altoparlanti Alpine da 4 pollici, anch'essi inclusi.

Questo kit si adatta solo alle Vespa versione P, come la PK e la PX, e non ha un prezzo abbordabile a tutti: costa infatti 300 dollari di listino, a cui bisogna aggiungere le spese di spedizione, che da oltre oceano sono una bella botta.

Questo kit fa però tornare alla memoria le Vespa anni '80, con sella Yankee, i coprifanali grigliati bianchi e le immancabili casse nel vano portaoggetti, che facevano tanto zarro.

Ora la musica è cambiata, l'Ipod è fighetto, uno status symbol di design e forse non si sposa così bene con due casse a vista nere nel retroscudo, ma per avere un suono pulito anche a spasso con lo scooter, al diavolo il design, e viva 100 watt di potenza! Sicuramente nella prossima serie di "Pimp My Wheels" su MTV (in lavorazione in questi giorni) questo gadget non potrà manacare...

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Cosa ne pensi della legge 168/05 sulla confisca delle moto?

 E' assolutamente inconcepibile
 E' troppo severa, meglio una maxi-multa
 E' una legge giusta, ma dovrebbe colpire anche gli automobilisti
 E' una legge giusta


Titolo
Listening 
Hoppipolla -  Sigur Ros

Reading
Rhapsody in black - Giorgio Bettinelli
Il patentino in 10 mosse - Alvise Ulrich

Watching
Zoolander (2001) - Ben Stiller

Spot
Nike Air

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05/09/2010 @ 17.12.08
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