Giorni fa ho ricevuto un comunicato stampa dall’azienda Helite, che da anni studia e da poco realizza un sistema di Airbag per il moto-scooterista. In questo caso il concetto è diverso da quello automobilistico: il cuscino per attutire l’impatto si gonfia direttamente sul pilota e non sul punto in cui andrà a urtare. Ovvio, direte, perché succedendo nella maggior parte degli incidenti che il pilota voli lontano dal mezzo o comunque batta la schiena oltre alla testa già riparata dal casco, sarebbe inutile mettere un airbag nel punto in cui presumibilmente si colpisca la propria moto o scooter.
Già e allora alla Honda cosa stanno facendo da tempo? La casa giapponese ha infatti progettato l’airbag da moto che presentò al Salone di Parigi ormai 3 anni fa, ma si parlava del Gold Wing, moto da cui non si scappa facilmente neanche in caso di caduta data la sua mole.
Intanto le case di abbigliamento, Dainese e Spidi in testa, stanno da tempo realizzando sistemi di protezione per il pilota molto avveniristici e sempre più sicuri, e fanno molto bene a sperimentarli durante prove e gare del Motomondiale, dove vie di fuga a parte la velocità di una caduta e il tempo d’impatto li mettono sicuramente a dura prova.
Uno dei testimonial e dei più entusiasti utilizzatori del sistema Dainese chiamato D-Air è italiano, il nostro Marco Simoncelli. Chi ha seguito l’ultima gara di Valencia delle 250 avrà visto dopo la caduta dell’italiano un airbag gonfiato su spalle e collo. Ma questo sistema è dedicato esclusivamente ai piloti, è un sacco esterno abbinato alla tuta e funziona con un sistema di accelerometri, girometri e GPS indipendenti dalla moto. Si apre in 40 millesimi di secondo e dal video pubblicato su Youtube sembra perfetto.
Tornando a sistemi per “umani”, il vantaggio di questi airbag da moto è che non costano un occhio della testa ogni volta che vengono utilizzati. Riparare un airbag da auto si sa quanto viene a costare, mentre l’apertura del palloncino nel giubbotto è momentanea in alcuni sistemi e poi si sgonfia automaticamente, anche per non impedire i movimenti.
Come funziona? Sostanzialmente come il famoso cordicino salvavita che si indossa quando si guidano Jetski o motoslitte, cioè una lunga corda flessibile che va collegata alla moto. Nel momento in cui si cade la corda si tende fino ad azionare l’apertura della bombola che gonfia l’airbag, ma ci vuole uno strappo di almeno 30 kg, che non possono essere provocati accidentalmente.
Chi l’ha provato ne parla un gran bene, sia per la vestibilità dei giubbotti completi di airbag e bomboletta per la ricarica, sia per il suo funzionamento che sembra immediato. Rimane sempre il dilemma, se posizionarlo sul pilota, sulla moto o su entrambe; voi cosa ne pensate?